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LA
RELAZIONE
Elettrosmog
o inquinamento elettromagnetico.
La
paura delle onde elettromagnetiche agita da alcuni anni l’opinione pubblica.
Ci si preoccupa dei possibili danni causati dalle esposizioni a questo
agente fisico invisibile, impalpabile, che penetra dappertutto e si diffonde
sempre più, trovando continuamente nuove applicazioni in ambito
militare, civile e nei servizi di pubblica utilità. Ad acuire la
preoccupazione hanno talvolta contribuito i mezzi di informazione, scegliendo
di cavalcare la tigre del diffuso allarmismo e finendo di gettare ombre
di discredito sulle istituzioni scientifiche, accusate di convivenza con
le lobby economiche controllate dalle aziende interessate, o fornendo dati
relativi a misure fatte nei punti sbagliati, e dando, a volte, consigli
sui sistemi di prevenzione completamente errati. Oltretutto la campagna
di allarmismo che si sta diffondendo attraverso il mezzo di comunicazione
più diffuso, la TV, prende in considerazione solo le radiazioni
emesse dalle antenne per la radiocomunicazione mentre non si parla affatto
della pericolosità derivante dalla vicinanza di elettrodotti ad
alta tensione e di alcuni apparecchi di uso generale. Per fortuna, almeno
ultimamente, si sta cominciando ad avvertire la popolazione che, ad esempio,
l’uso prolungato del telefono cellulare, il telefonino, può essere
dannoso.
E’
bene avere presente che i termini campo elettrico, campo magnetico, campo
elettromagnetico, onda elettromagnetica non sono sinonimi, ma rappresentano
aspetti diversi dell’elettromagnetismo da tenere distinti anche in considerazione
delle diverse modalità di interazione con gli individui umani e
quindi delle diverse, eventuali, conseguenze sanitarie.
Il
campo elettrico è la grandezza fisica attraverso la quale descriviamo
una regione di spazio le cui proprietà sono perturbate dalla presenza
di una distribuzione di carica elettrica. Grazie alla forza che esercita
sulle cariche elettriche, il campo elettrico è in grado di provocare
correnti elettriche nei materiali conduttori. Analogamente, attraverso
il concetto di campo magnetico si descrive la perturbazione delle proprietà
dello spazio determinata dalla presenza di una distribuzione di corrente
elettrica. Una delle caratteristiche più importanti del campo magnetico,
variabile nel tempo, almeno dal punto di vista dell’interazione con organismi
biologici, consiste nella sua capacità di provocare correnti elettriche
all’interno di oggetti conduttori dove in assenza di campo esse non erano
presenti, o di modificare in qualche modo quelle eventualmente presenti.
L’organismo degli esseri viventi è percorso da una grande quantità
di correnti, o impulsi elettrici, che regolano tutte le funzioni vitali,
motorie e così via.
Se
tutto finisse qui non esisterebbe né il campo elettromagnetico né
le onde elettromagnetiche. Invece risulta che un campo magnetico può
essere generato da un campo elettrico variabile nel tempo e un campo elettrico
può essere generato da un campo magnetico variabile nel tempo. In
altre parole, in regime variabile nel tempo, campo elettrico e campo magnetico
sono uno causa dell’altro.
Grazie
a questa interdipendenza, il campo elettrico e il campo magnetico in questo
caso possono essere considerati come due aspetti di una grandezza fisica,
il campo elettromagnetico, in grado di propagarsi a distanza indefinita,
un fenomeno indicato con il termine di radiazione elettromagnetica, o onda
elettromagnetica se le due sue componenti variano sinusoidalmente nel tempo,
e di queste se ne definisce l’intensità, la frequenza e la lunghezza
d’onda.
Danni
causati da inquinamento elettromagnetico
Nelle
società preindustriali, o almeno fino ad alcuni decenni fa, le principali
forme di magnetismo o elettromagnetismo erano quello terrestre e le radiazioni
solari; successivamente con la costruzione di elettrodotti, di antenne,
con l’utilizzo massiccio e costante di televisori, elettrodomestici di
vario tipo, di telefoni cellulari, computer ecc… le radiazioni, non ionizzanti,
sono aumentate fino a doverle considerare pericolose per la salute ed è
iniziata una consistente attività di ricerca al fine di verificare
se esiste una reale connessione fra certe forme di malattia e l’esposizione
a campi elettromagnetici.
E’
ormai da anni accertato che l’esposizione a radiazioni ionizzanti, cioè
a tutte quelle che coprono l’intervallo di frequenze che vanno dalla radiazione
ultravioletta fino ai raggi gamma provocano danni irreversibili agli organismi
che ne sono esposti. Quando un organismo biologico, per esempio un essere
umano, si trova immerso in un campo elettrico o magnetico, variabile nel
tempo, ha inevitabilmente luogo una interazione tra le forze dei campi
e le cariche o le correnti presenti nei tessuti dell’organismo che, in
particolare alle basse frequenze sono, in linea di massima, dei buoni conduttori.
Il risultato dell’interazione è sempre un effetto, inteso come deviazione
dei tessuti dalla precedente condizione di equilibrio. Quando i normali
meccanismi di compensazione di cui ogni organismo dispone sono in grado
di annullare la perturbazione ripristinando la condizione di equilibrio
si parla di effetto indifferente; se questo non avviene l’effetto diventa
manifesto e può essere benefico se, almeno in qualche particolare
condizione, provoca un vantaggio all’organismo, oppure avverso se gli procura
un danno; se questo permane anche dopo aver interrotto l’esposizione si
parla di danno permanente.
Da
diversi anni vengono fatti studi e ricerche su quale sia il limite di sicurezza
per cui questo ultimo caso non si verifichi e cosa provochi l’esposizione
prolungata a campi che possano essere stimati superiori a questo limite.
Le
problematiche relative ai danni fisici di cui esistono documenti susseguenti
a indagini su campioni viventi sono relativi, nella maggior parte dei casi,
alla esposizione ai campi provocati da elettrodotti per il semplice fatto
che questi esistono sul territorio mondiale da parecchie decine di anni,
ma la connessione con le onde elettromagnetiche a frequenza più
elevata, quali quelle emesse da antenne per la radiocomunicazione è
fuori di ogni dubbio. In questo caso, tra l’altro, poiché le frequenze
in gioco si alzano sempre di più nel caso di esposizione sufficientemente
intensa, può verificarsi l’effetto termico con le conseguenze che
lascio a voi immaginare.
Non
esiste ancora una spiegazione biologica certa della pericolosità
dei campi elettromagnetici. L’ipotesi più probabile è che
la componente magnetica delle radiazioni perturbi il sistema endocrino,
abbassando il livello della meletonina, un ormone secreto dalla ghiandola
pineale, e di fondamentale importanza sia per la regolazione del sonno,
sia per il controllo dei tumori.
E’
fuori di ogni dubbio che nelle immediate vicinanze di un trasmettitore
radio o TV, se di potenza elevata, possono essere ampiamente superati i
limiti di sicurezza. Storicamente, la questione della possibile pericolosità
dei campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde è emersa
nell’immediato secondo dopoguerra, come conseguenza dello sviluppo delle
applicazioni di questo agente fisico, all’inizio soprattutto in ambiente
militare (radar e telecomunicazioni), quindi le situazioni di possibile
pericolo erano già note da lunga data. Perché solo adesso
ne viene informata la popolazione e con dati che non sempre sono corretti
e a volte forse troppo allarmistici?
Prendiamo
il caso della telefonia cellulare e andiamo a considerare il problema suscitato
tempo fa dalla trasmissione televisiva Striscia la Notizia con misure effettuate
in prossimità di antenne installate all’interno o subito all’esterno
di negozi di vendita e attivazione di telefoni cellulari in posizione non
avvicinabile da un normale essere umano a meno che fosse alto più
di 3 m, o con misure effettuate anch’esse in prossimità delle antenne
di cella, che sono in genere installate in luoghi abbastanza elevati. Le
misure venivano effettuate portando il rilevatore di campo quasi attaccato
all’antenna.
La
telefonia cellulare opera nella banda di frequenza che va da 880 a 2170
MHz (la telefonia TACS non è attualmente più in uso). Ora
come è vero che il campo di frequenze che vanno da 900 MHz fino
a 3 GHz è il più pericoloso per l’organismo in quanto queste
frequenze vengono assorbite in modo marcato dai tessuti biologici (il forno
a microonde opera a 2,4 GHz), è altrettanto vero che l’intensità
di campo decresce molto rapidamente con la distanza. Per la precisione
dopo la prima lunghezza d’onda della radiazione emessa, e nel caso del
GSM di prima generazione (900 MHz circa), dopo circa 30 cm il campo è
circa 150 volte più basso. Pensate che a circa 5 m di distanza da
una antenna di una radio base del GSM l’intensità del campo elettromagnetico
è già 40.000 volte più bassa!
Non
dobbiamo quindi preoccuparci molto delle varie antenne, anche perché
le potenze installate non sono mai molto elevate per cui il campo a cui
saremmo esposti sarà sempre entro i limiti di sicurezza. Preoccupiamoci
invece dell’apparecchio che portiamo addosso, il telefonino!
Volete
sapere quale è il livello del campo elettrico nella vostra testa
quando avete il telefono appoggiato all’orecchio per una conversazione?
Dai 30 ai 40 V-m ! Un consiglio su come ridurre il livello di esposizione
causato da un telefonino: usare l’auricolare. Se però usate l’auricolare
e poi tenete il cellulare appeso alla cintura a questo punto il campo elettrico
elevato non lo avete più nella testa ma nel fegato, o reni, o organi
genitali, o cuore e polmoni se lo tenete nel taschino. Usate l’auricolare
ma tenete il telefono sul tavolo, sulla sedia o sedile vicino e cosi via,
in un posto che sia comunque abbastanza lontano dal corpo. Bastano 30 o
40 cm. Tra l’altro tenete presente che se siete in un punto lontano dall’antenna
della radio base (segnale di livello basso come segnalato sul display dell’apparecchio)
il telefono aumenta la potenza d’uscita in quanto la radio base gli comunica:
ti sento male aumenta la potenza.
Non
essendo evidentemente perseguibili approcci di tipo autoritario o paternalistico,
non resta che la via del cosiddetto consenso informato. Si tratta di presentare
alla popolazione, con pazienza e linguaggio corretto e appropriato, tutti
gli aspetti della questione, i pro e i contro di ogni alternativa, in modo
da ottenere il consenso sulla base non della fiducia ma della valutazione
ponderata; è un approccio lungo e oneroso, che richiede il concorso
fattivo di tutte le istituzioni coinvolte.
Alla
comunità scientifica si richiede di esporre con chiarezza le proprie
conoscenze, distinguendo fra fatti certi, ipotesi più o meno accreditate
ed opinioni. Ai mezzi di informazione si richiede di riportare correttamente
queste informazioni, dando egualmente spazio a tutte le opinioni, evitando
di esaltare quelle che contengono opzioni allettanti ma impraticabili o
criminalizzare chi, in buona fede perché esperto del settore, ritiene
che ci si stia preoccupando eccessivamente.
Queste
richieste potrebbero essere sostenute dalle varie organizzazioni a livello
mondiale, il Rotary ad esempio.
Per
quanto dipende da noi, a livello individuale, cerchiamo di evitare l’esposizione
non necessaria o ridurla al minor tempo possibile la dove non possiamo
farne a meno, per esempio usiamo il telefono cellulare, se proprio dobbiamo
portarcelo addosso il minor tempo possibile, evitiamo di sostare nelle
vicinanze di un elettrodotto specie se è a tensione molto elevata,
sono forse esposizioni di breve durata ma possono essere molto intense.
Auguriamoci
che non succeda che fra 50 o 100 anni a seguito della scoperta di un aumento
generalizzato di tumori di qualsivoglia tipo provocato da inquinamento
elettromagnetico, causato dall’uso indiscriminato di apparecchi che generano
campi elettromagnetici, non dobbiamo dire: eppure lo sapevamo!!
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Soci
in dispensa permanente :
Soci
onorari :
Assenze
preavvisate :
Effettivo
del Club :
Assiduità
:
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45
2
1
20
67
69,23% |
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