LA
RELAZIONE
Serata
particolare è quella di giovedì 10 maggio nella splendida
cornice di villa Cimena, sede della fondazione Rosso. Siamo giunti, in
due gruppi con un unico mezzo onde facilitare al meglio il parcheggio a
tutti soci. La visita alla villa si è svolta sia nell'ampio parco
che la circonda che agli interni suddivisi in tre piani. La villa domina
la piana del Po con la sua facciata neoclassica che le conferisce con il
doppio ordine di colonne e l'alto frontone ornato di statue, un'immagine
monumentale che si può ammirare da grande distanza.
La
storia di questa dimora ha inizio nel 1663, quando Cimena viene stabilmente
infeudata a Giorgio Turinetti di Priero che annovera tra i beni feudali
una casa-vigna detta il Palazzo. Detta " vigna " di Cimena, è acquistata,
all'inizio dell'800 dal Conte Ignazio Thaon di Revel, il cui figlio Ottavio,
Ministro delle Finanze, ne avvia la completa ristrutturazione affidandone
il disegno al regio architetto Carlo Sada. L'edificio è trasformato
da anonima residenza di campagna in importante villa neoclassica architettonicamente
Palladiana di cui non si conoscono altre testimonianze di tale importanza
in tutto il Piemonte.
Da
circa quarant'anni la proprietà è passata alla famiglia Rosso
che gradualmente ha provveduto a restaurarla e restituirle il suo
originale splendore. Ultimamente è stata costituita la " Fondazione
Renato Rosso " al fine di conservarla e di farla conoscere al pubblico.
La visita degli interni è risultata molto interessante, perché
accompagnata dalla guida che ci ha illustrato le varie stanze con le loro
particolari caratteristiche. Partendo dall'ultimo piano, che si è
rivelato il più semplice, siamo poi scesi al secondo, sede di numerose
camere da letto, arredate con mobili di stili e di epoche diverse. Molte
di essere sono inoltre abbellite con antichi decori parietali che talvolta
ricordano gli anni in cui la villa fu edificata, oppure rivelano una fantasia
quasi già presaga delle libertà dell'Art Nouveau. Tra esse
sono degni di menzione: la camera Verde, la camera Impero, le due camere
comunicanti dei Putti e Bonzanigo, la camera delle Colombe, la camera Veneziana
e quella dei Cigni.
La
visita si è fatta più interessante al primo piano che comprende
saloni di ampie dimensioni arredatti con mobili d'epoca di pregio, a testimonianza
dell'alta considerazione di cui godeva l'allora ministro Thaon di Revel,
presso la Casa Sabauda. Partendo dall'atrio, una parete vetrata e la scala
interna dotata di una grande vetrata conferiscono agli ambienti un aspetto
trasparente che favorisce il trapasso tra interno ed esterno, facendo sì
che il giardino abbia una sua ideale progressione fino al centro della
casa.
Nella
sala delle Anfore dominano importanti mobili veneziani e del 1700 che con
quadri e suppellettili contribuiscono a rafforzare il senso di multiforme
eleganza.
Il
salone centrale, o sala Gialla, ha il pavimento alla veneziana con un bel
motivo di greca assonomertica e ricco di bronzi che ben illustrano le capacità
inventive e tecniche dei fonditori parigini. Arredata con mobilio
tipico del tardo '700 sabaudo è la sala Rossa che conserva il lampadario
originale mentre l'ambiente successivo è dominato da un grande biliardo
originale che gli dà il nome. Su un affresco, eseguito come sovraporta
alla parete orientale, si può ammirare l'immagine esterna della
residenza originaria e di fronte, si scorge un altro dipinto che raffigura
la nuova villa.
La
biblioteca è una sorta di creazione moderna, nata a completamento
di alcuni elementi parietali esistenti e di altri acquistati in tempi recenti.
Fra i volumi conservati negli scaffali si contano alcune belle legature
impresse in oro a piccoli ferri, alcune delle quali appartenevano alle
armi dei sovrani del regno delle due Sicilie.
La
sala da pranzo, espone sul tavolo centrale importanti pezzi di argenteria
ed è illuminata da curiosi lampadari in cristallo con estrosi elementi
vitrei dorati che formano stelle, soli e ventagli.
La
cappella, di ispirazione neoclassica è dominata da una tela sull'altare
che rappresenta il martirio di San Maurizio, santo a cui è intitolata.
Ad
ornamento dell'edificio, il parco ombreggiato da Tigli e Platani e abbellito
con aiuole e prati all'inglese, è punteggiato da un lago abitato
da cigni e anatre selvatiche. In questa cornice si è svolta la nostra
conviviale, che oltre a permetterci di gustare l’ottimo buffet, ci ha consentito
di ammirare un paesaggio veramente incantevole.
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NOTIZIE
DAL CLUB
A
settembre, l'insegnante di lingua francese presso la classe quinta di Chivasso
- frazione Castelrosso, aveva chiesto al nostro Club se era possibile attuare
una sorta di " gemellaggio epistolare " tra i suoi alunni e dei coetanei
francesi.
Grazie
all'interessamento del Presidente Ellena, del Segretario Anfosso e dell'amico
francese Alex Vasina, l'obiettivo è stato raggiunto. È stato
avviato uno scambio di lettere e di materiale vario che ha contribuito
a far conoscere meglio i ragazzi, che al termine dell'anno scolastico si
incontreranno presso le rispettive scuole.
Ed
ora pubblichiamo la lettera inviata dall'insegnante Chivassese al Presidente
Ellena:
Gentilissimo
Signor Presidente,
Da
molti anni insegno lingua francese nella scuola elementare e da sempre
ritengono che lo scambio con altre culture e tradizioni sia una fonte di
arricchimento. Finora non mi era mai stato possibile mettere in contatto
i miei alunni con dei coetanei francesi. Ringrazio pertanto Lei e
tutti i Soci del Club per l'opportunità che tramite il Rotary mi
è stato offerta. Lo scambio epistolare fra la classe dell'istituto
e St. Joseph di St. Jean de Maurienne e quella di Chivasso è sempre
più interessante e proficuo.
A
nome del dirigente scolastico e delle famiglie degli alunni esprimo il
più sentito ringraziamento anche per l'aiuto economico che il suo
Club ci ha destinato per far si che lo scambio di visite tra i ragazzi
italiani e francesi possa essere realizzato nel migliore dei modi.
Cordiali
saluti
Gabriella
Giuliani
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QUESTA
SETTIMANA SI E' PARLATO DI....
Un parere
sulla politica italiana...
di
Gianfranco Gardenghi
“Il
gran numero dei politici italiani li rende incapaci di seguire un capo
o un’impresa comune e, persino, di raggiungere una comune concordia d’intenti.
Anche quando tra alcuni di loro, a prezzo di estenuanti trattative, si
arriva a un accordo, la lega non dura molto. Si spezza presto. Del resto,
anche quando sono alleati, lavorano in gran segreto l’un contro l’altro
per riuscire a strapparsi qualcosa. Si spiano e si sorvegliano reciprocamente.
Insomma,
dopo molte discussioni, disamine, parole realizzano ben poco e, al mattino,
non accettano già la decisione presa la sera prima. Oppure se continuano
a sostenerla, perdono tempo nell’attuarla e lo fanno per trovare l’occasione
adatta ai propri disegni e alle proprie mire. Ed è così che,
anche quando si accingono ad un’impresa e tentano di darle corpo, non concludono
nulla a causa dei loro perpetui contrasti.”
...Financial
Time?Le Monde?Corriere della Sera?Frankfurter Allgemeine?Time?Herald Tribune?Le
Nouvelle Observateur?Pravda (c’è ancora?), L’Eco del Chisone?La
Luna Nuova?......noooooooooo!
...dal
Visir Saganos Pasha al Sultano Maometto II, a Costantinopoli nel 1453....
L’amico
Gardenghi che ha ritrovato questo vecchio giudizio e Barbero, come redattore
del bollettino, si augurano che tale giudizio non debba più ripetersi.
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