LA
RELAZIONE
"La
Terra inquieta: terremoti e vulcani."
Dott.
Gianfranco GARDENGHI
(Relazione
a cura di Gianfranco Gardenghi)
Terremoti
e vulcani sono l’espressione della “vitalità” del nostro pianeta,
legati come sono ai continui movimenti reciproci di quelle parti più
superficiali della crosta terrestre dette anche “zolle” e sulle quali si
agitano, in perenne inquietudine, miliardi di esserini.
Chi
avrà avuto la pazienza di seguire il relatore potrà ricordare
il lucido che raffigurava la superficie terrestre suddivisa in un certo
numero di zolle i cui limiti erano sottolineati da una moltitudine di puntini
corrispondenti appunto alla localizzazione di distretti vulcanici e di
ipocentri.
Intendiamoci
subito perciò! Terremoti e vulcani sono fenomeni naturali e non
calamità; di per sé non sono certo gli “assassini” dei titoloni
di quotidiani: il problema si pone quando essi si fanno sentire (eccome!)
laddove gli esserini di cui sopra hanno costruito le loro attività.
Il
sisma che si verificò nel 1964 in Alaska, uno dei più intensi
della storia dell’umanità, non causò quasi danni e fece forse
un paio di vittime laddove vi è una densità abitativa di
un abitante o due per chilometro quadrato.
Il
terremoto è un istantaneo, violento rilascio di energia conseguente
all’interazione fra due di quelle zolle di cui si diceva (al contrario,
anche se è una contraddizione in termini, del bradisisma nel quale
la liberazione dell’energia accumulata avviene lentamente).
Spazialmente
quindi i terremoti, ma anche i vulcani, sono localizzati in corrispondenza
delle catene montuose, delle dorsali oceaniche, delle grandi faglie trascorrenti,
prodotti appunto di quel continuo gigantesco “autoscontro” al quale può
essere paragonata la crosta terrestre, dove le vetturette sono rappresentate
dalle zolle (la litosfera continentale) e la pista dalla sottostante litosfera
oceanica.
Solo
i primi 700 km (dei circa 6000 del raggio terrestre) sono sede di ipocentri
(il luogo in cui si è verificato il rilascio di energia) e di questi
la maggior parte è concentrata nei primi 60 km, a dimostrazione
della prevalente (oltre il 90%) origine tettonica dei terremoti.
Una
minima parte di essi può essere ricondotta ad altre cause naturali
(eruzioni vulcaniche, crolli di grandi cavità carsiche, grandi masse
franate in specchi d’acqua come nel caso del disastro del Vajont) ma anche
artificiali (cicli di invaso-svaso di grandi dighe, esplosioni nucleari,
energizzazione controllata del terreno per fini di studio o, ahinoi, bellici).
Importante!
Non esiste una correlazione diretta tra la sismicità di origine
tettonica e quella legata alle eruzioni, quest’ultima riconducibile essenzialmente
alle modificazioni della camera magmatica (insomma il vulcano è
un po’ come un grosso brufolo che si infiamma).
Si
diceva della Terra inquieta: si pensi che in un trentennio di osservazioni
sono stati registrati da 10.000 a 100.000 terremoti all’anno, dei quali
per fortuna solo (si fa per dire) 5.000 in grado di causare danni!
Importantissimo!!
I terremoti non si possono prevedere, se per previsione si intende l’affermazione
“il giorno x del mese y fra n anni avverrà nella località
z un sisma del 9 grado Mercalli (scala qualitativa basata sulla valutazione,
a posteriori, degli effetti) ovvero 6.2 Richter (scala quantitativa che
misura, sempre a posteriori, la magnitudo ovvero l’attenuazione logaritmica
del rilascio di energia dall’ipocentro)”.
Lo
studio di tutti quei segnali – i segni premonitori – di natura sia geofisica
e geologica (modificazione di campi gravitazionali, magnetici, elettrici,
comparsa o scomparsa di sorgenti, variazioni di gas quali il Radon nelle
acque, ecc.) che percettiva (comportamento degli animali, ipersensibilità
di alcuni umani) non è ancora in grado di fornire validi modelli
previsionali.
Secondo
scienza e coscienza, come si suol dire, è solo possibile sostenere
che in una certa zona il bagaglio di conoscenze acquisite essenzialmente
sul piano storico, geologico e geofisico è possibile, per la accertata
presenza appunto di una struttura sismogenetica, il verificarsi di un sisma
di una certa intensità.
E
anche in questo caso ci vuol prudenza perché neppure il concetto
di tempo di ritorno è affidabile: un caso per tutti i due eventi
accaduti a brevissima distanza (maggio e poi settembre) nel 1976 in Friuli,
a dispetto del tempo di ritorno stimato per quella intensità sismica
e per quell’area.
Insomma,
abbiamo a che fare con complessi fenomeni naturali, intrinsecamente incostanti,
e come sempre accade trattando di essi, beh ….. due più due potrebbe
anche non fare sempre quattro!
Va
meglio nel caso dei vulcani, per quali ormai gli indicatori di attività
e le tecniche e le tecnologie per monitorarli sono tali da consentire la
taratura di scenari e l’adozione di misure conseguenti, finalizzate soprattutto
a salvare il maggior numero possibile di quegli esserini i quali, improvvidamente
ma tant’è, hanno avuto l’idea di insediarsi sui fianchi di questi,
come li abbiamo chiamati, brufoloni.
Prendiamo
il Vesuvio: oggi quiescente dal 1944 e ipermonitorato, ma un domani molto
vicino si risveglierà e, se lo farà secondo i canoni esplosivi
della storica eruzione pliniana del 79 d.C. che distrusse Ercolano e Pompei,
beh…oggi in quelle aree ci vivono più o meno 800.000 persone!
In
ogni caso, non previsione – o parziale previsione – non esclude la prevenzione!
Per
quanto riguarda i terremoti è assolutamente possibile costruire
edifici antisismici (e le leggi italiane in materia sono più che
sufficienti, basta osservarle), anche se l’edificio antisismico per definizione
non esiste: dovrebbe essere un bunker in cemento armato interrato; meglio
realizzare edifici non alti, strutturalmente omogenei e in grado di subire
il minor danno possibile in relazione alla scossa più intensa attesa
per quel sito.
Più
problematico, e costoso, l’adeguamento degli edifici esistenti: si pensi
ad esempio ai centri storici di paesi e città d’arte, ma anche ai
nuclei per niente storici e semplicemente mal costruiti di edilizia convenzionata
degli anni 50-70 e non solo.
Molto
importante! Tutto ciò non mette in sicurezza se avviene prescindendo
dalla conoscenza a grande (macrozonazione) e piccola (microzonazione) scala
del contesto geologico locale, anzi! Si corre il rischio di vanificare
quanto sotto il profilo ingegneristico appare del tutto corretto.
E
gli esempi non mancano, principalmente dovuti ad amplificazioni sismiche
locali, tutti assolutamente riconducibili alla non conoscenza dello scenario
geologico: si va dai fenomeni di liquefazione che a Città del Messico,
e non solo, che hanno fatto letteralmente rovesciare, senza crollo, palazzi
antisismici, alla diversa orientazione di edifici, sempre correttamente
costruiti, rispetto alla direzione prevalente di arrivo dei treni d’onda
sismici (Friuli, 1976) per non parlare degli effetti di amplificazione
legati a situazioni morfologiche di fondovalle o sommitali (Irpinia, 1980).
Semplificando
molto, in ordine di rischio decrescente tre sono gli scenari più
frequenti: (1) modesto spessore di depositi sciolti, incoerenti, con falda
freatica prossima alla superficie sovrastanti il substrato roccioso: le
onde sismiche diminuiscono di frequenza ed aumentano pericolosamente di
ampiezza passando dalla roccia a sabbie, limi, ghiaie; (2) manufatti costruiti
direttamente sulla roccia, il cui stato di compattezza influisce direttamente
sulla propagazione delle onde sismiche le quali, per altro, viaggiano fortunatamente
al suo interno con frequenza relativamente elevata e bassa ampiezza; (3)
notevoli spessori di depositi sciolti quali ghiaie, sabbie, argille sovrastanti
il substrato litoide collocato a grande profondità: è il
caso della Pianura Padana e quindi di Torino, Milano, ecc. le quali possono
risentire di terremoti con epicentro anche piuttosto lontano, ma senza
subire danni grazie alla capacità di smorzamento del potente materasso
alluvionale.
Per
quanto riguarda i vulcani la migliore prevenzione possibile consiste nel
non andare a vivere sui loro fianchi.
In
entrambi i casi, essenziale la predisposizione di piani di protezione civile
ma soprattutto, e ne sottolineo l’importanza, conta l’informazione delle
popolazioni al fine della conoscenza del rischio e della adozione di comportamenti
virtuosi.
Corre
un brivido lungo la schiena se si pensa al caotico insediamento di centinaia
di migliaia di persone sui versanti del Vesuvio la cui attività
eruttiva è, a differenza di quella dell’Etna, segnatamente esplosiva!
Pensiamo
per un attimo all’edificio vulcanico che, sotto la spinta irrefrenabile
di milioni di metri cubi di gas in condizione di altissima temperatura
e pressione, viene letteralmente lanciato, come avviene ad un tappo di
champagne quando si agita la bottiglia, anche a 30 km di altezza collassando
poi, quando la spinta si esaurisce, e rotolando lungo i fianchi di ciò
che resta del rilievo montagnoso, si abbatte sotto forma di valanga di
ceneri e lapilli infuocati che viaggia a 150-170 km/ora, tutto distruggendo.
Pensare
in grande aiuta a fare grandi cose.
Questo
è il titolo di una interessante intervento che Massimo Melesi (P.P.
RC Treviglio e Pianura Bergamasca) ha tenuto al Convegno Distrettuale sulla
Rotary Foundation che si è svolto sabato 30 Novembre a Chiavari
ed al quale, in rappresentanza del nostro Club, hanno assistito Gianni
Montalenti e Guido Anfosso. E' la storia del compianto Sergio Mulitsch,
rotariano dello stesso Club che, intorno alla fine degli anni '70, adempiendo
ad una richiesta giunta dalle Filippine, inviò 500.000 dosi di vaccino
antipolio. Dopo le Filippine, fu la volta del Marocco e quindi iniziò
a balenare nella mente di questo grande personaggio, l'idea che la lotta
contro la poliomielite potesse diventare un programma a più vasto
raggio coinvolgendo le strutture del Rotary International. Egli presentò
il progetto al Board del Rotary International ad Evanston e nel 1985 la
Rotary Foundation decise di fare proprio il progetto con l'obbiettivo di
eradicare la poliomilelite dall'intero pianeta possibilmente entro il 2005,
anno in cui cadrà il Centenario del Rotary. Nacque così il
programma Polio Plus, che è condotto insieme all'Unicef e all'OMS.
Fino ad oggi sono stati vaccinati più di 2 miliardi di bambini con
una spesa di 373 milioni di dollari ed alla fine del programma la spesa
totale raggiungerà una cifra prossima ai 500 milioni di dollari.
Questa geniale idea che, tra le altre cose ha valso al Rotary International
un seggio permanente all'ONU, è stata resa possibile principalmente
dai seguenti fattori: il basso costo del vaccino: una dose di vaccino equivale
al costo di una sigaretta. A questo proposito bisogna dire che Albert Sabin,
rotariano e scopritore del vaccino che porta il suo nome, rinunciò
a brevettare il vaccino rinunciando contemporaneamente a diventare mutimiliardario
in dollari, ma consentendo la diffusione dello stesso in tutto il mondo
ad un costo estremamente basso. La facilità di somministrazione
fu il secondo motivo che consentì il procedere dell'operazione:
il vaccino Sabin si somministra per bocca e questo fatto consentì
ad un gran numero di volontari rotariani, anche non medici, di scendere
in campo per contribuire all'operazione. Nelle prime fasi, la Sclavo, industria
farmaceutica produttrice del vaccino, dette un considerevole contributo
all'operazione. Ma alla base di tutto ci fu l'idea geniale di Sergio Mulitsch
e la sua convinzione che questo programma poteva essere realizzato: pensare
in grande aiuta a fare grandi cose. Questo è il grande insegnamento
che dobbiamo trarre da questa straordinaria esperienza: l'energia che si
impiega per un progetto di media portata è la stessa che si utilizza
per un grande progetto: l'essenziale è la convinzione. Ricordiamo
sempre che se un uomo ha un sogno, e ci crede fermamente, tutte le forze
dell'universo si coalizzeranno per far sì che questo sogno si realizzi.
Laurea!!!!
Beppe
Cernusco, ci ha comunicato che il figlio Andrea ha conseguito la Laurea
in Legge. Al Dottor Andrea Cernusco vanno le nostre più vive congratulazioni
per l'importante traguardo raggiunto ed al papà un sincero ringraziamento
per quanto ha voluto devolvere in questa occasione, alla Fondazione Paul
P. Harris di Chivasso.
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Assenze
preavvisate :
Soci
in dispensa permanente :
Consorti
dei soci :
Ospiti
dei Soci :
Presenze
compensate :
Soci
Rotaract :
Assiduità :
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67,65%
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