Cesare Tubino , ritratto di un artista ritrovato.
Libero
con commozione ci ha tracciato un breve ma significativo profilo
della vita artistica del nonno Cesare.
Cesare Tubino nasce a Genova il 4 Maggio del 1899 da una famiglia
di origine livornese.
Un’ampia documentazione epistolare, tramite la spedizione
dei Mille e il rapporto con Giuseppe Mazzini, ne conferma l’appartenenza
al primo Risorgimento Italiano. Compiuti gli studi superiori e i
corsi all’Accademia delle Belle Arti di Genova, Cesare si
trasferisce a Torino nel 1920 alla scuola di Vittorio Cavalleri
che, per segno, pennellate e tavolozza, diventa il suo maestro formativo.
A Torino forma la sua famiglia, abita all’ultimo piano di
Via Santa Teresa 2, dove ha lo studio, con la moglie Ebe ed i figli
Libero, Agostino e Febo.
Due grandi passioni accompagnano il pittore: la natura ed i cavalli
che vediamo scorrere sotto la sua ferma pennellata, immersi in quella
natura e libertà in cui è vissuto.
Profumo di campagna, verdi, blu intensi, luminose trasparenze sono
in quelle nature morte quasi domestiche. Gli spazi aperti concessi
alla vista del bel vedere dalla sua villa di San Raffaele Cimena,
uniti a quella sensibilità di impressione ottocentesca maturata
nello studio con il Cavalleri,
si trasformano e si trasferiscono in quelle ampie pennellate con
le quali dipinge e vede ogni parte della Villa “Riviera”
e della cascina attigua.
Tutto questo è annotato nelle sue opere . Nel 1943 il figlio
Libero, diciottenne, partigiano combattente cade per la resistenza.
Viene decorato dal governo USA con la Medal of Freedom.
Cesare Tubino rimarrà con il cuore gonfio di dolore per il
resto della sua vita.
Muore a Torino il 3 Ottobre 1990.
Perché
una mostra su Cesare Tubino?
Per ricordare un pittore apprezzato ed eclettico, ma “scomodo”
per una certa critica culturale.
Scomodo perché il suo nome è stato accostato ad una
famosa burla ai danni dei critici d’arte di un certo periodo
storico.
Il nonno conosceva bene i dipinti di Leonardo Da Vinci, conosceva
le tecniche di pittura del grande Maestro ed era a conoscenza del
fatto che Leonardo aveva disegnato gli schizzi preparatori per un’opera
che probabilmente non dipinse mai: La Madonna del Gatto.
Ebbene La Madonna del Gatto la dipinse lui, mio nonno, nel 1935
per gioco.
Grazie ad alcuni suoi amici facoltosi e ben inseriti nel mondo dell’arte
nacque uno scherzo destinato a lasciare un segno indelebile in quel
contesto. Tale dipinto preparato secondo le tecniche di pittura
del tempo, fu presentato a Milano al Venturi, uno dei più
profondi conoscitori del Leonardo che convocò un collegio
di periti per certificarne l’autenticità e presentarlo
al grande pubblico.
La maggioranza dei periti gioì nel trovarsi di fronte ad
un opera del grande maestro, che non era venuta alla luce sino a
quel momento.
Il quadro del nonno finì nella superba sala centrale del
Palazzo Sforzesco di Milano nella famosa mostra dedicata al Leonardo
nel 1939.
La gente si accalcava e faceva la fila per poterne ammirare un opera
inedita del grande maestro.
Su desiderio di mio nonno il quadro fu ritirato e finì appeso
ad una parete della sua camera da letto a Torino. Probabilmente
spaventato per ciò che aveva creato, il nonno non ne parlò
con nessuno. Ma qualcuno sapeva di quel Leonardo ritrovato e chiese
a mio nonno di venderlo. Cesare non lo vendette mai perché
sarebbe stato un falsario. Lui molto più semplicemente aveva
giocato con il genio e l’arte di Leonardo, magari con compiaciuta
e divertita presunzione. Nel 1990 alla morte di Cesare Tubino scoppiò
uno scandalo, nel testamento c’era scritto che la Madonna
del Gatto, dipinto attribuito a Leonardo e presente in tutti i cataloghi
del grande maestro era invece stata dipinta da lui, Cesare Tubino.
La notizia fece il giro del mondo, ne parlarono a lungo giornali
e televisione e l’opera gradualmente fu tolta da tutti i cataloghi
di Leonardo.
Un giorno mio nonno mi disse “Se domani dovessi improvvisamente
partire per sempre chiuderei gli occhi e rivedrei del mio passato
tutte le gioie, le soddisfazioni, gli entusiasmi e nonostante i
dolori con i quali ho vissuto, mi accorgerei di essere stato un
uomo fortunato”.
Aveva un desiderio ed un rammarico:
Il desiderio era di morire a casa sua con i suoi due figli vicino.
Così è stato.
Il rammarico era vedere come io suo unico nipote maschio, non gli
potessi assicurare la continuità.
Anche se in ritardo, mi sono sposato e avuto tre figli, tutti maschi.
La stirpe è assicurata, sono sicuro che mio nonno sta sorridendo.

Libero
Tubino ci racconta "il nonno"
Cesare.
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I
rotariani seguono con interesse
tutte le vicende dell'artista.
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RITRATTO DEL ROTARY
CLUB 'MEDIO'
In
base ad un sondaggio condotto di recente dal Rotary International,
i Club rotariani hanno in media 47 soci, di cui due terzi fanno
parte dell'organizzazione da almeno sei anni, il 13% è di
sesso femminile e il 51% di età compresa fra i 40 e i 59
anni. Queste sono le percentuali divise per area geografica:
Regione |
Numero
medio di soci |
Donne |
Età
media |
Soci
da almeno sei anni |
Africa/Europa
Asia
Australia e Pacifico
Isole Britanniche
Canada e U.S.A.
America Latina
Rotary
Club Chivasso
|
|
7%
6%
11%
5%
20%
15%
5,80%
|
50-59
50-59
50-59
60-69
50-59
40-49
59,33
|
70%
63%
67%
75%
60%
55%
71,01%
|
(Fonte: sito internet www.rotary.it)
Accanto
a questa rilevazione ufficiale del Rotary International, abbiamo
voluto affiancare i dati del nostro Club. Se li paragoniamo all’area
geografica che cui noi apparteniamo, si ricava che:
»
Il nostro è un Club
grande (60% in più della media).
»
E' altresì, poco “progressista”. Abbiamo
solamente il 5,8% di signore rotariane. Ma questa è una
considerazione
molto poco significativa. C’è da dire, infatti,
che il semplice ingresso di una sola
signora in più ci farebbe balzare al 7,14% e all’8,45%,
se le nuove signore fossero due.
»
Siamo sulla soglia alta per quanto riguarda l’età.
E’ assolutamente necessario coinvolgere i giovani.
»
Stiamo invece nella media per quanto riguarda l’anzianità.
Per la cronaca, il tempo medio di
appartenenza dei soci al club è di 16,62 anni. Il che
vuole dire che negli ultimi anni c’è stato un forte
decremento di nuovi ingressi.
Con
tutte le riserve che le macroanalisi comportano, in generale, si
può dire che il Rotary è più frammentato in
America latina (24 soci per club), mentre lo è meno in USA/Canada
che risulterebbe anche l’area più progressista (il
20% di donne) se non fosse per il fatto che gli USA sono stati la
prima nazione ad ammettere le donne nel Rotary. I meno permeabili
ai cambiamenti (e c’era forse da stupirsene?) sono i tradizionalissimi
inglesi (solo il 5% delle rotariane), i quali, d’altro canto,
sono anche i rotariani mediamente più vecchi, mentre i più
giovani risultano essere i sudamericani. Situazione che viene confermata
anche dall’ultima colonna che mostra come gli inglesi siano
anche i più vecchi di anzianità rotariana, mentre
i sudamericani sono i più giovani.