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CREN - Chivasso Rotary Electronic News Anno Rotariano 2002 - 2003 Presidente Pier Paolo CIVALLERI |
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"La magia di Lalibela: la chiesa e la croce. Dott. Umberto Luciano. Presiede: Silvia FAVETTA Torino, 17/10/02 - Ristorante Villa Sassi. |
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PICCOLA CRONACA DELLA SERATA
La serata è stata aperta da Silvia Favetta che ha presieduto la riunione con sempre maggior padronanza della situazione, in assenza del Presidente Pier Paolo Civalleri, all’estero per motivi professionali. Silvia ci ha dato alcune notizie del Club tra le quali, la pubblicazione di un libro, “Cinquant’anni di cardiochirurgia” da parte del nostro socio Prof. Angelo Actis Dato, complimenti Professore, e la donazione al Club effettuata dal Dott. Piero Maffei in occasione del suo “……esimo” compleanno. Grazie e auguri, Piero! Ha poi ricordato come la conoscenza con il Prof. Sebastiano Cocuzza, Incoming Governor e presentatore del relatore della serata, risalga al 1967. Pediatra di grandissime capacità ma soprattutto, uomo dal grande cuore, il Prof. Cocuzza rappresenta e rappresenterà per il Rotary una grande risorsa. La parola passa poi al Prof. Cocuzza il quale porge un saluto al Presidente assente e ringrazia Silvia per le parole di apprezzamento che ha avuto nei suoi riguardi. Ha poi sottolineato come il nostro Club sia un Club molto importante e dalle grandi tradizioni, rivolgendo un particolare saluto al Past Governor Vincenzo Gribaldo e ricordando come egli abbia sempre avuto un atteggiamento di particolare stima e amicizia nei suoi confronti, fin da quando fece il suo ingresso nel Rotary. L’IG ha poi detto che metterà il suo massimo impegno nello svolgimento dell’incarico che il Distretto ha voluto affidargli, anche se, da persona modesta e scevra da ogni formalismo quale è, ha chiesto anticipatamente scusa se qualcosa non dovesse funzionare nel modo migliore. Egli, poi, ricorda come quattro anni addietro, abbia fatto un viaggio con il Dott. Luciano a Lalibela, nel periodo di Natale dal quale è scaturito l’argomento e le proiezioni della serata ed anche un romanzo che il Prof. Cocuzza ha scritto e con i proventi del quale egli avrebbe voluto costruire un dispensario medico in Etiopia; ma, scherza l’IG, “….il dispensario è già stato costruito. Se avessi dovuto utilizzare i proventi del libro, forse avrei potuto costruire sì e no la sala d’attesa!” Questo romanzo dal titolo “Lalibela. Cronaca di una magia” è il coinvolgente resoconto di una bellissima storia per la quale l’autore ha preso spunto durante il suo viaggio a Lalibela. Un romanzo sicuramente da leggere, nel quale verità storica e fiaba, luoghi reali e leggenda sono fusi in dosi equilibrate in un’atmosfera magica di straordinaria serenità e gioia di vivere. Chi fosse interessato all’acquisto del libro, che, ricordo ancora, ha una finalità benefica, può rivolgersi, per informazioni, a Silvia Favetta. Il Prof. Cocuzza ha poi introdotto il relatore della serata, il Dott. Umberto Luciano. Persona di grande modestia personale, seppure di grandissima cultura che possiede una biblioteca, ha scherzato il Prof. Cocuzza, almeno grande quanto quella di Alessandria d’Egitto di recente inaugurazione. Singolare è il curriculum che il Dott. Luciano stesso ha scritto per la propria presentazione e che vogliamo riportare integralmente. Umberto
Luciano.
Questa autopresentazione dimostra quale straordinario personaggio è venuto a trovarci giovedì scorso. Ha avuto poi inizio la relazione vera e propria illustrata con l’ausilio di interessanti diapositive. NOTA: L’argomento è stato talmente coinvolgente che il redattore del bollettino si è fatto prendere la mano da considerazioni che vanno al di là della semplice cronaca di quanto esposto nel corso della serata. Con la speranza che il Relatore voglia perdonare questa licenza. RELAZIONE liberamente tratta da "La magia di Lalibela. La chiesa e la croce." Conversazione del Dott. Umberto LUCIANO Esistono
luoghi al mondo che esercitano un fascino del tutto particolare e che comunicano
fortissime suggestioni, impensabili e difficilmente comunicabili a coloro
che non le provano in prima persona. I motivi possono essere vari. Possono
essere luoghi legati a grandi personaggi, oppure ad importanti eventi storici,
oppure a spettacoli della natura, oppure ancora a grandi realizzazioni
dell’ingegno umano; oppure ad atmosfere che si creano con l’interazione
di più elementi: l’ambiente naturale, gli uomini con la loro spiritualità
e le loro miserie, i loro suoni e i loro colori, e le realizzazioni del
loro ingegno. Questo insieme di elementi può concorrere a creare
atmosfere “magiche” facendo in modo che i luoghi diventino uniche e potenti
testimonianze dello spirito umano. Tutto questo ci pare debba essere Lalibela,
villaggio sperduto tra le ambe e i canion dell’altipiano etiopico, ad un’altitudine
di circa 2.600, in cui gli uomini sperimentano giornalmente le difficoltà
e le durezze della vita, la lotta per la sopravvivenza in un ambiente duro
e spietato, ma che sanno provare così fortemente quell’anelito verso
la Spiritualità, il Divino e la Trascendenza che fanno la grandezza
dell’uomo. Labibela è, quindi innanzitutto, un potentissimo
polo spirituale capace di attrarre uomini che percorrono anche centinaia
di chilometri a piedi per recarsi in pellegrinaggio a visitare questo luogo,
famoso per i suoi santuari ricavati dalla e nella roccia. Lalibela prende
il nome dal re Lalibela, a proposito del quale esistono due leggende. La
prima narra che suo fratello cercò di avvelenarlo, ma Dio, che aveva
per lui ben altri progetti, lo fece addormentare per tre giorni e lo trasportò
in paradiso dove gli mostrò una città con molte chiese scavate
nella roccia e disse a Lalibela che, una volta risveglliatosi, avrebbe
dovuto intraprendere la costruzione di una città simile, cosa che
poi egli fece. La seconda leggenda narra invece che, durante un periodo
di esilio trascorso a Gerusalemme, ebbe una visione, a seguito della quale
decise, una volta ritornato in patria, di costruire una nuova Gerusalemme.
Le date sono quanto mai incerte: per molti popoli il tempo ha una dimensione
del tutto diversa che per noi occidentali, quindi la storia non viene scritta
con date e successioni di eventi; la storia viene tramandata oralmente
e diventa leggenda, forse perché l’immutabilità di certi
luoghi e lo scorrere lento del tempo, non determina un vero e proprio evolversi
della storia e del progresso come noi lo intendiamo. Il modo in cui vivono
oggi questi uomini, a parte le “contaminazioni” esterne provocate dal turismo,
non è molto dissimile da quello in cui vivevano cinquecento o mille
anni fa. Che senso ha, quindi, datare e concatenare gli eventi se la loro
successione non comporta mutamenti? Una dimostrazione di tutto questo è
che alcune effigi sacre dipinte in policromia su tele di sacco che vengono
appese nei santuari da tempi immemorabili e vengono toccate per devozione
dai pellegrini, una volta consunte, vengono semplicemente buttate via e
ne vengono dipinte altre nuove in sostituzione: non ha valore l’oggetto
antico che testimonia il passato. Fatta questa piccola digressione,
possiamo comunque datare la fondazione di Lalibela intorno al 1200 d.C.
(fonti portoghesi riportano che Lalibela visse tra il 1181 e il 1221),
epoca nella quale vennero “scolpiti” i santuari. Già perché
questi santuari non sono “costruiti” come siamo abituati ad immaginare
una costruzione, ma sono “scolpiti”. Per rendere l’idea, esiste un concetto
della scultura tanto semplice quanto straordinario: per ottenere una statua
è sufficiente prendere un blocco grezzo di materiale e togliere
tutto quello che non assomiglia al modello! Michelangelo diceva, con disarmante
semplicità, che in ogni blocco di marmo grezzo esiste una Pietà:
è sufficiente liberarla da tutto ciò che gli sta intorno.
I costruttori dei santuari di Lalibela, forse, avevano “visto” l’esistenza
delle loro chiese all’interno delle colline: non hanno fatto altro che
“liberarle” da tutto il tufo che gli stava intorno. Ma, a differenza di
una statua, una chiesa è un edificio e un edificio è costituito
da una parte esterna ma anche, e soprattutto, da una parte interna: e allora
come si fa? Semplice (si fa per dire): si inizia con lo scavare le finestre
e dalle finestre a dalle porte si “entra”, scavando, ma più che
scavando, scolpendo, all’interno della chiesa con un lavoro molto simile
a quello delle termiti. Ma lo straordinario è il risultato di questo
lavoro: l’interno delle chiese non è una semplice grotta, ma è
una vera e propria chiesa, come siamo abituati a vedere le nostre chiese
“costruite”. Capitelli, colonne, bassorilievi, modanature, altari: il tutto
ricavato, mutuando Michelangelo, “semplicemente (si fa sempre per dire),
facendo uscire dalle porte e dalle finestre della chiesa, tutto ciò
che non assomiglia al suo interno”. Una precisa logica tecnica ha guidato
la mano di questi costruttori, yecnica che ha però anche un significato
mistico-religioso: non si scopre nulla ma si rivela qualcosa che nella
mente dei costruttori e nei disegni divini già esisteva. Straordinario,
veramente straordinario! Ciò che rende bene l’idea della grande
difficoltà di opere come queste, è che è vietato sbagliare:
costruendo, “aggiungo” e se sbaglio, disfo e poi ricostruisco; scavando
o scolpendo, “tolgo”, e se sbaglio, diventa impossibile, rimettere per
poi riscavare! Esistono santuari in Etiopia in cui, all’interno di una
chiesa è ricavata un’altra chiesa, sempre realizzata con il medesimo
concetto. Tale concetto realizzativo (dire “costruttivo” è quanto
mai improprio) ha una radice concettuale mistica: più ci si addentra
all’interno, più lo spazio, il luogo è sacro, tanto che all’interno
di uno di questi santuari, il più piccolo del gruppo di santuari
costituenti il nucleo principale di Lalibela, può accedere solamente
un sacerdote. E’ un’idea questa molto antica e del resto, siamo in un luogo
antico. All’interno dei templi egiziani esisteva la camera del Dio, cui
poteva accedere solamente il faraone che era la personificazione del Dio
e quindi divinità egli stesso. Nel Tempio di Salomone a Gerusalemme
esisteva il Sancta Sanctorum, dove veniva custodita l’Arca dell’Alleanza
con le Tavole della Legge, al quale poteva accedere solamente il sommo
sacerdote. L’archetipo dell’”interno”, base di questa simbologia, proviene,
dicono gli studiosi dei simboli, dal ventre della madre che rappresenta
la sacralità della vita. Ma come si diceva più sopra, tutto
il luogo è permeato di spiritualità e la spiritualità
si concretizza, appunto, in simboli. La croce, non è solo il segno
della Cristianità ma rappresenta, all’incrocio delle sue braccia,
il punto di riferimento e la centralità dell’uomo nell’universo.
Esso è un simbolo antichissimo che è stato elaborato in diversi
modi: dalla croce che più ci è familiare, la croce latina,
a quella greca, con le quattro braccia di ugual misura, alla croce uncinata,
simbolo del movimento e del divenire, alla croce ansata (ank) simbolo della
vita per gli egizi e segno di potere del faraone. Nella tradizione cristiana
d’Etiopia la croce viene sempre rappresentata senza il Cristo poichè,
nel Cristianesimo etiope, Cristo ha una sola essenza che è quella
divina e questo dogma è simboleggiato dall’assenza della corporeità
sulla croce. La rappresentazione tipica della Crocifissione mostra i due
ladroni crocifissi a lato della Croce vuota di Cristo. Il labirinto è
un’altra rappresentazione simbolica che ha avuto larga diffusione nella
storia dell’umanità. Nel caso specifico di Lalibela significa, come
per la maggior parte dell’iconografia cristiana, il percorso che l’uomo
deve fare per giungere alla Verità e quindi alla Salvezza. Il pellegrinaggio
ha sempre avuto questo significato di avvicinamento alla Salvezza, ed il
labirinto è un pellegrinaggio in miniatura. Per raggiungere la porta
della chiesa di S. Giorgio, si deve percorrere un labirinto scavato nel
tufo fatto di angusti passaggi e di stretti e bassi cunicoli. Musiche di
tamburo e di sistro e canti ininterrotti, contribuiscono a rendere ancora
più magica la realtà di questo posto che sembra esistere
in un altro mondo.
LUTTO
QUANTI ERAVAMO...
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