ROTARY CLUB CHIVASSO
CREN - Chivasso Rotary Electronic News

Anno Rotariano 2002 - 2003

Presidente Pier Paolo CIVALLERI

BOLLETTINO N° 1694 - CREN N° 124

"La Terra inquieta.
Terremoti e vulcani"

Dott. Gianfranco GARDENGHI

PRESIEDE: Pier Paolo CIVALLERI

Ristorante Villa Sassi - Torino

5 Dicembre 2002


HOMEPAGE BOLLETTINI
 

LE PROSSIME RIUNIONI
14/12/02
Distribuzione delle Borse di Studio della Fondazione 
Rotariana Paul P. Harris di Chivasso
con la presenza del Governatore Distrettuale Giuseppe VIale
Ore 16:00 Chiesa della Madonna degli Angeli
Chivasso
 
20/12/02
"Serata degli auguri di Natale"
Ore 20:00 - Ristorante Villa Sassi - Torino
 
29/12/02
Cena conviviale organizzata dal RC Susa-Valsusa
Ore 20:00 - Ristorante Tabor - Beaulard (Bardonecchia)
 Per prenotazioni rivolgersi al Prefetto Sergio Marocco.
 
 
Ci rivedremo nell'anno nuovo......
 
09/01/03
Riunione riservata ai soci
Ore 20:00 - Chiesa degli Angeli - Chivasso
Con buffet
      
16/01/03
NON CI SARA' RIUNIONE
 

 


LA RELAZIONE
 

"La Terra inquieta: terremoti e vulcani."

Dott. Gianfranco GARDENGHI

(Relazione a cura di Gianfranco Gardenghi)




Terremoti e vulcani sono l’espressione della “vitalità” del nostro pianeta, legati come sono ai continui movimenti reciproci di quelle parti più superficiali della crosta terrestre dette anche “zolle” e sulle quali si agitano, in perenne inquietudine, miliardi di esserini.
Chi avrà avuto la pazienza di seguire il relatore potrà ricordare il lucido che raffigurava la superficie terrestre suddivisa in un certo numero di zolle i cui limiti erano sottolineati da una moltitudine di puntini corrispondenti appunto alla localizzazione di distretti vulcanici e di ipocentri.
Intendiamoci subito perciò! Terremoti e vulcani sono fenomeni naturali e non calamità; di per sé non sono certo gli “assassini” dei titoloni di quotidiani: il problema si pone quando essi si fanno sentire (eccome!) laddove gli esserini di cui sopra hanno costruito le loro attività.
Il sisma che si verificò nel 1964 in Alaska, uno dei più intensi della storia dell’umanità, non causò quasi danni e fece forse un paio di vittime laddove vi è una densità abitativa di un abitante o due per chilometro quadrato.
Il terremoto è un istantaneo, violento rilascio di energia conseguente all’interazione fra due di quelle zolle di cui si diceva (al contrario, anche se è una contraddizione in termini, del bradisisma nel quale la liberazione dell’energia accumulata avviene lentamente).
Spazialmente quindi i terremoti, ma anche i vulcani, sono localizzati in corrispondenza delle catene montuose, delle dorsali oceaniche, delle grandi faglie trascorrenti, prodotti appunto di quel continuo gigantesco “autoscontro” al quale può essere paragonata la crosta terrestre, dove le vetturette sono rappresentate dalle zolle (la litosfera continentale) e la pista dalla sottostante litosfera oceanica.
Solo i primi 700 km (dei circa 6000 del raggio terrestre) sono sede di ipocentri (il luogo in cui si è verificato il rilascio di energia) e di questi la maggior parte è concentrata nei primi 60 km, a dimostrazione della prevalente (oltre il 90%) origine tettonica dei terremoti.
Una minima parte di essi può essere ricondotta ad altre cause naturali (eruzioni vulcaniche, crolli di grandi cavità carsiche, grandi masse franate in specchi d’acqua come nel caso del disastro del Vajont) ma anche artificiali (cicli di invaso-svaso di grandi dighe, esplosioni nucleari, energizzazione controllata del terreno per fini di studio o, ahinoi, bellici).
Importante! Non esiste una correlazione diretta tra la sismicità di origine tettonica e quella legata alle eruzioni, quest’ultima riconducibile essenzialmente alle modificazioni della camera magmatica (insomma il vulcano è un po’ come un grosso brufolo che si infiamma).
Si diceva della Terra inquieta: si pensi che in un trentennio di osservazioni sono stati registrati da 10.000 a 100.000 terremoti all’anno, dei quali per fortuna solo (si fa per dire) 5.000 in grado di causare danni!
Importantissimo!! I terremoti non si possono prevedere, se per previsione si intende l’affermazione “il giorno x del mese y fra n anni avverrà nella località z un sisma del 9 grado Mercalli (scala qualitativa basata sulla valutazione, a posteriori, degli effetti) ovvero 6.2 Richter (scala quantitativa che misura, sempre a posteriori, la magnitudo ovvero l’attenuazione logaritmica del rilascio di energia dall’ipocentro)”.
Lo studio di tutti quei segnali – i segni premonitori – di natura sia geofisica e geologica (modificazione di campi gravitazionali, magnetici, elettrici, comparsa o scomparsa di sorgenti, variazioni di gas quali il Radon nelle acque, ecc.) che percettiva (comportamento degli animali, ipersensibilità di alcuni umani) non è ancora in grado di fornire validi modelli previsionali.
Secondo scienza e coscienza, come si suol dire, è solo possibile sostenere che in una certa zona il bagaglio di conoscenze acquisite essenzialmente sul piano storico, geologico e geofisico è possibile, per la accertata presenza appunto di una struttura sismogenetica, il verificarsi di un sisma di una certa intensità.
E anche in questo caso ci vuol prudenza perché neppure il concetto di tempo di ritorno è affidabile: un caso per tutti i due eventi accaduti a brevissima distanza (maggio e poi settembre) nel 1976 in Friuli, a dispetto del tempo di ritorno stimato per quella intensità sismica e per quell’area.
Insomma, abbiamo a che fare con complessi fenomeni naturali, intrinsecamente incostanti, e come sempre accade trattando di essi, beh ….. due più due potrebbe anche non fare sempre quattro!
Va meglio nel caso dei vulcani, per quali ormai gli indicatori di attività e le tecniche e le tecnologie per monitorarli sono tali da consentire la taratura di scenari e l’adozione di misure conseguenti, finalizzate soprattutto a salvare il maggior numero possibile di quegli esserini i quali, improvvidamente ma tant’è, hanno avuto l’idea di insediarsi sui fianchi di questi, come li abbiamo chiamati, brufoloni.
Prendiamo il Vesuvio: oggi quiescente dal 1944 e ipermonitorato, ma un domani molto vicino si risveglierà e, se lo farà secondo i canoni esplosivi della storica eruzione pliniana del 79 d.C. che distrusse Ercolano e Pompei, beh…oggi in quelle aree ci vivono più o meno 800.000 persone!
In ogni caso, non previsione – o parziale previsione – non esclude la prevenzione!
Per quanto riguarda i terremoti è assolutamente possibile costruire edifici antisismici (e le leggi italiane in materia sono più che sufficienti, basta osservarle), anche se l’edificio antisismico per definizione non esiste: dovrebbe essere un bunker in cemento armato interrato; meglio realizzare edifici non alti, strutturalmente omogenei e in grado di subire il minor danno possibile in relazione alla scossa più intensa attesa per quel sito.
Più problematico, e costoso, l’adeguamento degli edifici esistenti: si pensi ad esempio ai centri storici di paesi e città d’arte, ma anche ai nuclei per niente storici e semplicemente mal costruiti di edilizia convenzionata degli anni 50-70 e non solo.
Molto importante! Tutto ciò non mette in sicurezza se avviene prescindendo dalla conoscenza a grande (macrozonazione) e piccola (microzonazione) scala del contesto geologico locale, anzi! Si corre il rischio di vanificare quanto sotto il profilo ingegneristico appare del tutto corretto.
E gli esempi non mancano, principalmente dovuti ad amplificazioni sismiche locali, tutti assolutamente riconducibili alla non conoscenza dello scenario geologico: si va dai fenomeni di liquefazione che a Città del Messico, e non solo, che hanno fatto letteralmente rovesciare, senza crollo, palazzi antisismici, alla diversa orientazione di edifici, sempre correttamente costruiti, rispetto alla direzione prevalente di arrivo dei treni d’onda sismici (Friuli, 1976) per non parlare degli effetti di amplificazione legati a situazioni morfologiche di fondovalle o sommitali (Irpinia, 1980).
Semplificando molto, in ordine di rischio decrescente tre sono gli scenari più frequenti: (1) modesto spessore di depositi sciolti, incoerenti, con falda freatica prossima alla superficie sovrastanti il substrato roccioso: le onde sismiche diminuiscono di frequenza ed aumentano pericolosamente di ampiezza passando dalla roccia a sabbie, limi, ghiaie; (2) manufatti costruiti direttamente sulla roccia, il cui stato di compattezza influisce direttamente sulla propagazione delle onde sismiche le quali, per altro, viaggiano fortunatamente al suo interno con frequenza relativamente elevata e bassa ampiezza; (3) notevoli spessori di depositi sciolti quali ghiaie, sabbie, argille sovrastanti il substrato litoide collocato a grande profondità: è il caso della Pianura Padana e quindi di Torino, Milano, ecc. le quali possono risentire di terremoti con epicentro anche piuttosto lontano, ma senza subire danni grazie alla capacità di smorzamento del potente materasso alluvionale.
Per quanto riguarda i vulcani la migliore prevenzione possibile consiste nel non andare a vivere sui loro fianchi.
In entrambi i casi, essenziale la predisposizione di piani di protezione civile ma soprattutto, e ne sottolineo l’importanza, conta l’informazione delle popolazioni al fine della conoscenza del rischio e della adozione di comportamenti virtuosi.
Corre un brivido lungo la schiena se si pensa al caotico insediamento di centinaia di migliaia di persone sui versanti del Vesuvio la cui attività eruttiva è, a differenza di quella dell’Etna, segnatamente esplosiva!
Pensiamo per un attimo all’edificio vulcanico che, sotto la spinta irrefrenabile di milioni di metri cubi di gas in condizione di altissima temperatura e pressione, viene letteralmente lanciato, come avviene ad un tappo di champagne quando si agita la bottiglia, anche a 30 km di altezza collassando poi, quando la spinta si esaurisce, e rotolando lungo i fianchi di ciò che resta del rilievo montagnoso, si abbatte sotto forma di valanga di ceneri e lapilli infuocati che viaggia a 150-170 km/ora, tutto distruggendo.
 



Pensare in grande aiuta a fare grandi cose.


Questo è il titolo di una interessante intervento che Massimo Melesi (P.P. RC Treviglio e Pianura Bergamasca) ha tenuto al Convegno Distrettuale sulla Rotary Foundation che si è svolto sabato 30 Novembre a Chiavari ed al quale, in rappresentanza del nostro Club,  hanno assistito Gianni Montalenti e Guido Anfosso. E' la storia del compianto Sergio Mulitsch, rotariano dello stesso Club che, intorno alla fine degli anni '70, adempiendo ad una richiesta giunta dalle Filippine, inviò 500.000 dosi di vaccino antipolio. Dopo le Filippine, fu la volta del Marocco e quindi iniziò a balenare nella mente di questo grande personaggio, l'idea che la lotta contro la poliomielite potesse diventare un programma a più vasto raggio coinvolgendo le strutture del Rotary International. Egli presentò il progetto al Board del Rotary International ad Evanston e nel 1985 la Rotary Foundation decise di fare proprio il progetto con l'obbiettivo di eradicare la poliomilelite dall'intero pianeta possibilmente entro il 2005, anno in cui cadrà il Centenario del Rotary. Nacque così il programma Polio Plus, che è condotto insieme all'Unicef e all'OMS. Fino ad oggi sono stati vaccinati più di 2 miliardi di bambini con una spesa di 373 milioni di dollari ed alla fine del programma la spesa totale raggiungerà una cifra prossima ai 500 milioni di dollari.  Questa geniale idea che, tra le altre cose ha valso al Rotary International un seggio permanente all'ONU, è stata resa possibile principalmente dai seguenti fattori: il basso costo del vaccino: una dose di vaccino equivale al costo di una sigaretta. A questo proposito bisogna dire che Albert Sabin, rotariano e scopritore del vaccino che porta il suo nome, rinunciò a brevettare il vaccino rinunciando contemporaneamente a diventare mutimiliardario in dollari, ma consentendo la diffusione dello stesso in tutto il mondo ad un costo estremamente basso. La facilità di somministrazione fu il secondo motivo che consentì il procedere dell'operazione: il vaccino Sabin si somministra per bocca e questo fatto consentì ad un gran numero di volontari rotariani, anche non medici, di scendere in campo per contribuire all'operazione. Nelle prime fasi, la Sclavo, industria farmaceutica produttrice del vaccino, dette un considerevole contributo all'operazione. Ma alla base di tutto ci fu l'idea geniale di Sergio Mulitsch e la sua convinzione che questo programma poteva essere realizzato: pensare in grande aiuta a fare grandi cose. Questo è il grande insegnamento che dobbiamo trarre da questa straordinaria esperienza: l'energia che si impiega per un progetto di media portata è la stessa che si utilizza per un grande progetto: l'essenziale è la convinzione. Ricordiamo sempre che se un uomo ha un sogno, e ci crede fermamente, tutte le forze dell'universo si coalizzeranno per far sì che questo sogno si realizzi.
 
 

Laurea!!!!

Beppe Cernusco, ci ha comunicato che il figlio Andrea ha conseguito la Laurea in Legge. Al Dottor Andrea Cernusco vanno le nostre più vive congratulazioni per l'importante traguardo raggiunto ed al papà un sincero ringraziamento per quanto ha voluto devolvere in questa occasione, alla Fondazione Paul P. Harris di Chivasso.
 
 


 

QUANTI ERAVAMO...


Soci presenti :
Assenze preavvisate :
Soci in dispensa permanente :
Consorti dei soci : 
Ospiti dei Soci :
Presenze compensate :
Soci Rotaract :

   Assiduità : 

41
9
2
6
1
5
1

67,65%

Sito Internet: http://www.rotarychivasso.org
E-mail: Segreteria segre@rotarychivasso.org
E-mail: Webmaster webmast@rotarychivasso.org