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CREN - Chivasso Rotary Electronic News Anno Rotariano 2002 - 2003 Presidente Pier Paolo CIVALLERI |
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"Grandi imprese e competitività dell'Italia e dell'Europa nella prospettiva della globalizzazione" Prof. Giovanni Zanetti PRESIEDE: Pier paolo CIVALLERI Ristorante
Villa Sassi - Torino
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LA RELAZIONE Grandi imprese e competitività dell'Italia e dell'Europa nella prospettiva della globalizzazione. Prof. Giovanni ZANETTI. La competitività non è un concetto a sè stante ma si deve inserire in un sistema, ad esempio il sistema-paese che deve fornire tutte quelle infrastrutture che contribuiscono a determinare la competitività. Tuttavia, per una analisi del fenomeno della competitività, sarebbe limitante rapportarsi ad un ambito ristretto come quello ad esempio, del nostro paese, così come non è corretto pensare ad una economia locale che si proietta in un contesto un pò più ampio dal momento che il contesto più ampio è esso stesso un fenomeno di competitività su scala globale. Un esempio di questa asserzione è che, il Primo ministro Cinese ha affermato recentemente che la Cina ha una capacità produttiva sufficiente a servire il mondo intero a condizioni competitive e, al momento, ha ancora tra 300 e 400 milioni di persone da impiegare. Lo scenario globale sta cambiando in maniera molto veloce e noi dobbiamo abituarci a reagire rapidamente a questi cambiamenti. La competitività quindi non può essere considerata come un semplice confronto tra il nostro paese e paesi come Francia e Germania, ma dobbiamo renderci conto che oggi esiste un problema di Europa come insieme che deve confrontarsi non solo con gli USA ed il Giappone ma anche con economie emergenti come appunto quella cinese o quella indiana che hanno tassi di sviluppo veramente altissimi. L'unità monetaria europea è sicuramente un grande passo avanti, ma si deve fondare su un sistema economico efficiente e quindi integrato che al momento è molto lontano dal realizzarsi. Alla base occorre una linea comune di politica economica che possa armonizzare e finalizzare verso un medesimo obbiettivo le grandi potenzialità dell'Europa. Questa mancanza di coordinamento fa si che il tasso di disoccupazione dell'Europa sia molto più alta rispetto agli USA ed al Giappone. Altro parametro da prendere in considerazione è l'andamento del tasso di produttività che è il rapporto tra il valore prodotto e le risorse impiegate; rispetto a tale fattore qualche anno fa Giappone era nettamente in testa e l'Europa, in taluni settori, era più avanti degli USA. Negli ultimi tempi si è assistito ad un rallentamento del Giappone e gli USA hanno preso un notevole vantaggio. Questo fenomeno è stato determinato da una variazione del rapporto capitale/lavoro: negli USA è cresciuta molto la quantità di capitale impiegato per lavoratore, mentre è diminuita l'intensità di capitale per unità di prodotto creando quindi nuove opportunità di occupazione. Mentre in Italia, per aumentare la produttività si è sempre agito cercando di diminuire il denominatore del rapporto quantità prodotta/mezzi di produzione, creando disoccupazione, il modello americano ha cercato di far aumentare il numeratore del rapporto e cioè il valore del prodotto, aumentando il tasso di produttività in modo sano e proficuo. Per ottenere questo risultato uno dei mezzi è stato un cospicuo investimento in ricerca. Negli ultimi 10 anni il rapporto pil/investimenti in ricerca negli USA e Giappone è stato del 2,6%, mentre in Europa è poco sopra l'1% e tende a calare. Ma cosa significa impiegare utilmente fondi nella ricerca applicata? Innanzitutto occorre poter disporre di una quantità di risorse sufficienti cosa che solo la grande azienda può garantire. Anche sotto questo profilo gli USA sono fortemente avvantaggiati, in quanto tra le 350 aziende più grandi del mondo il 50% circa è negli USA con un trend fortemente positivo, il 32% circa è in Europa, con un trend all'incirca stabile, ed il 18% circa in Giappone con un trend decisamente negativo. Se spostiamo quest'indagine all'interno dell'Europa osserviamo che il Regno Unito ha una posizione di predominanza (30% circa) seguito da Francia e Germania (25%) mentre l'Italia in questa graduatoria è situata molto indietro (10%). anche se, specialmente a livello bancario abbiamo assistito nel nostro paese a un significativi fenomeni di aggregazione. Tale situazione si evince anche dal censimento delle imprese del 1996 (ma oggi la situazione non è molto cambiata), dal quale si ricava che l'83% delle imprese occupa meno di 10 addetti. mentre quelle che occupano fino a 20 addetti rappresentano il 93% del totale. Anche il tasso di specializzazione delle aziende italiane dimostra che la maggiore specializzazione si ha nei settori dell'industria dei prodotti comuni (mobili, calzature, tessile ecc.) mentre molto bassa è la specializzazione nei settori a tecnologia avanzata. Tutto ciò dimostra che l'Italia, senza una forte e rapida riconversione, si trova poco attrezzata a competere su di uno scenario di livello mondiale. Particolarmente preoccupante è quindi l'attuale situazione della Fiat: se noi oggi perdiamo la Fiat, perdiamo la gran parte della grande azienda che può innescare quei meccanismi di ricerca e sviluppo che sono indispensabili per la competitività dell'intero sistema Italia. Questo discorso non è particolarmente ben accolto in taluni settori dell'imprenditoria italiana e viene scambiato per mera passione per il grande. Ma non sempre "piccolo è bello": bisogna scegliere se essere in Europa come la Grecia o come la Germania o la Francia. Bisogna sottolineare che attualmente la politica industriale non è certamente rivolta in questa direzione. Ma allora dobbiamo giudicarci perdenti? No perchè in Italia abbiamo sempre avuto aziende che hanno saputo svilupparsi anche in mancanza di una vera politica industriale. Negli anni passati l'Italia ha acquisito competitività ricorrendo ad artifici come la svalutazione della moneta, cosa che ora non si può più fare; oppure le aziende italiane insediano stabilimenti in Romania o Bulgaria dove ci sono bassi costi della manodopera, ma dove è bassa anche la specializzazione. Questi sono espedienti che non risolvono i problemi strutturali. I punti di forza della struttura produttiva italiana attuale sono nati dalla deverticalizzazione della produzione con enucleazione di fasi produttive e creazione di aziende estremamente specializzate anche di piccole dimensioni ma in grado di fornire un mercato mondiale, grazie anche ad innovazioni di processo fondati sulla meccanizzazione flessibile. La supply chain, cioè la struttura di interazione reticolare tra le varie aziende al posto di una struttura verticalizzata, è un'altra delle forze del nostro sistema produttivo. Questi modelli, creando forti sinergie tra le aziende, suppliscono in certo modo al problema della dimensione e rendono possibili ricerca e sviluppo consorziati. Altro vantaggio è quello dell'alta specializzazione che per essere raggiunta in altri paesi, ha la necessità di tempi almeno pari a quelli che sono occorsi nelle nostre strutture. Queste sono attualmente le carte vincenti del nostro sistema produttivo che dovranno però essere implementati in quanti più settori possibile nel minor tempo possibile. A testimonianza
del successo della relazione si sono susseguite una serie di interessanti
domande che hanno dato luogo ad una animata discussione.
Giovedì
7 Novembre 2002
Prof. Felipe Fernandez-Armesto 14 Novembre 2002
Nell’ambito di un ciclo di conferenze di altissimo livello “Incontri sul Pianeta – Un vocabolario di idee per il nuovo secolo”, organizzate da Isvor Knowlwdge System e Cap Gemini Ernst & Young, e con il patrocinio del nostro distretto, ho assistito all’interessantissima conferenza : “Mondi discontinui.Valori ed esperienze cognitive nella storia della civilizzazione” tenuta dal Prof. Felipe Fernandez-Armesto docente e scrittore di fama mondiale. Felipe Fernandez-Armesto è docente di storia moderna all'Università di Oxford, dopo aver insegnato alla Brown University di Providence e all'Università di Warwick. Fra i suoi libri ricordiamo Before Columbus. Exploration and Colonization from the Mediterranean to the Atlantic, 1229-1492 Columbus , The Times Atlas of World Exploration: 3,000 Years of Exploring, Explorers fino al recentissimo Civilizations: culture, ambition, and the transformation of nature , in cui tenta un bilancio comparato dei valori e delle esperienze cognitive delle varie civilità della storia umana, così diverse quanto ad ambienti, valori e sistemi culturali. In italiano è stato tradotto Millennium: il racconto di mille anni della storia del mondo (Milano, Mondadori, 1999), un approccio sintetico alla storia del mondo dal 1000 al 2000, uno dei saggi più chiari e brillanti di una vera storia planetaria, che interconnette gli apporti e le vicende delle varie aree del mondo. Ecco la sua breve prefazione alla conferenza : Analizzerò
la globalizzazione in un ampio contesto storico. Ritengo che la molteplicità
e la differenziazione delle culture siano, da un punto di vista, i temi
principali della storia globale le cui conseguenze influenzano i valori
e le abitudini cognitive incompatibili tra loro e profondamente radicati.
Per capire quanto sia difficile favorire una tendenza culturale comune
dobbiamo affrontare una questione di portata tale che fino ad ora è
stata a mala pena affrontata, e certamente non si è stati in grado
di dare una risposta: perché la cultura cambia e perché la
velocità dei cambiamento sembra aumentare? Suggerirò
un approccio a questa domanda, che porta inevitabilmente ad un'altra domanda
di importanza basilare: qual è la differenza fra continuità
e rottura, le due estremità sull'asse dei cambiamento? La
storia è un percorso disseminato fra le rovine: cosa intendiamo
fare per evitare di aggiungerne altre? La teoria dei sistemi propone
risposte contraddittorie; la storia ha il merito di non fornire risposte,
nemmeno quelle errate, ma è, come sappiamo, maestra di vita e fonte
di lezioni di assoluta importanza.
I nostri soci in.... trasferta. Silvia
Favetta ha partecipato, lo scorso giovedì 14 Novembre, alla Conferenza
dei Servizi dell'Azienda Sanitaria n.7 svoltasi presso la Sala Consiliare
del Comune di Settimo Torinese con una relazione dal titolo "Il Dipartimento
Funzionale Materno Infantile".
QUANTI ERAVAMO...
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