Bollettino N° 1615
Cren N° 45

  HOMEPAGE BOLLETTINI

Riunione del : 
Sede :
Presiede :
Tema : 
Relatori :
12 Ottobre 2000
Ristorante Villa Sassi - Torino
Edoardo Ellena
"La Mandria di Chivasso. Pertinenza reale. Storia e sviluppo" 
Arch. Germano Tagliasacchi - Arch. Gabriella Martini - Arch. Gabriella Kirn
 
PROSSIME RIUNIONI

OTTOBRE: Mese dell'Azione Professionale
 

26/10/00
Università 2000. Quali le novità?
Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino
5 docenti universitari - 3 nostri soci e 2 ospiti - ci parleranno delle ultime novità riguardanti l’Università.
  •  Prof. Pier Paolo Civalleri. Introduzione della serata e Facoltà Scientifiche.
  • Prof. Lelio Lantella. Facoltà umanistiche.
  • Prof. Roberto Corradetti. Economia.
  • Prof. Ludovico Giulio. Veterinaria.
  • Prof. Vincenzo Borasi. Politecnico.
02/11/00 Giorno dei Defunti - Non vi sarà riunione  
04/11/00
Commemorazione dei Defunti.
Ore 10:30 - Duomo di Chivasso
Seguirà un aperitivo alla Chiesa degli Angeli.
 
09/11/00
Mi presento.....La parola ai nuovi soci. si presentano Claudio Geda, Gianluca Bruno e Marco Rustico.
Ore 20:00 Chiesa degli Angeli - Chivasso.
Riunione riservata con buffet. 
Claudio Geda - Gianluca Bruno - 
Marco Rustico
Martedì 14/11/00
"La pittura. Perché?"
lnterclub con RC Cirlè-Valli di Lanzo. 
Ore 20:30 Ristorante Antica Zecca - Caselle Torinese.
Prof. Sergio De Francisco 
23/11/00
Elezioni nuovo Consiglio Direttivo per l'anno 2002-2003.
Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino.
Edoardo Ellena
Gianfranco Gardenghi
Stefano Gargano

 

LA RELAZIONE

Relatore della serata è l’architetto Tagliasacchi affiancato da due giovani architetti, signorine Federica Martini e Gabriella Kirn, che hanno preparato una tesi di laurea sulla rivalorizzazione del complesso ” La Mandria di Chivasso".
L’architetto Tagliasacchi, nato a Torino nel 1953, si è laureato in architettura con la tesi ” I colori di Torino “. La sua attività professionale è volta alla valorizzazione del colore e alle ristrutturazioni edilizie. E’ uno studioso appassionato delle residenze Sabaude, in particolare della Mandria di Chivasso.
Il complesso de ” La Mandria “ di Chivasso, voluto dal re Carlo Emanuele III di Savoia, fu progettato dal ”misuratore generale” Giuseppe Giacinto Bays e costruito in soli tre anni. I Savoia disponevano già della Mandria di Venaria, accorpata alla reggia, ma il tenimento di Chivasso aveva lo scopo di incrementare e razionalizzare l’allevamento dei cavalli, in particolare delle cavalle e delle puledre destinate alla riproduzione per coprire i fabbisogni della corte e di parte dell’esercito.
Nel decennio che va dal 1760 al 1770 la Mandria fu costituita non solo dal punto di vista architettonico in senso stretto, ma anche da quello territoriale, legale, sociale e religioso. Furono acquistati 767 ettari nella zona tra Chivasso, Mazzè, Rondissone e Verolengo e la struttura progettata dal Bays rispettava criteri pienamente funzionali: tutti i fabbricati furono infatti disposti attorno ad un vasto cortile e al centro fu collocato un grande abbeveratoio circolare per gli animali, che andò distrutto. Secondo il progetto del Bays, trovarono una razionale collocazione le varie tipologie di edifici, realizzati rigorosamente in mattoni a vista e carpenteria. Le cascine che circondavano il fabbricato centrale vennero raccordate ad esso con un’ ordinata rete di strade. Su due lati del grande cortile furono innalzate costruzioni a più piani destinate ad ospitare le dimore dei lavoratori e gli uffici dei dirigenti. Furono inoltre predisposti i fienili, chiusi con grandi grate in legno per essere sempre arieggiati. Sorsero poi i depositi per gli attrezzi agricoli e, naturalmente le stalle degli equini collocate sotto ordinate sequenze di archi.
Terminato il cantiere, Carlo Emanuele III, il 14 ottobre 1767, inoltrò al vescovo di Ivrea la richiesta di istituire una parrocchia dedicata a Sant’Eligio, patrono degli orefici, ma anche dei maniscalchi. Gli avvenimenti storici e le alterne situazioni economiche mutarono più volte l’utilizzo e la stessa fisionomia del complesso della Mandria. Nel 1855 fu messa all’asta e acquistata dal Conte Apollinare Rocca Saporiti. Alla vigilia della prima guerra mondiale, il vasto territorio dell’ antico “tenimento Regio” ospitò un campo di aviazione e di riparazione di aerei. Infine, nel dicembre 1919 la tenuta della Mandria fu lottizzata e acquistata soprattutto da agricoltori e la maggioranza dei proprietari odierni è erede degli acquirenti di allora.
Il complesso pur presentando i segni di un parziale degrado architettonico e ambientale, conserva gli evidenti segni della razionalità settecentesca che lo ispiravano. È urgentissimo intervenire perché se crollano le coperture si verificheranno danni ingenti agli interni che conservano opere pregevoli come camini di marmi e soffitti a cassettoni.
Si dovrebbe procedere dapprima alla sistemazione degli edifici non privati, cercando di ricostruire o ristrutturare, rispettando il progetto iniziale.
Le proposte esposte nella tesi dei due architetti, signorine Federica Martini e Gabriella Kirn, ci fanno capire che è possibile intervenire ipotizzando soluzioni concrete che consentano un minimo di reddito per apportare ulteriori migliorie.
L’ipotesi di uso coerente col fabbricato è la costituzione di un centro agrituristico collegato all’allevamento e all’utilizzo del cavallo.
Il recupero di un quarto degli edifici da restaurare richiede un impegno di 14/20 miliardi. Recentemente la regione Piemonte ha studiato un progetto per inserire la residenza Sabauda in un unico circuito ideale fatto di strade, paesaggi, elementi storici in cui i verrà inserita anche la Mandria di Chivasso.
Il presidente EIlena ringrazia i relatori e si augura che il Rotary possa concretizzare un’ opera di sensibilizzazione con due precisi obiettivi: far apprezzare e conoscere la Mandria e fornire un contributo socio-culturale per la sua rivalorizzazione.
 
 



L'ANGOLO DEI SOCI

Qualche considerazione sulla alluvione del 14-16 ottobre 2000 (di G. Gardenghi)

L’evento alluvionale che ha pesantemente colpito la nostra regione e la Valle d’Aosta si è verificato a pochi anni dalle piene del periodo 1993-1994 determinando effetti meno gravosi soltanto, e per fortuna, in termini di perdite di vite umane.
E’ avvilente, soprattutto per chi scrive, constatare come ormai da decenni, ad ogni evento meteorico con caratteri, ma non sempre, di eccezionalità per intensità e durata, lo scenario sia sempre il medesimo: frane, inondazioni, colate torrentizie che provocano vittime, distruzione e dolore.
Esaurita la fase del soccorso alle popolazioni colpite, che si muove di pari passo con il rimpallo delle responsabilità, seguono gli interventi di emergenza e di sistemazione ed inizia la lenta, costosa faticosa e non di rado incompleta ricostruzione.
Matura poi la convinzione, del tutto errata, di aver eliminato ogni rischio futuro attraverso la costruzione di opere di difesa lungo i corsi d’acqua (argini, scogliere, ecc.), opere che spesso, e l’evento dei giorni scorsi ne è la drammatica prova, hanno un significato esclusivamente puntuale ed arrecano effetti pregiudizievoli sul delicato e complesso equilibrio del reticolato idrografico naturale.
Accade infine che, raggiunta la normalizzazione, viene del tutto rimossa la memoria storica di ciò che è accaduto e tutto ricomincia come prima, ovvero si riprende ad edificare, in nome di interessi che troppo spesso sono di tipo speculativo, sulle aree di naturale espansione dei corsi d’acqua o sui versanti sottoposti a fenomeni di tipo gravitativo.
Finché un nuovo evento rinfresca la memoria riproponendo con violenza e drammaticità lo stesso scenario.
E’ vero che stiamo assistendo ad una vera e propria “tropicalizzazione” del regime climatico delle nostre latitudini (segnale di mutazioni climatiche in corso) che si esprime con l’alternanza di lunghi periodi siccitosi a precipitazioni di eccezionale intensità concentrate in brevi periodi.
Ma è altrettanto vero che si continua a perseverare negli errori del passato che si traducono, in buona sostanza, in una dissennata restrizione e canalizzazione degli alvei dei corsi d’acqua tale da far si che gli afflussi meteorici, spesso anche non di eccezionale entità, non siano più contenuti e smaltiti.
Insomma, si investa finalmente nella prevenzione ovvero nella rilocalizzazione dei manufatti ad alto rischio, nella manutenzione del reticolato idrografico, nei sistemi di monitoraggio e allertamento, nella cultura della protezione civile e del rispetto del territorio, e non in opere di difesa prive di coordinamento, di scarsa o dubbia utilità quando non manifestamente dannose.
Infine una notazione circa l’informazione, ovvero il modo di comunicare nell’emergenza sia nei confronti della popolazione che all’interno del sistema di protezione civile.
Chi scrive, ma non solo, ha potuto verificare come la concitazione, l’esaltazione, la diffusione di dati non corretti abbiano trasformato il fenomeno naturale in corso addirittura in “evento” al quale si doveva assolutamente presenziare.
Così come ha potuto constatare il susseguirsi di istruzioni e ordini spesso contraddittori all’interno della catena di comando del sistema di protezione civile, almeno per quanto riguarda il livello comunale.
Forse non sarebbe male ripensare ad una diversa strutturazione, di tipo piramidale dove una sola persona si assume le responsabilità decisionali con relativi onori ed oneri.
 

I NUMERI


Soci presenti :
Soci in dispensa permanente :
Soci in dispensa temporanea :
Effettivo del Club :

Assiduità :

38
3
1
70

58,46%

 

E-mail: Segreteria segre@rotarychivasso.org
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