Bollettino N° 1671
Cren N° 101

  HOMEPAGE BOLLETTINI
 

Riunione del : 
Luogo : 
Presiede :
Tema :
Relatore :
18/04/02
Ore 20:00 - Ristorante dei Cacciatori - Rolandini di Verolengo
Gennaro Vivarelli.
"La competitività del lavoro. Un confronto a livello internazionale" - Conviviale con signore.
Dott. Piergiorgio Ferrandi
PROSSIME RIUNIONI
25/04/02
Giornata festiva - Non si terrà riunione  
02/05/02
Riunione riservata ai soci di Informazione Rotariana
Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino
 
Mercoledì
08/05/02
Incontro con l'Arcivescovo di Torino Sua Eminenza il Cardinale Severino Poletto 
Riunione conviviale RISERVATA AI SOCI
Interclub organizzato da Torino Ovest con la partecipazione di 15 Club di Torino e cintura.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PRESSO IL SEGRETARIO DEL CLUB.
Cardinale Severino Poletto
16/05/02
Navigazione sul Po sul battello Valentino con cena a bordo.
Nel corso della cena si svolgerà il gioco "Scopri l'assassino"
Serata organizzata dal Rotaract Club di Chivasso.
Imbarco dei Murazzi.
ATTENZIONE I POSTI SONO LIMITATI. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PRESSO IL SEGRETARIO DEL CLUB.
I dettagli verranno comunicati quanto prima
 
23/05/02
Concerto sinfonico nell'ambito della rassegna musicale "Chivasso in Musica" sposnsorizzato dal RC di Chivasso-
Chiesa degli Angeli - Chivasso
 

 

LA RELAZIONE

“La competitività del lavoro. Un confronto a livello internazionale”
Dott. Piergiorgio Ferrandi







L’Unione Industriale di Torino al fine di misurare il grado di competitività delle imprese, ha promosso un’indagine retributiva annuale che ha come obiettivo quello di evidenziare le differenze salariali e le specificità normative che caratterizzano il rapporto di lavoro nei vari Paese. Sono stati analizzati alcuni dei più rilevanti aspetti dei sistemi economici dei Paesi messi a confronto ed in tal modo è stato possibile porre in rilievo alcune motivazioni che determinano situazioni molto diverse in materia di salario, costi aziendali e capacità concorrenziali.
L’Italia ha una prestazione lavorativa annua pari a 1.596 ore di lavoro effettivo e si colloca in una posizione immediatamente a ridosso di quella dei paesi industrializzati (Germania e Francia). che applicano le 35 ore. Rilevante risulta invece il divario tra le ore mediamente lavorate nell’Unione Europea rispetto alla prestazione lavorativa media riscontrata negli USA, sulla quale ha una notevole influenza il livello di straordinario effettuato.
Un aspetto importante da interconnettere con l’attività lavorativa è il tasso di occupazione esistente nei vari Pesi, poiché esso ha una forte influenza sul livello complessivo di ricchezza prodotta e sul livello reale degli orari praticati.
Sintomatico è il caso del nostro Paese che, avuto riguardo alla sola popolazione che lavora, presenta orari annui mediamente superiori a quelli registrati negli altri Paesi Europei. Prendendo invece a riferimento anche il tasso di occupazione, pari al 53,5% della forza lavoro, la prestazione media procapite diviene la più bassa fra i Pesi esaminati, con conseguenti impatti negativi sul livello di competitività del sistema economico e sulla capacità di produrre ricchezza da distribuire.

Per quanto riguarda i dati relativi al salari annui, variano dai 35.100 Euro degli Stati Uniti, ai 22.600 dell’operaio Canadese, ai 4.400 dell’operaio Messicano.
Nella Comunità Europea gli importi salariali variano dai 34.300 Euro percepiti in media dall’operaio Tedesco ai 12.600 dell’operaio Portoghese, mentre i salari italiani si attestano intorno ai 19.500 Euro. Si precisa che questi dati salariali si riferiscono al valori medi teorici annui degli operai e degli impiegati.
Le forti differenze salariali che si registrano tra i Paesi della Comunità Europea, potranno ingenerare, con la moneta unica, un effetto di “imitazione salariale” a causa della naturale comparazione che verrà attuata fra i diversi livelli economici riconosciuti per prestazioni lavorative, in molti casi, di analogo contenuto professionale. Vale tuttavia la pena sottolineare che le differenti condizioni locali del mercato del lavoro, della produttività, del costo della vita e la diversificazione dei settori di specializzazione, determinano la necessità di mantenere differenziali salariali anche rilevanti all’interno di aree integrate.
Per quanto riguarda i salari nominali lordi si osservano notevoli differenze fra i Paesi della Comunità Europea ed il valore del salario medio erogato in Italia risulta essere fra i più bassi. Il valore reale del salario di cui il lavoratore può beneficiare dopo il pagamento dei contributi e delle tasse, è un altro importante dato di analisi. Il confronto fra i vari Pesi evidenzia una situazione favorevole ai lavoratori Tedeschi, anche se con vantaggi molto più contenuti rispetto a quelli espressi dai valori nominali dei salari.
Il confronto operato fra i salari nominali netti annui evidenzia il forte impatto che le trattenute poste a carico del lavoratore, hanno sulla effettiva disponibilità economica di cui esso può beneficiare con la busta paga. Le differenze parametrali fra i livelli di salario lordo risultano in alcuni casi fortemente modificate tra un paese e l’altro, con avvicinamenti o distanziamenti parametrali causati dal diverso peso delle trattenute operate.
 
 

Tra i Paesi industrializzati l’ammontare delle trattenute sul salario degli operai risulta variabile dal 42% della Germania al 26-30% della Francia e degli USA, al 27% del Regno Unito. L’indagine si è anche posta l’obiettivo di tradurre il valore nominale netto dei salari in termini di capacità di acquisto di beni equivalenti nell’ambito del Paese in cui esso viene percepito e speso. Un’ulteriore ragione di differenziazione dei livelli retributivi è data dal modello di sistema sociale esistente nei vari Paesi e dalla quantità e qualità dei servizi che lo Stato può garantire ai cittadini. Emblematico a questo proposito il caso degli Stati Uniti dove la struttura del Welfare è molto più leggera rispetto all’Europa, in quanto non esiste la sicurezza sociale, e la sanità è privata come così pure la scuola. Ecco quindi che il lavoratore americano ha la necessità di disporre di un reddito molto più elevato per far fronte suddetti bisogni.
Importanti sono altresì i dati relativi alla variabilità del salario nell’ambito di un singolo Paese. Nei principali Paesi Industrializzati il sistema di determinazione del salario tiene conto della necessità di adeguarlo ai differenziali di produttività esistenti ed alle caratteristiche del mercato del lavoro.
L’Italia appare in controtendenza in quanto le norme vigenti determinano una uniformità dei livelli salariali nella misura del 75-80% del loro ammontare su tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda il costo del lavoro orario i dati indicano un vantaggio competitivo dell’Italia rispetto ai principali Paesi Industrializzati.
L’attuale processo di globalizzazione del mercato ed i vincoli derivanti dal rispetto dei parametri di Maastricht impongono all’Italia ed agli altri Paesi comportamenti “virtuosi” onde contenere a livelli accettabili la dinamica dei costi e migliorare i livelli di competitività esistenti.
La sfida da affrontare nel medio termine appare molto impegnativa, poiché la concorrenza internazionale è sempre più agguerrita e la situazione del cambio fisso non aiuta più l’Italia a recuperare competitività nei confronti degli altri partner europei.
Diviene pertanto indispensabile porre in essere tutte le azioni capaci di limitare ulteriormente il trend dei costi per renderlo compatibile con le prospettive economiche delineate dal Governo e con un andamento del tasso di inflazione programmata di poco superiore ad un punto annuo.
I risultati emersi dall’indagine, inducono alcune riflessioni sull’Italia. Da un lato la ricchezza distribuita negli ultimi anni è stata superiore a quella prodotta; dall’altro il nostro sistema Paese si conferma meno efficiente di quanto sarebbe necessario.
Ulteriori recuperi di produttività potrebbero essere ottenuti qualora fosse possibile agire sui costi indotti dai trasporti, dall’acquisto di energia e dal miglioramento del sistema di credito e della burocrazia.
L’impatto negativo di tali inefficienze incidenti sul livello di produttività si riscontra in maniera rilevante osservando il trend di variabili come i prezzi alla produzione, l’andamento dell’export e dell’import: l’Italia, in tutti i benchmark con i principali concorrenti industrializzati, evidenzia una posizione di coda.
I più autorevoli istituti di ricerca mondiali sottolineano come un netto miglioramento della funzionalità del sistema socio economico italiano sia indispensabile per attuare ogni possibile recupero competitivo all’interno dell’U.E. da parte del nostro paese.
Ciò al fine di evitare la marginalizzazione progressiva.
 
 



 
 
 

QUANTI ERAVAMO...



 
 
 

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