LA
RELAZIONE
LA
FIAT E L’ENERGIA
DOTT.
UMBERTO QUADRINO
Il
socio Millo introduce il dott. Umberto Quadrino con una breve presentazione.
Quadrino
è senza dubbio una delle figure più rilevanti del gruppo
FLAT; manager di elevata caratura, molto noto a livello internazionale.
Questa immagine internazionale non gli è dovuta soltanto dall’appartenenza
al gruppo FIAT, ma gli viene dall’aver esercitato in prima persona in qualità
di Presidente Amministratore Delegato di New Holland, questa attività
a Londra e negli Stati Uniti.
Nasce
a Torino nel 1946. Si laurea in Scienze Economiche presso la facoltà
di Economia e Commercio di Torino e a 24 anni lavora già in FIAI.
Comincia la sua attività nel settore amministrazione e finanza;
ha la sua crescita professionale e di carriera e dopo alcuni anni diventa
Direttore e assistente dell’ Amministratore Delegato della FIAT S.p.A.
In seguito assume il molo di Responsabile del settore Componentistica Industriale
e Amministratore Delegato della FIAT S.p.A. Da circa un anno è Presidente
della Edison.
Prende
quindi la parola il Dott. Quadrino.
L’industria
dell’energia elettrica è un’industria che consuma molti capitali.
Il fabbisogno di energia elettrica è sempre cresciuto nonostante
le crisi economiche, basti pensare che negli ultimi 40 anni il tasso di
crescita del consumo di energia é del 3% annuo e ciò anche
nei periodi di recessione.
La
nostra è una civiltà in continua evoluzione che consuma sempre
più energia, pensiamo al computer, agli impianti di condizionamento;
quest’anno per esempio, contrariamente a quanto si può pensare,
il picco del consumo di energia si è avuto a luglio e non a dicembre.
L’industria
dell’energia ha da sempre avuto bisogno di grandi investimenti e quindi
sembrava logico togliere questo settore ai privati e nazionalizzare, in
quanto solo un Ente Pubblico poteva farsi carico dell’enorme sforzo finanziario
che era necessario per poter garantire la sicurezza energetica.
Per
questi motivi si è passati in tutta Europa da un’industria che all’inizio
del secolo era privata, ad un ‘industria di Stato. Cosi fino a qualche
anno fa l’energia veniva prodotta da una Società monopolista di
Stato o da più Società di Stato come accadeva in Germania.
In
seguito la Comunità Europea emana una direttiva in base alla quale
tutti i mercati devono aprirsi, diventare liberi e sotto questa pressione
anche il mercato dell’energia si è progressivamente aperto.Ciò
significa fine dei monopoli, privatizzazione obbligata di questo settore,
possibilità per più produttori dello stesso paese a competere
per la produzione di energia elettrica.
Questo
panorama tracciato per sommi capi, ha uno stato di avanzamento molto diverso
da paese a paese.
L’Italia
si è distinta abbastanza nel processo di privatizzazione aprendo
il proprio mercato. Per una direttiva dello Stato l’Enel è costretta
a cedere la metà della produzione nazionale in tre trances: una
è già stata messa all’asta, la seconda è in gara proprio
in questo periodo e poi ci sarà una terza gara per privatizzare
un altro gruppo di centrali in modo da portare la produzione in mano all’Enel
a non più del 50% della produzione nazionale.
Diversa
la situazione negli altri paesi Europei. In Inghilterra per esempio la
privatizzazione è iniziata prima. Essendo il paese più liberista
d’Europa, da tempo non ha più monopoli e sul territorio esistono
5 o 6 produttori di energia.
In
Francia invece ci sono molte più resistenze, sia a privatizzare,
sia a permettere ad altri produttori di istradarsi sul mercato francese.
L’energia,
però, non basta produrla, ma occorre anche venderla sia alle industrie
che al privati. Da qui nasce la necessità di infrastrutture che
sono poi le linee di alta tensione. Le line sono di proprietà del
monopolista quindi per privatizzare 1’energia elettrica bisogna separare
la proprietà delle linee da quella della produzione di energia,
cosa che è stata fatta in Italia, cosa che non è ancora stata
fatta in Francia, cosa che è fatta parzialmente in Germania.
Si
può capire come il mercato sia abbastanza complesso. Dal lato del
trasporto l’energia si trasporta molto male e con grosse perdite di carico;
su 1000 km si perde circa il 3% dell’energia e quindi è possibile
immaginare quanto difficoltoso sia il trasporto sulle grosse distanze,
senza contare quelle che sono le barrire fisiche (le catene montuose per
esempio). Ecco perchè la capacità di trasportare energia
da un paese all’altro è ancora abbastanza limitata.
Il
paese che esporta di più energia è la Francia, mentre il
più grosso importatore è proprio l’Italia con una percentuale
pari a circa il 15% . Questo è senza dubbio derivato dal fatto che
con il referendum c ha annullato il programma nucleare per altro già
avviato, l’Italia si trova all'inizio -degli anni 90 in una situazione
di deficit energetico, con le centrali che non sono aggiornate alle più
moderne tecnologie e con conseguenti costi di produzione elevatissimi.
Infatti il costo dell’energia in Italia è circa il 40 - 50 % più
alto che in altri paesi.
Le
tappe future della liberalizzazione di questo mercato, prevedono che entro
il 2003 sia completamente liberalizzata la possibilità di vendere
alle industrie ed entro il 2005 anche ai privati.
In
Italia abbiamo la Edison, azienda storica nata nel 1884 che non a caso
porta questo nome. Infatti il suo fondatore, l’ingegner Colombo seppe che
a Parigi c’era un’esposizione internazionale dedicata alla produzione di
energia elettrica e c’era il sig. Edison che aveva inventato un nuovo sistema
per la produzione di energia, un particolare tipo di dinamo. Colombo andò
a Parigi, si fece dare la licenza e tornato in Italia fondo la Società
Italiana per la produzione di energia elettrica con il metodo Edison, detta
poi EDISON. Questa azienda divenne ben presto uno dei colossi per la produzione
di energia elettrica, costruì la maggior parte delle centrali idroelettriche
del Nord d’Italia.
Si
diversificò nella chimica e nel 1964 fu nazionalizzata. Con i proventi
della nazionalizzazione si fuse con la Montecatini
Il
Presidente della Edison Umberto Quadrino ha guidato in questi giorni la
cordata per la vittoria della gara Eurogen, la seconda e la più
grande fra le società elettriche messe all’asta dall’Enel. Un consorzio
di cui Edison è il maggior singolo azionista con il 40%, mentre
Aem Milano possiede il 13.4%, Aem Torino e la svizzera AteI il 13.3% ciascuno,
Unicredito il 10% ed Interbanca e Royal Bank of Scotland il 5 % a testa.
Eurogen non ha alcun rischio commerciale, visto che il combustibile necessario
alla produzione e l’energia prodotta vengono rispettivamente forniti ed
acquistati dai suoi soci industriali. Dopo l’operazione di acquisto, appena
completato il passaggio delle azioni e ottenuto la necessaria autorizzazione
dell’antitrust, i nuovi proprietari di Elettrogen dovranno dedicarsi a
rimettere in ordine le centrali che hanno acquistato, partendo dalla conversione
di quella di Brindisi (oggi bloccata dal Comune della città pugliese)
da olio pesante a gas. Un’operazione che nel giro di un paio di anni dovrebbe
costare 1,2 miliardi di Euro, di cui la metà saranno investiti subito
NOTIZIE
DAL ROTARACT
Venerdì
15 Marzo si è svolto il consueto incontro annuale con il nostro
Rotaract, incontro che ci ha consentito di visitare una interessante realtà
industriale, la SO.ME.L: di Levone, azienda metalmeccanica che produce
particolari in acciaio con la tecnica dello stampaggio a caldo. Tutto ciò
è stato reso possibile dalla disponibilità e dalla consueta
generosità di Giulio Bianchini che ci ha accolti in questa sua Azienda
con l’affabilità e il senso dell’amicizia che tutti da sempre conosciamo
insieme all’Amministratore Delegato Sig. Giuseppe Data, al Direttore di
stabilimento Sig. Michele RasoIo e all’Ing. Giovanni Data. La visita è
iniziata con una breve presentazione dell’Azienda da parte di Giulio che
ci ha accolti (eravamo veramente tanti) nella sala riunioni. Ha preso poi
la parola l’Ing. Giovanni Data che ha spiegato in modo chiaro ed esaustivo
le tecnologie che stanno alla base della produzione dell’Azienda. Abbiamo
poi compiuto una interessante visita dello stabilimento nel quale abbiamo
potuto vedere come delle barre di acciaio riscaldate a 12000C e stampate
da presse da 1600 tonnellate, diventano parti di motori di autoveicoli
o ganci di traino o leveraggi di scatole cambio o mille altri particolari.
Quel che è più stupefacente è che il pezzo viene disegnato
al computer con il CAD tridimensionale e gli stampi sono progettati su
questo
disegno. Non vengono prodotti prototipi: dal pezzo virtuale direttamente
al pezzo reale. Ciò presuppone grandissima professionalità
dei tecnici che ha consentito all’Azienda negli ultimi anni di affacciarsi
con successo sui mercati europei.
Ancora
ospiti di Giulio al ristorante Il Mandrracchio di Rivarossa, una piacevolissima
ed ottima cena, allietata dalla musica in un clima di reale amicizia è
stata il corollario della serata. Nel corso della cena si sono succeduti
interventi della Presidentessa del Rotaract di Chivasso, la simpaticissima
ed esuberante Federica Fenoglietto che ha più volte ringraziato
Giulio Bianchini per la splendida ospitalità. Nel corso del suo
intervento, Giulio ha, dal canto suo, sottolineato quanto sia importante
~he gli adulti passino il testimone ai giovani trasmettendo loro le proprie
conoscenze e la propria esperienza. Ma come si può insegnare ai
giovani? Il modo migliore sta nell’esempio: passione per il proprio lavoro,
serieta e Impegno. In questo i Rotariani possono essere di grande aiuto
ai giovani del Rotaract che saranno i rotariani e la classe dirigente di
domani. Le repliche di Gen Vivarelli, Presidente del RC Chivasso e di Pier
Paolo Civalleri, Incoming President, hanno sottolineato questa importante
funzione di forniazione dei giovani ringraziando ancora Giulio Bianchini
per il suo impegno e la sua dedizione che dimostra in questa che per lui
è una missione. Un momento istituzionale della serata è stato
l’ingresso di Federica Racca nel Rotaract di Chivasso, con la consueta
consegna del distintivo da parte dell’Incoming President, Gianni Vercellotti.
Federica, visibilmente emozionata, ringraziando, ha detto come nel Rotaract
abbia trovato degli amici ed un ambiente piacevole e spontaneo. Ed è
proprio in un clima disteso piacevole e spontaneo che è trascorsa
la serata, merito sicuramente di questi magnifici giovani che affiancano
al loro serio impegno nello studio o nel lavoro, l’impegno del service
nel Rotaract, senza tuttavia perdere la gioia e l’allegria propria della
gioventù e merito anche di un “giovane” che, con un giovanile entusiasmo,
crede ed ha sempre creduto in loro: Giulio Bianchini. Vogliamo spendere
ancora due parole su questo meraviglioso “giovane” riportando parte di
un articolo apparso sulla stampa del 14 marzo corrente a firma di Maria
Teresa Martinengo riguardante gli ex allievi Itis. Dopo aver liquidato
con una colonna Claudio Lippi, Paolo Limiti, Mimmo Calopresti ed alcuni
politici, la giornalista ha dedicato due colonne a Giulio Bianchini, esprimendosi
cosi:
"Ma
il mondo dei diplomati Itis è fatto per lo più di personaggi
che non amano i riflettori, che preferiscono fare. Persone concrete. Come
Giulio Bianchini, 59 anni, un diploma di perito conquistato la sera, dopo
una giornata di lavoro. “A lavorare ho cominciato presto, ormai 45 anni
fa. Quando smisi di fare due turni, mi iscrissi alle Scuole Operaie San
Carlo.
Li,
per quattro anni, ho anche insegnato: volevo restituire un po’ di ciò
che altri mi avevano dato”. Quel ragazzino costretto dalle circostanze
della vita a un’esistenza non facile, oggi è alla testa di un pooì
di aziende (sue creature) che producono tecnologia avanzatissima nel campo
della produzione metalmeccanica. Un universo di 330 dipendenti che parte
dalla “Simpro” di Brandizzo con insediamenti in Brasile e nel Sud italiano.
Bianchini
è un personaggio. Prima di tutto per tutto ciò che è
stato capace di realizzare. Poi, perchè la sua carriera si incrocia
continuamente con una vocazione “speciale”: l’aiuto al prossimo e ai giovani
in particolare.
“Immagino
la vita come i cerchi che si formano nell’acqua con il lancio con una pietra:
vicino a me c’è la mia famiglia, i miei figli, poi, via via le altre
persone, i giovani che hanno bisogno di trovare la loro strada, prima di
tutti.”
Bianchini,
che ha Don Bosco come modello di imprenditore riuscito (“Penso a questo
— racconta — quando, in giro per il mondo, vedo le case salesiane per i
giovani”) di ragazzi ne assume dieci, a volte anche quindici l’anno. Non
importa se devono ancora fare il militare. “Se non gli diamo un’occasione
quando escono da scuola, c’è pericolo che si perdano”. Così,
quando tornano in licenza, prima vanno dalla mamma e dalla fidanzata. E
poi finiscono da lui, in azienda, a salutarlo. Tra quei neo-assunti, due
o tre sono ingegneri, gli altri in maggioranza sono periti. “Gli ingegneri
quasi sempre ci lasciano per andare nelle multinazionali. I periti li metto
subito in officina. Tanti hanno fatto carriera”. |
Che
altro dire? Possiamo solamente aggiungere che come rotariano Giulio Bianchini
è stato un precursore: da sempre ha portato avanti con generosità
e impegno quella che, come ha ricordato Gen Vivarelli nel suo intervento,
da quest’anno è diventata la Quinta Azione del Rotary International:
l’Azione a favore delle Nuove Generazioni.. Noi tutti dobbiamo imparare
da personaggi come Giulio Bianchini: un uomo come pochi se ne incontrano
ed un rotariano esemplare. Grazie Giulio.
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Ospiti
dei soci :
Ospiti
del Club :
Presenti
RC Torino Nord :
Presenze
compensate :
Soci
in dispensa permanente :
Soci
onorari :
Assenze
preavvisate :
Effettivo
del Club :
Assiduità
: |
46
2
8
20
1
1
1
23
70
68,12%
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