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LA
RELAZIONE
Vertice
“W.T.O. di Cancùn”
L’agricoltura Europea e lo sviluppo mondiale
Dal
10 al 14 Settembre 2003 si è tenuta a Cancùn, in Messico,
la quinta Conferenza Ministeriale del WTO, conferenza che si prefiggeva
di consolidare ed avviare alla fase conclusiva il negoziato multilaterale
del commercio avviato a Doha nell’autunno 2001. La Conferenza
si è conclusa con un nulla di fatto ed il cammino sulla strada
tracciata da Doha non sarà dei più facili considerando
che nel 2004 lasceranno l’incarico i Capi Delegazione USA
e UE, il Responsabile per il Commercio del governo americano Zoellick
ed il Commissario Lamy.
La Conferenza era stata preparata con cura e tra l’altro,
a differenza di Seattle, era stata predisposta una prima bozza di
dichiarazioni su cui discutere, il cosiddetto “Documento di
Pérez Del Castello”. Fin dall’inizio del negoziato
era però già chiaro che le varie delegazioni partivano
da posizioni distanti che ben difficilmente, come poi è accaduto,
sarebbe stato facile ricomporre.
Uno dei principali ostacoli alla conclusione di un accordo equilibrato
e conveniente per tutti, è stato senza dubbio il capitolo
agricolo che ha spinto il gruppo dei venti Paesi a coalizzarsi ed
a presentare una controproposta facendo così fronte comune
rispetto ai due leader “storici” nelle negoziazioni
al WTO, vale a dire USA e UE che avevano siglato un’intesa
preventiva immediatamente prima dell’avvio della Conferenza.
In effetti, iniziata la conferenza, neanche l’accordo USA-UE
ha retto, anzi, gli Stati Uniti hanno manifestato addirittura insofferenza
verso le posizioni Europee. D’altronde la mancata tenuta dell’intesa
poteva essere prevista, in quanto non faceva affatto menzione del
tema della tutela delle denominazioni d’origine. La principale
contropartita in cui l’Unione Europea sperava, in cambio delle
concessioni su restituzioni, tariffe e sostegno interno, date ormai
per scontate. Inoltre gli USA, forti di un Farm Bill che aveva aumentato
notevolmente le risorse a favore della propria agricoltura, si presentavano
probabilmente più disponibili dell’Europa a fare concessioni
in tema di sostegno interno, restituzioni e tariffe. L’Unione
Europea, invece, si è trovata costretta nel suo mandato negoziale
a non poter andare al di là della riforma approvata a giugno,
e quindi ha avuto meno spazio per le trattative. Insomma, come aveva
preconizzato Confagricoltura, varare la riforma della Pac per poi
affermarne i contenuti in ambito multilaterale , è stato
un “passo falso”.
Ad ogni modo, nonostante le difficoltà che hanno interessato
il capitolo agricoltura, ben altri sono stati i temi che hanno portato
al fallimento dell’intesa.
I Paesi in via di sviluppo, hanno infatti formulato delle richieste
sui cosiddetti “temi di Singapore” (WTO del 1996) in
materia di regole sugli scambi, la concorrenza, gli investimenti.
E’ proprio su questi temi che il Presidente e Ministro degli
Esteri messicano Derbez, ha constatato l’impossibilità
di un’intesa e si è visto costretto a proporre alla
sessione conclusiva la dichiarazione finale in sei punti che è
poi stata approvata.
Dalle dichiarazioni rilasciate in seguito dai Commissari Europei,
è emerso che un accordo sui temi agricoli sarebbe stato possibile,
probabilmente con un’intesa al ribasso, non ambiziosa, ma
comunque un’intesa che avrebbe potuto rilanciare la trattativa
verso la fase finale che si dovrebbe svolgere nel corso del 2004.
In tale direzione si era altresì registrata una apertura
sugli aspetti legati alla tutela delle denominazioni che lasciava
ben sperare. Ricordiamo che già la Dichiarazione di Doha
impegnava a negoziare per istituire il registro delle denominazioni
di origine riconosciute per vini ed alcolici e, se del caso, iniziare
la discussione per altri prodotti.
Il fallimento della Conferenza di Cancùn non è addebitabile
all’agricoltura. Con fatica e seppure con rischi per la posizione
europea, il risultato era a portata di mano, anche se si sarebbe
trattato molto probabilmente di un’intesa di basso profilo.
La stessa posizione dei “G 21”, contraria all’impostazione
data da USA e UE, è apparsa subito più una mossa tattica
che un reale tentativo di entrare nel negoziato per trattare. Ciò
che contava maggiormente per questi Paesi era il marcare la differenza
politica rispetto al binomio USA-UE, per dimostrare che le trattative
in seno al WTO oggi devono tener conto delle esigenze di tutti i
Paesi. Probabilmente l’agricoltura non era davvero fra gli
obiettivi del G21 . Questi Paesi hanno inteso invece “far
sentire “ la loro presenza al WTO e, soprattutto, chiedere
con determinazione più regole in materia di investimenti,
crescita e concorrenza.
Alcune considerazioni finali vanno infine riservate alla riforma
della PAC.
Subito dopo la conclusione del vertice di Cancùn, il Commissario
Fischier si è affrettato a dichiarare che la riforma non
è in discussione e che l’Europa non tornerà
indietro: “ Continueremo a cambiare la nostra politica
agricola per renderla più competitiva e più in sintonia
con gli interessi dei Paesi più poveri, degli agricoltori
europei e dei cittadini” – ha affermato. Va tuttavia
considerato che Bruxelles ha avviato, in tutta fretta, una radicale
revisione della PAC, tentando di convincere gli agricoltori europei
che una riforma anticipata avrebbe consentito di cogliere risultati
significativi in ambito WTO.
La Conferenza di Cancùn ha invece smentito clamorosamente
questa teoria, giacchè gli altri Paesi membri hanno chiesto
a viva voce concessioni che andavano ben al di là dei limiti
stabiliti dall’accordo del 26 giugno scorso.
Una riforma che non andava approvata così in fretta, anche
perché, con maggior tempo a disposizione, il negoziato si
sarebbe svolto con danni minori sia per l’agricoltura europea
che per quella italiana.
A livello interno si sarebbero potuti risolvere forse i problemi
di funzionamento dell’anagrafe zootecnica, la principale difficoltà
all’origine delle penalizzazioni che ha subito l’Italia.
L’aver concluso la revisione di medio termine così
in fretta ha costituito un notevole errore strategico e di valutazione.
Qualora le trattative in sede WTO avessero dato il risultato sperato,
Confagricoltura avrebbe riconosciuto senza fatica le ragioni della
Commissione Europea e di quanti hanno sostenuto la riforma a medio
termine.
Purtroppo così non è andata. Ed ora occorrerà
riavviare il negoziato con molta cautela e tenendo senza dubbio
ben presenti i limiti della strategia fin qui adottata, anche in
considerazione delle prossime riforme delle organizzazioni comuni
di mercato per olio d’oliva, tabacco e zucchero.

"Rolandini
di Verolengo - giovedì 27 novembre 2003"
Il
Dott. Vittorio Viora di Bastide,
ci intrattiene in modo chiaro ed esauriente sulle tematiche
dl vertice “W.T.O. di Cancùn”
e sui problemi dell’agricoltura
Europea.
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Mai
tavolo della presidenza fu così allegro ! |

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