ROTARY CLUB CHIVASSO
CREN - Chivasso Rotary Electronic News

Anno Rotariano 2002 - 2003

Presidente Pier Paolo CIVALLERI

BOLLETTINO N° 1688 - CREN N° 117

"La magia di Lalibela: la chiesa e la croce.

Dott. Umberto Luciano.

Presiede: Silvia FAVETTA

Torino, 17/10/02 - Ristorante Villa Sassi.


HOMEPAGE BOLLETTINI
 

LE PROSSIME RIUNIONI
Giovedì
24/10/02
NON CI SARA' RIUNIONE.
 
 Sabato
26/10/02
Commemorazione dei defunti Rotariani
Ore 10:00 - Duomo di Chivasso
Seguirà aperitivo alla Chiesa degli Angeli
 
31/10/02
"La realtà del Politecnico oggi"
Interclub organizzato da RC Torino Nord con la partecipazione del RC Torino Nord-Est
Ore 20:00 - Hotel Jolly Ambasciatori - Torino
Prof. Giovanni Del Tin
Rettore del 
Politecnico di Torino
07/11/02
Assemblea del Club:
Approvazione Bilancio 2001-2002
• Elezioni Consiglio Direttivo 2004-2005
Riunione riservata ai soci
Ore 20:00 - Ristorante dei Cacciatori - Rolandini
 
14/11/02
"Grandi imprese e competitività dell'Italia e dell'Europa nella prospettiva della globalizzazione" 
 Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino
Prof. Giovanni Zanetti
21/11/02
"Informazione rotariana" - Riunione riservata ai soci 
Ore 20:00 - Chiesa degli Angeli - Chivasso  - Con buffet.
Sergio Marocco
28/11/02
"La Banca dal passato al futuro"
Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino
Avv. Emilio Balocco
   Responsabile consulenza legale Gruppo S. Paolo

 

PICCOLA CRONACA DELLA SERATA



La serata è stata aperta da Silvia Favetta che ha presieduto la riunione con sempre maggior padronanza della situazione, in assenza del Presidente Pier Paolo Civalleri, all’estero per motivi professionali. Silvia ci ha dato alcune notizie del Club tra le quali, la pubblicazione di un libro, “Cinquant’anni di cardiochirurgia” da parte del nostro socio Prof. Angelo Actis Dato, complimenti Professore, e la donazione al Club effettuata dal Dott. Piero Maffei in occasione del suo “……esimo” compleanno. Grazie e auguri, Piero! Ha poi ricordato come la conoscenza con il Prof. Sebastiano Cocuzza, Incoming Governor e presentatore del relatore della serata, risalga al 1967. Pediatra di grandissime capacità ma soprattutto, uomo dal grande cuore, il Prof. Cocuzza rappresenta e rappresenterà per il Rotary una grande risorsa. La parola passa poi al Prof. Cocuzza il quale porge un saluto al Presidente assente e ringrazia Silvia per le parole di apprezzamento che ha avuto nei suoi riguardi. Ha poi sottolineato come il nostro Club sia un Club molto importante e dalle grandi tradizioni, rivolgendo un particolare saluto al Past Governor Vincenzo Gribaldo e ricordando come egli abbia sempre avuto un atteggiamento di particolare stima e amicizia nei suoi confronti, fin da quando fece il suo ingresso nel Rotary. L’IG ha poi detto che metterà il suo massimo impegno nello svolgimento dell’incarico che il Distretto ha voluto affidargli, anche se, da persona modesta e scevra da ogni formalismo quale è, ha chiesto anticipatamente scusa se qualcosa non dovesse funzionare nel modo migliore. Egli, poi, ricorda come quattro anni addietro, abbia fatto un viaggio con il Dott. Luciano a Lalibela, nel periodo di Natale dal quale è scaturito l’argomento e le proiezioni della serata ed anche un romanzo che il Prof. Cocuzza ha scritto e con i proventi del quale egli avrebbe voluto costruire un dispensario medico in Etiopia; ma, scherza l’IG, “….il dispensario è già stato costruito. Se avessi dovuto utilizzare i proventi del libro, forse avrei potuto costruire sì e no la sala d’attesa!” Questo romanzo dal titolo “Lalibela. Cronaca di una magia” è il coinvolgente resoconto di una bellissima storia per la quale l’autore ha preso spunto durante il suo viaggio a Lalibela. Un romanzo sicuramente da leggere, nel quale verità storica e fiaba, luoghi reali e leggenda sono fusi in dosi equilibrate in un’atmosfera magica di straordinaria serenità e gioia di vivere. Chi fosse interessato all’acquisto del libro, che, ricordo ancora, ha una finalità benefica, può rivolgersi, per informazioni, a Silvia Favetta. Il Prof. Cocuzza ha poi introdotto il relatore della serata, il Dott. Umberto Luciano. Persona di grande modestia personale, seppure di grandissima cultura che possiede una biblioteca, ha scherzato il Prof. Cocuzza, almeno grande quanto quella di Alessandria d’Egitto di recente inaugurazione. Singolare è il curriculum che il Dott. Luciano stesso ha scritto per la propria presentazione e che vogliamo riportare integralmente.

Umberto Luciano.
E’ un imprenditore. Sin dal liceo studia, e continua a farlo, i mondi cristiani “lontani” nel tempo e nello spazio. Alcuni li ha visitati, altri li ha percorsi nella personale ricerca.

Questa autopresentazione dimostra quale straordinario personaggio è venuto a trovarci giovedì scorso. Ha avuto poi inizio la relazione vera e propria illustrata con l’ausilio di interessanti diapositive.

NOTA: L’argomento è stato talmente coinvolgente che il redattore del bollettino si è fatto prendere la mano da considerazioni che vanno al di là della semplice cronaca di quanto esposto nel corso della serata. Con la speranza che il Relatore voglia perdonare questa licenza. 

 
 

 
 
RELAZIONE
liberamente tratta da

"La magia di Lalibela. La chiesa e la croce."

Conversazione del Dott. Umberto LUCIANO

Esistono luoghi al mondo che esercitano un fascino del tutto particolare e che comunicano fortissime suggestioni, impensabili e difficilmente comunicabili a coloro che non le provano in prima persona. I motivi possono essere vari. Possono essere luoghi legati a grandi personaggi, oppure ad importanti eventi storici, oppure a spettacoli della natura, oppure ancora a grandi realizzazioni dell’ingegno umano; oppure ad atmosfere che si creano con l’interazione di più elementi: l’ambiente naturale, gli uomini con la loro spiritualità e le loro miserie, i loro suoni e i loro colori, e le realizzazioni del loro ingegno. Questo insieme di elementi può concorrere a creare atmosfere “magiche” facendo in modo che i luoghi diventino uniche e potenti testimonianze dello spirito umano. Tutto questo ci pare debba essere Lalibela, villaggio sperduto tra le ambe e i canion dell’altipiano etiopico, ad un’altitudine di circa 2.600, in cui gli uomini sperimentano giornalmente le difficoltà e le durezze della vita, la lotta per la sopravvivenza in un ambiente duro e spietato, ma che sanno provare così fortemente quell’anelito verso la Spiritualità, il Divino e la Trascendenza che fanno la grandezza dell’uomo.  Labibela è, quindi innanzitutto, un potentissimo polo spirituale capace di attrarre uomini che percorrono anche centinaia di chilometri a piedi per recarsi in pellegrinaggio a visitare questo luogo, famoso per i suoi santuari ricavati dalla e nella roccia. Lalibela prende il nome dal re Lalibela, a proposito del quale esistono due leggende. La prima narra che suo fratello cercò di avvelenarlo, ma Dio, che aveva per lui ben altri progetti, lo fece addormentare per tre giorni e lo trasportò in paradiso dove gli mostrò una città con molte chiese scavate nella roccia e disse a Lalibela che, una volta risveglliatosi, avrebbe dovuto intraprendere la costruzione di una città simile, cosa che poi egli fece. La seconda leggenda narra invece che, durante un periodo di esilio trascorso a Gerusalemme, ebbe una visione, a seguito della quale decise, una volta ritornato in patria, di costruire una nuova Gerusalemme. Le date sono quanto mai incerte: per molti popoli il tempo ha una dimensione del tutto diversa che per noi occidentali, quindi la storia non viene scritta con date e successioni di eventi; la storia viene tramandata oralmente e diventa leggenda, forse perché l’immutabilità di certi luoghi e lo scorrere lento del tempo, non determina un vero e proprio evolversi della storia e del progresso come noi lo intendiamo. Il modo in cui vivono oggi questi uomini, a parte le “contaminazioni” esterne provocate dal turismo, non è molto dissimile da quello in cui vivevano cinquecento o mille anni fa. Che senso ha, quindi, datare e concatenare gli eventi se la loro successione non comporta mutamenti? Una dimostrazione di tutto questo è che alcune effigi sacre dipinte in policromia su tele di sacco che vengono appese nei santuari da tempi immemorabili e vengono toccate per devozione dai pellegrini, una volta consunte, vengono semplicemente buttate via e ne vengono dipinte altre nuove in sostituzione: non ha valore l’oggetto antico che testimonia il passato.  Fatta questa piccola digressione, possiamo comunque datare la fondazione di Lalibela intorno al 1200 d.C. (fonti portoghesi riportano che Lalibela visse tra il 1181 e il 1221), epoca nella quale vennero “scolpiti” i santuari. Già perché questi santuari non sono “costruiti” come siamo abituati ad immaginare una costruzione, ma sono “scolpiti”. Per rendere l’idea, esiste un concetto della scultura tanto semplice quanto straordinario: per ottenere una statua è sufficiente prendere un blocco grezzo di materiale e togliere tutto quello che non assomiglia al modello! Michelangelo diceva, con disarmante semplicità, che in ogni blocco di marmo grezzo esiste una Pietà: è sufficiente liberarla da tutto ciò che gli sta intorno. I costruttori dei santuari di Lalibela, forse, avevano “visto” l’esistenza delle loro chiese all’interno delle colline: non hanno fatto altro che “liberarle” da tutto il tufo che gli stava intorno. Ma, a differenza di una statua, una chiesa è un edificio e un edificio è costituito da una parte esterna ma anche, e soprattutto, da una parte interna: e allora come si fa? Semplice (si fa per dire): si inizia con lo scavare le finestre e dalle finestre a dalle porte si “entra”, scavando, ma più che scavando, scolpendo, all’interno della chiesa con un lavoro molto simile a quello delle termiti. Ma lo straordinario è il risultato di questo lavoro: l’interno delle chiese non è una semplice grotta, ma è una vera e propria chiesa, come siamo abituati a vedere le nostre chiese “costruite”. Capitelli, colonne, bassorilievi, modanature, altari: il tutto ricavato, mutuando Michelangelo, “semplicemente (si fa sempre per dire), facendo uscire dalle porte e dalle finestre della chiesa, tutto ciò che non assomiglia al suo interno”. Una precisa logica tecnica ha guidato la mano di questi costruttori, yecnica che ha però anche un significato mistico-religioso: non si scopre nulla ma si rivela qualcosa che nella mente dei costruttori e nei disegni divini già esisteva. Straordinario, veramente straordinario! Ciò che rende bene l’idea della grande difficoltà di opere come queste, è che è vietato sbagliare: costruendo, “aggiungo” e se sbaglio, disfo e poi ricostruisco; scavando o scolpendo, “tolgo”, e se sbaglio, diventa impossibile, rimettere per poi riscavare! Esistono santuari in Etiopia in cui, all’interno di una chiesa è ricavata un’altra chiesa, sempre realizzata con il medesimo concetto. Tale concetto realizzativo (dire “costruttivo” è quanto mai improprio) ha una radice concettuale mistica: più ci si addentra all’interno, più lo spazio, il luogo è sacro, tanto che all’interno di uno di questi santuari, il più piccolo del gruppo di santuari costituenti il nucleo principale di Lalibela, può accedere solamente un sacerdote. E’ un’idea questa molto antica e del resto, siamo in un luogo antico. All’interno dei templi egiziani esisteva la camera del Dio, cui poteva accedere solamente il faraone che era la personificazione del Dio e quindi divinità egli stesso. Nel Tempio di Salomone a Gerusalemme esisteva il Sancta Sanctorum, dove veniva custodita l’Arca dell’Alleanza con le Tavole della Legge, al quale poteva accedere solamente il sommo sacerdote. L’archetipo dell’”interno”, base di questa simbologia, proviene, dicono gli studiosi dei simboli, dal ventre della madre che rappresenta la sacralità della vita. Ma come si diceva più sopra, tutto il luogo è permeato di spiritualità e la spiritualità si concretizza, appunto, in simboli. La croce, non è solo il segno della Cristianità ma rappresenta, all’incrocio delle sue braccia, il punto di riferimento e la centralità dell’uomo nell’universo. Esso è un simbolo antichissimo che è stato elaborato in diversi modi: dalla croce che più ci è familiare, la croce latina, a quella greca, con le quattro braccia di ugual misura, alla croce uncinata, simbolo del movimento e del divenire, alla croce ansata (ank) simbolo della vita per gli egizi e segno di potere del faraone. Nella tradizione cristiana d’Etiopia la croce viene sempre rappresentata senza il Cristo poichè, nel Cristianesimo etiope, Cristo ha una sola essenza che è quella divina e questo dogma è simboleggiato dall’assenza della corporeità sulla croce. La rappresentazione tipica della Crocifissione mostra i due ladroni crocifissi a lato della Croce vuota di Cristo. Il labirinto è un’altra rappresentazione simbolica che ha avuto larga diffusione nella storia dell’umanità. Nel caso specifico di Lalibela significa, come per la maggior parte dell’iconografia cristiana, il percorso che l’uomo deve fare per giungere alla Verità e quindi alla Salvezza. Il pellegrinaggio ha sempre avuto questo significato di avvicinamento alla Salvezza, ed il labirinto è un pellegrinaggio in miniatura. Per raggiungere la porta della chiesa di S. Giorgio, si deve percorrere un labirinto scavato nel tufo fatto di angusti passaggi e di stretti e bassi cunicoli. Musiche di tamburo e di sistro e canti ininterrotti, contribuiscono a rendere ancora più magica la realtà di questo posto che sembra esistere in un altro mondo.
Oggi le chiese di Lalibela sono poco godibili in quanto l’esterno è completamente nascosto da impalcature erette per consolidare i muri erosi dal tempo e dal dilavamento che si verifica durante la stagione delle piogge. L’UNESCO ha dichiarato il sito “Patrimonio dell’umanità” ed una gara internazionale promossa per un progetto di salvaguardia di questi santuari, è stata vinta da una azienda italiana che ha proposto una copertura a tensiostruttura che consentirà nuovamente la visibilità dei monumenti.
Significativa è stata l’ultima diapositiva proiettata in cui, una donna con un otre d’acqua sale faticosamente una scalinata e che ha riportato tutti i presenti, dopo tutte le interessantissime questioni tecniche, mistiche e religiose, alla durezza della vita giornaliera di questo popolo abituato da sempre alla sofferenza.

     
     
    

    
    
LUTTO

Alex Vasina ci comunica che sabato 19 Ottobre è mancato, all'età di 74 anni, a seguito di una grave malattia l'amico George PASCAL. A nome di tutto il Club, ai famigliari dello scomparso e agli amici di St. Jean de Maurienne, vanno i più profondi sentimenti della nostra partecipazione al grave lutto.
 
 



QUANTI ERAVAMO...


Soci presenti :
Presenze compensate :
Assenze preavvisate :
Consorti dei soci : 
Ospiti del Club : 
Ospiti dei Soci : 
Visitatori rotariani :
Soci in dispensa permanente :

Assiduità : 

 39
2
18
6
4
2
3
3
 
61,19%
Sito Internet: http://www.rotarychivasso.org
E-mail: Segreteria segre@rotarychivasso.org
E-mail: Webmaster webmast@rotarychivasso.org