La radice della parola Yoga è
Yuj (pron. Iugh) che significa
giogo, inteso come attrezzo che serve ad unire la coppia di
buoi che lavora all’aratro. Lo Yoga è la pratica
volta a disciplinare l’intelletto, la mente, le emozioni
e la volontà. Il primo libro per ridurre a sistema
questa pratica fu il trattato classico
Yoga Sutra (o Aforismi dello Yoga) risalente al 200
a.C., di Patanjali, il più illustre maestro di
Yoga-sastra (la scienza dello Yoga), fondatore dello
Yoga-darsana, cioè della ‘visione’
del mondo che prende il nome di Yoga.
Ci sono differenti tipi di Yoga e di conseguenza si possono
dare differenti interpretazioni al suo significato:
»
Raja
Yoga: lo Yoga meditativo.
»
Karma
Yoga: lo Yoga della vita quotidiana, delle azioni.
»
Jnana
Yoga: lo
Yoga della conoscenza intellettuale.
»
Bakti
Yoga:
lo
Yoga della devozione religiosa.
»
Hata
Yoga: lo
Yoga che ha come oggetto della meditazione il corpo (lo
Yoga dello sforzo) che dilata le
tecniche somatiche al fine di giungere
alla costituzione di un corpo magico liberato
dalle contraddizioni del
corpo profano.
Il Raja
Yoga, il
più antico, nacque per un’esigenza di meditazione
e poiché la meditazione richiede un’immobilità
fisica che prolungata nel tempo porta a problemi di tipo circolatorio
ed articolare, alcuni Yogin (coloro che seguono il cammino
dello Yoga) pensarono che fosse necessario preparare il corpo
- scheletro e muscoli - in modo che non ostacolasse lo spirito.
Questo lavoro corporale preparatorio alla meditazione venne
elaborato ponendo l’accento sulla ricerca di interiorizzazione
della postura per favorire la concentrazione dalla quale nasce
lo stato di meditazione, a condizione che i vari passaggi
fossero mantenuti nel tempo. Ed è per questo che quando
si parla di Yoga ci si riferisce ad uno stato
e non ad una azione.
L’ Hata
Yoga,
il più diffuso in occidente, trae il suo nome dall’etimologia
della parola Hata (unione dei
poli opposti): ha (sole) –
ta (luna), come lo ying
e lo yang cinesi, ed è
una pratica non solo corporale e fisica, ma anche psicologica.
Infatti l’azione intrapresa nell’Hata Yoga (le
posture, le respirazioni, le apnee) induce uno stato favorevole
alla concentrazione mantenuta o prolungata, e ha su mente
e corpo degli effetti volti alla loro unione e dunque ad uno
stato di equilibrio psicofisico.
Gli obiettivi dello Yoga
(cosa ci si aspetta dallo Yoga).
La gente comune che in occidente si accosta allo Yoga generalmente
si aspetta di poter fare dell’attività che non
richieda una particolare forma fisica e che serva quanto meno
a diventare più flessibili. Effettivamente con la pratica
Yoga si possono correggere errori di postura dovuti a contrazioni
muscolari, poiché il lavoro che si svolge su tali zone
è lento, controllato e aiutato sia dalla concentrazione
sia dal respiro. Con la pratica costante ci si rende poi conto
che gli effetti non sono solo di tipo fisico, ma che gradualmente
si percepisce anche una sensazione di misura ed equilibrio:
il controllo e soprattutto l’ascolto dei messaggi che
il nostro corpo ci invia, la possibilità di dare una
risposta a tali messaggi attraverso il controllo del respiro,
l’apprendere tecniche di rilassamento diminuiscono gli
stati di ansia o irritabilità, l’insonnia, il
bisogno di controllo del mondo circostante. Molte sono infatti
le persone che, accostatesi allo Yoga più per un bisogno
fisico, continuano nella sua pratica per una necessità
di tipo emotivo.
Gli strumenti dello Yoga (posture, respirazioni,
rilassamento).
Lo
strumento più evidente dello Yoga è l’Asana
(postura o posizione); vi sono circa 85 asana di base e migliaia
di varianti (si dice ve ne siano 80.000!). Ciò che
conta non è eseguirle tutte alla perfezione, bensì
eseguirle in assenza di pensiero, o meglio col pensiero rivolto
alla consapevolezza del respiro in modo che non vi siano interferenze
dovute all’attività mentale, e con la giusta
tecnica respiratoria (inspirazione – apnea – espirazione).
Tra gli Asana, il Savasana è la fondamentale posizione
di rilassamento dello Hata Yoga.
Per la posizione supina del corpo, in totale immobilità
e rilassamento, non a caso in sanscrito significa posizione
del cadavere. Apparentemente facile, Savasana è invece
considerata una delle posizioni più difficili dello
Yoga poiché la sua perfetta esecuzione non dipende
tanto da un’abilità fisica quanto dalla capacità
di conseguire un atteggiamento interiore di totale abbandono,
in cui ogni tensione fisica, mentale e vitale sia abbandonata.
L’esecuzione prolungata di questa postura produce uno
stato di rilassamento psicofisico così profondo che
chi ha vissuto questa esperienza la descrive come uno stato
di pace assoluta, ovvero come un’esperienza transpersonale
della dissoluzione della propria individualità.
Strumento non meno importante è il Pranayama (controllo
del soffio vitale), cioè il controllo del respiro mediante
un insieme di tecniche volte a modificare in vario modo i
processi della respirazione. Gli effetti del Pranajama interessano
il piano fisico in quanto dilatano gli alveoli polmonari,
aumentano la pressione intrapolmonare con un conseguente miglioramento
della capacità inspiratoria dei polmoni (capacità
vitale), e migliorano l’ossigenazione del sangue anche
negli apici polmonari, normalmente poco interessati dalla
respirazione ordinaria. Durante il Pranajama tutto il corpo
è mantenuto rilassato e solo i muscoli respiratori
si contraggono nel ciclo respiratorio. Inoltre il Pranajama
amplifica le variazioni di pressione nelle cavità toracica
e addominale durante gli atti respiratori dovute alla contrazione
del diaframma, con il duplice effetto di migliorare la circolazione
del sangue in entrambe le cavità e di sollecitare organi
interni anche al di fuori di esse (cuore, polmoni, reni, tiroide,
paratiroidi, ghiandole surrenali e tutto l’apparato
digerente), grazie anche al contemporaneo inserimento di contrazioni
addominali, note come Bandha.
A chi e’ rivolto lo Yoga.
Lo
Yoga non è “per chi digiuna, né per
chi mangia troppo; non è per chi non dorme né
per chi dorme troppo; non è per chi non lavora né
per chi lavora troppo”
Al di là degli estremismi lo Yoga è per tutti.
Nato in India come disciplina destinata esclusivamente al
sesso maschile, mantenendo tale prerogativa fino a pochissimo
tempo fa, in occidente sono invece prevalentemente le donne
ad accostarsi ad essa. I benefici consistono nel rilassamento
psico-fisico, e sono proprio il rilassamento mentale, il senso
di distensione muscolare e di calma energia, la percezione
sottile del proprio corpo ed infine la possibilità
di uscire da schemi culturali rigidi, i benefici maggiormente
apprezzati dagli uomini che praticano Yoga. Essi inoltre dicono
di gradire la percezione del proprio funzionamento fisico
e mentale non solo a livello analitico, ma anche a livello
intuitivo, non sempre facile per la forma mentale dell’universo
maschile.
In definitiva lo Yoga può essere praticato a qualunque
età: dai bambini (in età scolare) alle persone
anziane, alle donne in gravidanza, valutando le eventuali
patologie del singolo, nonché i particolari stati psicofisici
(stress, depressione, nervosismo, apatia, ciclo femminile,
tipo di gravidanza, menopausa, dolori articolari, interventi
chirurgici, ecc.). Coloro che devono fare fisioterapia devono
tener conto che lo Yoga non è
una pratica riabilitativa e quindi in nessun caso le indicazioni
del medico possono essere sostituite da un corso di Yoga,
anche se quest’ultimo può costituire un utile
affiancamento alla riabilitazione.
Come
si svolge una seduta di Yoga.
Una
seduta di Yoga varia a seconda dell’ora della giornata,
dei fattori climatici (temperatura, vento, pioggia, umidità,
ecc.), delle condizioni emotive del gruppo. La durata di una
seduta di Yoga non deve essere inferiore ad un’ora e
non deve superare l’ora e mezza, una volta alla settimana.
La prima parte è dedicata al riscaldamento e alla ‘pulizia’
della mente;
La parte centrale è dedicata agli asana (posture);
La fase finale è dedicata al pranayama (controllo ritmico
del respiro) e al savasana (rilassamento totale), oppure,
in alternativa a quest’ultimo, ad un momento chiamato
anche “tempo della pace “ prima di ritornare
alle faccende quotidiane.
La pratica dello Yoga è, innanzitutto, un atto di fiducia
in sé medesimi. Infatti senza fede in sé non
si possono apprezzare i benefici di questa pratica che mette
in prima persona noi stessi, la nostra mente, il nostro respiro,
permettendoci di far divenire il nostro corpo un corpo
cosciente.