LA
RELAZIONE
"Scafi
e vele sul palcoscenico del Golfo di Hauraki: dentro e fuori le quinte
del più grande spettacolo del mondo. La Coppa America."
Dott.
Ing. Alessandro PEZZOLI.
L’Ing.
Alessandro Pezzoli è docente incaricato di Idrologia nel Politecnico
di Torino e ricercatore confermato presso il Dipartimento di Idraulica
e Infrastrutture Civili di quell’Ateneo.
Già
proveniente quale Ufficiale di Complemento dai ranghi della Marina Militare
nel Corpo delle Capitanerie di Porto, Ufficiale di collegamento con gli
omologhi francesi durante il tragico affondamento della petroliera Haven
nel Golfo di Genova, l’ing. Pezzoli ha vinto numerose borse di studio italiane
e straniere del Politecnico di Losanna, della NATO e del CNR, del Quai
d’Orsay (Ministero degli Affari Esteri francese) ed ha conseguito il titolo
di “Ph.D. in Meteorologia e Oceanografia” presso l’Università di
Tolone, città sede del Comando del Mediterraneo della Marina francese,
ove ha tenuto numerose applaudite conferenze.
Gli
sono quindi congeniali i problemi di costruzioni idrauliche e marittime
che insieme alla naturale passione per il mare e la vela, lo hanno condotto
a dedicarsi allo studio idro-aerodinamico dei fenomeni atmosferici in senso
lato e ad attrezzare un efficiente Laboratorio Meteoidrologico presso 11
Politecnico di Torino.
E’
corrispondente della Rivista “Fare Vela”, sulla quale ogni mese compare
una sua rubrica di Meteorologia Marina.
Dopo
numerose e ben riuscite esperienze, tra cui compare anche l’attività
di “Analista Dati Meteo-Oceanografici” svolta per il Consorzio Prada durante
la Campagna di Coppa America del 2000, ha ottenuto il titolo di Associate
Fellow del Royal Institute of Navigation.
Alessandro
Pezzoli stato “Team Meteorologist” di Mascalzone Latino America’s Cup Challanger
2003, sfidante ufficiale italiano all’America’s Cup del 2003. Durante questi
ultimi due anni di studio ha sviluppato una dettagliata analisi climatologica
del sito di regata ad Auckland ed ha svolto un approfondito studio delle
condizioni “medie locali” di vento e di mare, che è indispensabile
ai progettisti degli scafi e delle vele. Ha assistito il Sailing Team dal
punto di vista previsionale per il periodo preparatorio e di allenamento
in Italia, nonché per il periodo dì regate della Louis Vuitton
Cup nel Golfo di Hauraki ad Auckland in Nuova Zelanda.
Chi
ha seguito lo svolgimento della Louis Vitton Cup, non ha potuto rendersi
conto di tutto ciò che sta dietro alle quinte dei team che partecipano
ad un impresa di questo genere. Per dare subito una dimensione a ciò
che l’America’s Cup significa, diciamo che i teams più importanti
lavorano a tempo pieno da un’edizione alla successiva (3 anni) con l’impiego
di un numero variabile di persone tra le 60 e le 150; è necessario
avere a disposizione e quindi progettare e poi costruire, almeno due barche
per poter eseguire degli speed-tests e valutare così le modifiche
che vengono fatte sulla barca destinata a gareggiare. La grande differenza
tra i team più importanti e quelli di secondo piano, sta quindi
nell’impegno economico che ciascun team può mettere in campo. Ad
esempio, il team di Mascalzone Latino (o meglio il Reale Yacht Club
Savoia di Napoli, perché la sfida al detentore dell’A.’s C. è
lanciata dal club velico cui appartiene la barca) è un team molto
piccolo formato “solamente” da una sessantina di persone e la sua partecipazione
alla Louis Vuitton’s Cup non era destinata ad avere un grande successo
come risultato sportivo. E’ stata una grande emozione per i componenti
del team, l’essere riusciti a vincere una regata nella prima parte della
competizione contro i francesi di Le Defì e la partecipazione della
barca italiana è stata attorniata da un clima di simpatia e di stima
da parte di tutto l’ambiente dell’A.’s C.. I giornali hanno titolato “operazione
simpatia” la partecipazione del team di Napoli che già si presentava
con un nome piuttosto scanzonato. Ma tutt’altro che scanzonato è
stato l’impegno che ciascun componente del team ha messo nell’impresa e
sicuramente lo stress e la concentrazione non sono stati inferiori a quelli
dei teams di primo piano. Le giornate di gara sono estremamente impegnative
per tutti i componenti del team in quanto si inizia alle 4 e mezza di notte
ora nella quale il metereologo del team inizia a lavorare e finiscono verso
le dieci di sera con l’ultimo briefing di pianificazione della giornata
successiva. Alcuni reparti poi, la veleria ad esempio, lavorano 24 ore
su 24.
Ma
esaminiamo ora le varie componenti della spedizione di Masclzone Latino.
-
La barca: è stata progettata e costruita in soli otto mesi (il team
Prada ha impiegato tre anni!) ed è stata pronta al mese di giugno,
quindi abbastanza tardi per poter avere il tempo necessario a condurre
tutti gli speed-tests utili a fare migliorare l’imbarcazione.
-
La base. Ciascun capannone che ospitava i team ad Auckland era progettato
e costruito da ciascun team secondo le proprie esigenze. Ciò implica
il lavoro di architetti, ingegneri edili, carpentieri ecc. Ogni sera al
rientro o dagli allenamenti o dalle regate la barca deve essere messa a
terra e controllata in ogni sua parte; deve essere fatta manutenzione;
devono essere apportate quelle eventuali piccole o grandi modifiche che
sono state giudicate utili, cambiati i particolari danneggiati o usurati
nel corso della giornata ecc.
-
Il regista. Il timoniere: Paolo Cian, 37 anni, è uno dei migliori
timonieri italiani di match race. E’ stato medaglia di bronzo ai mondiali
’98 nella classe Soling. Il resto dell’equipaggio era composto da
altri velisti di ottimo livello e da atleti provenienti anche da altri
sport quali canottaggio, rugby, body building. Bisogna infatti sottolineare
come alcuni compiti a bordo richiedano particolari doti fisiche di resistenza
e robustezza. L’esempio è quello dei grinders, gli uomini addetti
al tensionamento delle vele, che devono compiere sforzi “esplosivi” molto
grandi e ripetuti ad ogni virata della barca.
-
Il progettista della barca. E’ colui che decide come sarà fatta
la barca in base, innanzitutto al regolamento, che viene stabilito di edizione
in edizione dal detentore della Coppa e dal finalista, alle scelte tattiche
prese di comune accordo con il timoniere e con il tattico della barca ed
infine alle condizioni meteo del luogo dove si dovranno svolgere le regate.
-
L’ingegnere di cantiere. E’ il costruttore vero e proprio della barca,
esperto non solamente in idrodinamica e ingegneria navale, ma anche profondo
conoscitore di tutti quei materiali artificiali che costituiscono l’insieme
dell’imbarcazione. Tra i vari compiti che ha dovuto svolgere c’è
stato anche quello della spedizione via area con un cargo Antonov dell’imbarcazione
ad Auckland. A tal proposito è bello ricordare un simpatico aneddoto.
Per la spedizione la barca necessita di un invaso. Gli invasi solitamente
sono fatti in legno, ma in Nuova Zelanda non esiste il tarlo del legno
e quindi, per legge, ogni manufatto in legno proveniente dall’estero deve
essere lasciato in quarantena per un mese. Perciò, per evitare di
perdere questo tempo preziosissimo, si è deciso di costruire un
invaso in vetroresina.
-
I tecnici di controllo della barca. Quello che viene definito lo shore-team,
o squadra di terra, sono coloro che fanno il lavoro più oscuro e
meno conosciuto ma che sono tra i maggiori artefici dei successi di una
spedizione all’A.’s C.
-
I tecnici delle vele. Anch’essi parte dello shore-team lavorano in turni
24/24h. Le vele sono il motore della barca ed hanno necessità di
verifiche continue perché devono sopportare carichi di lavoro spaventosi.
Per dare un’idea, uno spinnacker misura 500mq di superficie! Altro elemento
che dà un’idea della sofisticazione del lavoro sulle vele: il pavimento
della veleria è fatto totalmente in legno, unico materiale che consente
di distendere le vele senza danneggiarle! Il lavoro sulle vele non è
solamente di manutenzione e controllo, ma vengono anche scelte e cambiate
le stecche a seconda delle condizioni di regata previste (vento forte o
leggero; direzione ecc.).
-
Gestione logistica e delle imbarcazioni. La barca che regata, non è
l’unica imbarcazione che fa parte della spedizione. Esistono infatti la
pilotina che traina la barca sul e dal campo di regata (occorrono tra un’ora
e mezza e due ore di navigazione al traino per arrivare dal porto al campo
di regata!) e tutta una serie di altre imbarcazioni (prevalentemente gommoni),
che richiedono una attenta gestione e manutenzione.
-
Lo staff medico. Il medico sportivo affiancato dal preparatore atletico
studia e mette a punto i programmi personalizzati di lavoro fisico di allenamento
in base agli impegni della giornata. Fisioterapisti aiutano gli atleti
a mantenere il giusto tono muscolare.
-
La cucina. Il cuoco è un elemento fondamentale della spedizione:
insieme al dietologo prepara i pasti che sono differenziati a seconda dei
compiti delle varie persone. Strano ma vero il cuoco inizia la giornata
alle 5 e trenta con un briefing meteorologico: in base alle condizioni
meteo si decide se gli ospiti del team usciranno a vedere la regata oppure
no, ed in base a questo viene deciso il menù per questa parte dei
componenti della spedizione.
Componenti
assolutamente non secondari dello spettacolo più grande del mondo
sono:
-
Il campo di regata: il micidiale golfo di Hauraki con i suoi repentini
cambiamenti di tempo che mettono a dura prova i nervi di partecipanti e
spettatori (quante notti bianche in attesa del vento o del calare del vento!)
e la capacità tecnica dei velisti.
-
L’organizzazione: 500 volontari circa sul campo di regata a gestire boe,
barche di spettatori ecc., compresi i giudici (gli umpires), a bordo dei
loro gommoni che con la bandierina gialla o blu o verde davano ragione
o meno alle richieste di penalizzazione dei vari concorrenti.
In
conclusione un team di Coppa America è un meccanismo molto complesso
formato da tante parti che devono lavorare in modo coordinato e molto professionale
per poter ottenere il risultato e la partecipazione alla Coppa America
è, a livello umano e sportivo, una esperienza assolutamente indimenticabile.
La
relazione dell’Ing. Pezzoli è stata arricchita dalla proiezione
di una serie di bellissime immagini che hanno sottolineato in modo molto
eloquente l’interessante relazione.
Bollettino
numero 1700.
Siamo
arrivati alla millesettecentesima uscita del bollettino del nostro Club,
sicuramente un numero ragguardevole ed allora, partendo da questo numero,
divertiamoci a fare qualche calcoletto. Se rilegassimo insieme tutti i
numeri del bollettino del club, otterremmo un tomo di 6800 pagine del ragguardevole
spessore di quasi 90cm. e del peso di più di 20kg: non certo una
pubblicazione tascabile o da tenere sul comodino da notte! Se invece mettessimo
uno accanto all’altro tutti i bollettini, la striscia di carta che ne deriverebbe,
sarebbe lunga più di 700 metri. Ma se facciamo i conti sul totale
dei bollettini stampati, le cifre diventano ancor più notevoli.
Oggi, ogni numero del bollettino ha una tiratura di 100 copie: 70 vanno
ai membri del Club e trenta ad enti e persone esterne al Club: ai membri
del nostro Rotaract, a componenti del Distretto, Governatore in testa,
ad altri Rotary Club, alle vedove dei Soci scomparsi. Facendo una stima
prudenziale possiamo dire che mediamente, nel corso della vita del Club,
il bollettino abbia avuto una tiratura media di 75 copie, calcolando che,
nei primi anni di vita, i soci erano in numero molto inferiore ad oggi.
Le pagine totali stampate diventano, ovviamente 510.000, per 127.500 bollettini
per un peso che supera la tonnellata e mezza. Se poi riuscissimo ad accatastare
tutte le copie una sull’altra formeremmo una colonna alta quanto una casa
di 22 piani ed una accanto all’altra, formerebbero un serpente di carta
lungo più di 50km per una superficie di più di 15.000 mq!
Ma veniamo al nostro affezionato pubblico. Se valutiamo una media, speriamo
molto prudenziale, di 1,75 lettori per copia, il “Verbum Rotarianum Clavasiense”
ha raggiunto più di 220.000 contatti: una bella responsabilità!
Ma 1700 numeri del bollettino significano almeno 1700 riunioni. Considerando,
sempre prudenzialmente, una presenza di 40 persone a riunione, abbiamo
avuto 68000 presenze alle nostre riunioni: abbiamo quasi riempito lo Stadio
delle Alpi! Sarebbe divertente calcolare quanti chili di agnolotti o quanti
caffè sono stati consumati durante le conviviali, o quante parole
sono state dette dai conferenzieri, ma lo spazio non ce lo consente. Ultima
cosa. Dobbiamo ricordare che accanto ai 1700 bollettini stampati, esistono
anche 130 numeri di bollettini elettronici (C.R.E.N. – Chivasso Rotary
Electronic News) (dal 1671 in poi) che stanno abbondantemente comodissimi
in un dischetto di 12 centimetri di diametro spesso meno di un millimetro!
Vicino ai numeri di prima, è quasi sconfortante scoprire come tanta
fatica occupi uno spazio tanto esiguo!
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Assenze
preavvisate :
Presenze
compensate :
Soci
in dispensa temporanea :
Soci
in dispensa permanente :
Rotaract
Club Chivasso :
Consorti
dei soci :
Visitatori
Rotariani :
Ospiti
del Club :
Assiduità :
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45
7
1
1
4
1
3
2
2
70,77%
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