LA
RELAZIONE
"La
giustizia tra guerra e pace."
On.
Michele Vietti
Sottosegretario
alla Giustizia.
In
un grande evento rotariano, abbiamo avuto il piacere di ospitare il Sottosegretario
alla Giustizia, l’onorevole Michele Vietti. L’eccezionalità dell’evento
è stata dimostrata dalla presenza di altri illustri ospiti e di
ben otto Rotary Club.
Questo
interesse è stato ampiamente giustificato dall’importanza dell’intervento.
Difatti il Sottosegretario ha parlato della giustizia. Argomento che, in
questi giorni, arroventa polemiche non solo tra il governo e la magistratura
ma anche tra i partiti, i mezzi di comunicazione e la società civile.
È stato quindi un privilegio poter sentire il parere del governo
direttamente dalla voce di un suo alto rappresentante. Perciò qui
di seguito ne riportiamo le parole che abbiamo cercato di raccogliere nel
modo più fedele possibile.
“Quando
ho scelto il tema di questa serata eravamo nel pieno della guerra irachena.
Ci è sembrato giusto associare la guerra alla giustizia. Forse non
è sbagliato perché in campo italiano la giustizia è
abbinata alla guerra, “la guerra nella giustizia”. Vediamo di dare qualche
spunto perché la giustizia possa essere abbinata alla pace. I mezzi
di comunicazione si sono occupati delle cronache giudiziarie piuttosto
che della giustizia. Sempre il tema della giustizia (soprattutto negli
ultimi anni) ha attirato interesse qui in Italia. Non è normale.
Forse è inevitabile perché la giustizia è una terra
di mezzo tra la politica e il potere giudiziario. Perché la giustizia
non è solo un problema dei giudici. Non riguarda solamente i rapporti
tra i singoli, la cui soluzione è affidata al magistrato.
La
giustizia è di più, è “dare a ciascuno il suo”, inteso
anche nel senso del potere pubblico che deve dare a ciascuno la possibilità
di partecipare al bene comune secondo i propri diritti e capacità.
Ma anche secondo i propri bisogni. La soddisfazione dei diritti dei cittadini
viene dalla politica: Stato e istituzioni. Allora nascono le inevitabili
interferenze dei due poteri, incursioni nella terra di mezzo. È
necessario un equilibrio. In tal caso la terra di mezzo è spartita.
Ma se l’equilibrio si rompe, avviene lo scontro. Nel nostro Paese c’è
stata una profonda crisi del potere politico. Una crisi della giustizia
distributiva. La politica, afflitta da delegittimazione ha rinunciato a
fare con coraggio il proprio ruolo. La crisi non è stata solo Tangentopoli,
è stata la perdita della propria dignità e funzione. Il vuoto
è stato occupato dai giudici. La giustizia dei giudici è
andata oltre la giustizia “commutativa” per occuparsi anche dei fenomeni.
Ad esempio non ci si occupa più solamente del singolo mafioso ma
del “fenomeno mafia ” così da creare il “concorso esterno ad associazione
mafiosa.” C’è stato un intervento etico dei giudici che sostituisce
il metro di misura.
La
politica deve riappropriarsi del proprio ruolo, dare alla collettività
il sistema di misura. È necessario ristabilire i confini della terra
di mezzo. Porre la politica al riparo della azione dei giudici. È
necessario il ripristino della immunità, cuscinetto che è
stato –posto dai costituenti, per garantire per primo il plenum delle Camere
di appartenenza, secondo, per evitare che iniziative giudiziarie in momenti
delicati delegittimino e tolgano il consenso per non alterare il gioco
democratico.
Del
resto gli stessi magistrati hanno i loro privilegi e le loro garanzie.
Nelle more di una modifica costituzionale, sembra necessario sospendere
il processo a carico del Presidente del Consiglio. È necessario
per la stabilità democratica.
È
importante la riforma del sistema giudiziario che funziona troppo lentamente,
con la clessidra anziché con l’orologio, mentre il tempo è
funzione essenziale della giustizia. È necessaria una modifica dell’ordinamento
giudiziario e delle procedure. Sono necessarie norme che premino il dinamismo,
la formazione, la professionalità. Sono indispensabili concorsi
di merito e non avanzamenti di carriera automatici. Sono necessarie verifiche
della produttività.
Infine
la politica deve rinnovare innanzi tutto se stessa, condizione indispensabile
per ristabilire la pace.”
All’intervento
del Sottosegretario è seguito un interessante dibattito che riportiamo
nei suoi passi essenziali.
Domanda:
La maggioranza assoluta in Parlamento è una buona cosa?
Risposta:
Non è sufficiente avere una maggioranza per potere fare le cose
in Parlamento. Il nostro sistema è molto vischioso. Perciò
non ci si illuda di fare le riforme in tempi brevi. Si deve creare un clima
di collaborazione.
Domanda:
Perché il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati
non è stato applicato?
Risposta:
Non mi piacciono i referendum. Sono scorciatoie troppo semplificative e
non risolutive.
Domanda:
Per quali reati i processi andrebbero sospesi?
Risposta:
Per tutti.
Domanda:
Qual è il rapporto tra etica e Stato?
Risposta:
Etica e ragione di Stato non sono in contrapposizione. Ci può essere
un’etica di Stato. La consapevolezza che il ruolo che si ricopre lo si
ricopre per il bene di tutti. Il politico deve avere lo spirito del locatario
e non del proprietario e comportarsi con l’accortezza “del buon padre di
famiglia”.
Gian
Carlo Cervini

I
PRESENTI DEGLI ALTRI CLUB
ROTARY
CLUB SUSA-VALSUSA
Assiduità:
22 su 46 pari al 47.83%
ROTARY
CLUB CHIERI
Riunione
N° 556
Presenti
n° 20 su 65 = 30.77%
ROTARY
CLUB MOLE ANTONELLIANA
Presenti
n° 11 su 26 = 42,30%
ROTARY
CLUB MONCALIERI
Riunione
N° 1270
Presenti:
14 su 65 = 21.54%
ROTARY
CLUB RIVOLI
ROTARY
CLUB TORINO DORA
Riunione
N° 1137
Presenti:
il 24%
ROTARY
CLUB TORINO NORD OVEST
Riunione
N° 979
Presenti:
18 su 60 = 30%
ROTARY
CLUB CHIVASSO
QUANTI
ERAVAMO...
Soci
presenti :
Soci
in dispensa permanente :
Soci
in dispensa temporanea :
Consorti
dei soci :
Ospiti
dei soci :
Assiduità :
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4
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3
2
30,77%
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