L’Ing. Giancarlo
Francone, canavesano di Bosconero, dopo aver conseguito la
maturità Classica, si è laureto a pieni voti
in Ingegneria presso il Politecnico di Torino.
Dopo una breve esperienza lavorativa in un’industria
torinese, è stato assunto dall’ENEL, società
in cui ha trascorso tutta la sua attività lavorativa,
sempre nel campo delle centrali termoelettriche , prima a
Genova, poi a La Spezia e Vado Ligure ed infine presso la
centrale di Chivasso, centrale di cui è stato Direttore
una decina di anni fa.
In seguito è stato nominato Vice Direttore degli impianti
termoelettrici del Piemonte e proprio in tale veste ha seguito
sin dall’inizio la costruzione ed il primo avviamento
della nuova centrale a ciclo combinato di Trino Vercellese.
Trasferito a Milano riveste la carica di Direttore di esercizio
degli impianti termoelettrici di Piemonte e Lombardia e, a
seguito della privatizzazione della società con conseguente
costituzione della società Eurogen ( ora Edipower),
di Direttore di esercizio di quest’ultima.
Nel corso della sua attività lavorativa l’Ing.
Francone ha maturato una notevole esperienza sulla gestione
degli impianti termoelettrici e sulle problematiche dell’energia
in genere, esperienza che ha ulteriormente messo a frutto
in numerose missioni in Italia e all’estero (Stati Uniti,
Germania, Inghilterra, Francia, Argentina, Brasile, Marocco),
dove è stato chiamato sempre per problematiche attinenti
la produzione di energia termoelettrica.
L’ing. Francone, felicemente sposato e padre di due
figlie, vive a Chivasso, città dove ha scelto di vivere
da ormai trent’anni e dove è ampiamente conosciuto
per la sua disponibilità e per l’attiva partecipazione
alla vita sociale.

Le problematiche dell’energia elettrica in Italia e
nel mondo
Il
ruolo giocato dall’energia elettrica come motore trainante
dello sviluppo risulta, oggi più che mai, determinante.
Se paragoniamo la richiesta dell’ energia elettrica
italiana a quella dei paesi del G7 ci accorgiamo che l’Italia,
pur collocandosi nelle prime posizioni a livello mondiale,
occupa ancora una posizione inferiore per cause che dipendono
essenzialmente dall’alto costo dell’energia elettrica
italiana rispetto agli altri paesi. Questo è dovuto
al fatto che è stata fatta politicamente una scelta
energetica basata su combustibili ad alto costo rispetto al
carbone ed alla scelta nucleare .
Negli ultimi 40 anni lo sviluppo energetico del paese si è
basato sostanzialmente sul termoelettrico, avendo l’Italia
recuperato quasi tutte le risorse idroelettriche negli anni
40 , 50 e 60. Attualmente la produzione totale di elettricità
italiana non è sufficiente a coprire la richiesta per
cui occorre importare ( in massima parte energia nucleare
francese ) per circa il 16 % del fabbisogno interno. Inoltre
, la produzione termoelettrica a gas sta aumentando , vuoi
per la spinta ambientale verso combustibili più puliti,
vuoi perché le nuove centrali saranno tutte a ciclo
combinato a più alto rendimento con combustibile gassoso
.
A
seguito della spinta liberalizzatrice europea l’ Enel
è stata privatizzata parzialmente e pertanto produce
solo più il 49 % dell’energia elettrica italiana.
La restante parte viene prodotta da soggetti privati che riversano
la loro energia in una rete nazionale ( ancora di proprietà
della Terna, società del gruppo Enel ) con il controllo
di un “ dispacciamento “ nazionale effettuato
da una società di proprietà del Ministero del
Tesoro chiamata GRTN ( Gestore della rete ). Il gestore della
rete controlla e distribuisce in funzione della richiesta
l’energia e gestisce la riserva in modo da sopperire
ad eventuali picchi di domanda o a malfunzionamenti della
rete. Ciò non ha impedito che lo scorso 28 Settembre
l’Italia abbia conosciuto il più colossale blackout
della sua storia, analogamente a quanto già recentemente
successo negli USA ed in altri paesi europei. Si sta indagando
sulle cause dell’accaduto ma, indipendentemente da quanto
è successo, non c’è dubbio che l’episodio
possa ripetersi se non si pone rimedio aumentando i margini
di sicurezza e costruendo nuovi impianti che sopperiscano
alla sempre maggiore domanda.
Occorre infine che la completa liberalizzazione e privatizzazione
di un settore strategico come quello dell’energia avvenga
osservando regole certe e con un controllo attento da parte
dell’Autority all’uopo istituita.
La
centrale Galileo Ferraris
L’impianto
termoelettrico a ciclo combinato “Galileo Ferraris”
è situato in prossimità della strada provinciale
che collega Vercelli a Crescentino, in località Leri
Cavour e occupa un’area di circa 23 ettari. La realizzazione
di tale impianto era stata prevista nel Piano Energetico Nazionale
nel 1988. Dopo aver ottenuto il parere favorevole del Ministero
dell’Ambiente, il Ministero dell’Industria ha
definitivamente autorizzato la costruzione della centrale
nel giugno del 1991.
L’impianto è composto da due moduli identici,
ognuno dei quali è formato da due turbogas con il loro
alternatore, da un generatore di vapore, da una turbina a
vapore con alternatore, da un condensatore e dalla torre di
raffreddamento.
Il cuore dell’impianto è costituito dalla Sala
Controllo nella quale vengono gestite, utilizzando le più
moderne tecniche informatiche,tutte le informazioni relative
all’impianto medesimo. Al centro della sala vi sono
tre banchi informatizzati con cinque postazioni di lavoro
ciascuno. Ad ogni singolo componente dell’impianto è
associato un sistema di allarme che permette di rilevare immediatamente
qualsiasi eventuale guasto e di provvedere prontamente al
ripristino della situazione.
Una delle peculiarità dell’impianto è
il modesto consumo d’acqua, dovuto all’utilizzo
di circuiti chiusi. L’acqua utilizzata nel funzionamento
dell’impianto viene prelevata da una roggia che corre
parallela alla recinzione e, in alternativa, da due bacini
di cui è dotato il sito. Dopo aver subito un trattamento
per renderla utilizzabile industrialmente, l’acqua viene
demineralizzata per alimentare le macchine che nel loro processo
devono utilizzare acqua chimicamente pura.
Moltissima attenzione è stata posta alla tutela ambientale.
Infatti per garantire che l’esercizio dell’impianto
avvenga nel rispetto delle normative vigenti, è stato
predisposto un piano di monitoraggio per il controllo della
qualità dell’aria, installando quattro centraline
automatiche in un raggio di 25 km dall’impianto, con
un sistema di misurazione continua delle emissioni.
Inoltre per un miglior inserimento della centrale nel paesaggio
e nell’ecosistema circostante, è stata creata
un’estesa fascia di vegetazione, ispirata al vicino
Bosco della Partecipanza , con la messa a dimora, sia nell’area
dell’impianto sia nelle zone limitrofe, di oltre 10.000
alberi tra piante di alto fusto ed arbusti