LA
RELAZIONE
I
GIOCHI DEL 2006
Programmi
e grandi Opere.
Prof. Valentino
Castellani
Presidente TOROC
(Torino Organizing Comitee)
La
scelta di candidare la città di Torino e le sue valli, le sue montagne,
fu fatta sostanzialmente alla fine del 1997. E’ stata una scelta molto
meditata da parte delle autorità locali: una scelta di futuro. Torino
ed il Piemonte stavano attraversando una fase particolarmente critica e
complessa, una profonda trasformazione, un ingresso ad ogni effetto dentro
una crisi post-industriale. La scelta di candidare Torino, la Val di Susa,
la Val Chisone e la Valle Pellice come possibili siti per ospitare i Giochi
Olimpici Invernali del 2006 fu una scelta meditata nella direzione dello
sviluppo.
Il
Prof. Castellani definisce questi giochi “Torino 2007” nel senso che sono
più importanti per quello che riusciranno a costruire per il “dopo”
di quanto non lo siano per quei 15 giorni o per quel mese nei quali peraltro
la città dovrà essere in grado di dare il meglio di se stessa
perché sarà la finestra del mondo.
Torino
2007: quello che resta è la sfida vera. E’ una sfida complessa,
difficile, importantissima: fare bene i giochi. Quando si spegneranno le
luci ed andranno tutti via, quello sarà il momento in cui si comincerà
a misurare se i giochi sono stati o no un successo, perché così
è stato per Barcellona, per Albertville, così non è
stato per Atlanta; ci sono casi di successo e casi di insuccesso e il successo
o l’insuccesso si misurano dopo e non durante.
Che
cosa può cambiare per Torino e per il Piemonte?
Secondo
il Prof. Castellani possono cambiare molte cose. La prima situazione che
può mutare, e che sta già in parte cambiando, è l’IMMAGINE
di questa città e di quest’area. Ci portiamo dietro, nel bene e
nel male, l’immagine di un’area industriale. Oggi un investitore che vuole
cercare sulla carta geografica dove andare ad investire le sue risorse,
soprattutto nel settore della tecnologia avanzata, ricerca aree che sono
attrattive e che siano in grado di dare un livello di qualità di
vita alto. Il cambiamento di immagine di questo sistema territoriale è
un fatto che le olimpiadi possono trainare. Le olimpiadi sono innanzitutto
un evento sportivo: gli accessi televisivi si prevede si aggireranno intorno
ai 4 miliardi, quindi si presume che ci siano circa 1 miliardo di persone
che, in media per quattro volte, guarderanno la televisione e di conseguenza
guarderanno Torino, il Piemonte e le sue valli.
Questo
cambio di immagine, questo diventare una città olimpica, questo
offrirsi con la ricchezza della propria cultura, della propria storia,
è sicuramente un cambio di immagine radicale.
Un’altra
grande eredità che si pensa possa derivarne è il “riappropriarsi”
delle proprie montagne. Torino ha bisogno di fare sistema con le sue montagne:
Torino è una capitale alpina che si è venduta poco come tale.
Anche questa sarà una grossa operazione di marketing che deve essere
fatta sul grande mercato del turismo e della cultura.
Terza
eredità saranno gli investimenti che si attueranno su quest’area
trainati dalle olimpiadi. Ci saranno circa 2 mila miliardi di investimenti
pubblici (diretti all’evento olimpico) per le infrastrutture: impianti
sportivi, strutture di ricettività, viabilità ordinaria e
mobilità. Altri 500 miliardi di opere “connesse”, quindi non strettamente
necessarie all’evento olimpionico, ma che approfittano di tale situazione
e che saranno gestiti da una agenzia pubblica che realizzerà le
infrastrutture.
Il
TOROC (Torino Organizing Comitate) è invece il soggetto che è
responsabile dell’organizzazione dei giochi e che quindi interagisce con
il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Sarà il garante ed il
gestore delle risorse di mercato (circa un po’ meno di 2 mila miliardi)
provenienti in larga misura dalle sponsorizzazioni, dai diritti televisivi
e da altre voci minori (merchandising, ticketing, ecc…).
L’evento
comporta circa 500, forse 600 miliardi di tecnologie: bisogna cablare la
Val di Susa e la Val Chisone con le fibre ottiche che consentiranno di
portare a Torino i segnali televisivi che saranno distribuiti in tutto
il mondo e questa infrastruttura di cablaggio resterà al servizio
della città dopo i giochi.
Ci
sono alcune centinaia di miliardi che andranno a finire alle strutture
alberghiere. In totale saranno 5.000 i miliardi mossi dall’evento olimpico
e finalizzati al suo svolgimento.
Poi
ci sono tutta un’altra serie di investimenti, che comunque ci sarebbero
stati, come il passante ferroviario, la metropolitana, i parcheggi o gli
investimenti che la SITAF deve fare in Val di Susa o le ferrovie nel Pinerolese,
ecc… che erano già nei piani di settore ma che nel 2006 vedono un
punto di accumulazione: ad esempio la linea uno della metropolitana, che
si sarebbe fatta lo stesso, deve essere finita nel novembre del 2005, perché
altrimenti non avrebbe senso portarla a termine nel marzo del 2006. Questa
scadenza del 2006 fa da elemento catalizzatore sia sull’asse dei tempi
che sulla quantità degli investimenti.
Un
altro esempio sarà l’aeroporto di Caselle che ha una struttura di
recettività dell’aviazione civile privata modestissima: 40/50 miliardi
saranno investiti per potenziare tale struttura.
Se
si sommano tutti gli investimenti pubblici che riguarderanno l’area torinese
nei prossimi 4 anni, ci si rende conto che avremo, oltre ai 5.000 miliardi
sopra citati, altri 20.000 miliardi di investimenti (mai visti prima d’ora
in un tempo così breve sull’area torinese una quantità di
risorse di queste dimensioni!!).
Questa
è un’occasione epocale dove si potranno avere risultati che resteranno
oppure si potranno avere “risultati effimeri” per non dire “problemi”:
se si costruiranno degli impianti che poi non si riusciranno a gestire
nel 2007, questi diventeranno dei “cadaveri”.
La
sfida è una grande sfida: è una occasione per tutto il sistema
piemontese. Possiamo lasciare sul territorio un’impronta fondamentale di
nuove professionalità: nel campo della logistica dei trasporti,
per il turismo che potrà passare da un livello medio-basso ad un’offerta
di qualità.
Il
Prof. Castellani si sofferma a riflettere sulle grandi opere, ma è
fiducioso nel fatto che non saranno soltanto i muri a restare: inizieremo
ad avere un cambiamento nella mentalità del sistema.
Ma
che cosa resterà a Torino? Tre categorie di opere importanti.
1)
IMPIANTI SPORTIVI: quasi tutte le gare del ghiaccio si faranno a
Torino, oltre che a Pinerolo e Torre Pellice. Torino si ritroverà
ad avere in Corso Tazzoli l’impianto del ghiaccio che potrà poi
essere utilizzato da tutti nel tempo libero. Lo Stadio Comunale sarà
lo stadio dell’hokey, un impianto polifunzionale inserito nel contesto
di Piazza d’Armi che, con la realizzazione del sottopasso di Corso Spezia
e la cancellazione di Corso Sebastopoli, verrà inserito tutto nel
parco con un segno architettonico di grande qualità.
2)
LINGOTTO: c’è e funziona ancora a metà perché, come
centro fieristico, il Lingotto non ha le dimensioni per essere competitivo
a livello europeo.
Al
Lingotto verrà costruito l’Oval, cioè il padiglione per la
velocità su ghiaccio (4.000 m2 circa). Erediterà anche, se
vanno a buon fine i progetti che sono in campo, un’altra struttura, un
altro Meridien che raddoppierà la ricettività alberghiera.
La
linea uno della metropolitana, che finirà dentro il Lingotto e sarà
collegata alla ferrovia, permetterà di raggiungere il Lingotto direttamente
da Caselle. Verrà recuperato il Palazzo Vela e parte consistente
delle strutture del BIT (eredità di Italia ’61). Si costruirà
un pezzo di città per il villaggio atleti (dove oggi si trovano
i mercati generali) e si ricaveranno circa 2.000 posti letto di residenze
universitarie localizzati vicino alle sedi degli atenei.
3)
LE VALLI: L’impiantistica del comprensorio sciistico delle valli sarà
potenziata, costruita o rinnovata per integrare le strutture strettamente
dedicate alle gare.
Un
significativo intervento verrà rivolto anche alla ricettività:
ci saranno due villaggi per gli atleti (più piccoli di quelli di
Torino) previsti uno a Bardonecchia presso la Colonia Medail e l’altro
al Sestriere, potenziando quello già esistente.
Ci
saranno investimenti notevoli sulla viabilità ordinaria di queste
valli in modo da permettere un rilancio, una promozione d’immagine anche
del comprensorio sciistico.
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Soci
in dispensa permanente :
Soci
onorari :
Assenze
preavvisate :
Effettivo
del Club :
Assiduità
:
|
49
1
1
17
67
74,24% |
|