I SAVOIA, IL REGIME,
LA REPUBBLICA
Raccolgo le considerazioni di una signora amica, seduta
ieri sera al mio tavolo, che si diceva un po' sconcertata dal
taglio della relazione, perché non si ritrovava più con quello
che aveva appreso a scuola a proposito di varie figure storiche
esaltatrici dell'idea di unità della Patria.
Ma come, Ettore Fieramosca, Balilla, Pietro Micca e tanti altri
non erano quegli eroi che hanno testimoniato con la loro vita
quel sentimento? Le raccolgo proprio per dire che una relazione,
una lezione, una lettura sono positive quando stimolano l'interesse
ed inducono a fare i confronti con i propri punti di vista. Questo
mi sembra possa essere detto dell'intervento del Prof. G. Oliva
tenuto in occasione del nostro interclub con gli amici di Chivasso
e di Ciriè.
Una sia pur rapida carrellata su cento anni della nostra storia,
dall'unità alla nascita della Repubblica, incentrata sugli attori
di primo piano, cioè i regnanti di casa Savoia. Brillante relazione,
che ha alternato aneddoti a considerazioni storico-politiche,
evidenziando con chiarezza ruoli e responsabilità dei vari personaggi.
Due le figure di primaria importanza che hanno calcato la scena
di quegli anni: i re Vittorio Emanuele II e Vittorio Emanuele
III. Garante e catalizzatore del processo unitario, Vittorio Emanuele
II può essere senz'altro definito un grande re, aiutato da statisti
di indubbio valore quali Cavour e D'Azeglio.
Già più controversa appare, come una parentesi tra i due, la figura
e l'opera di Umberto I, in un periodo storico di transizione molto
travagliata (industrializzazione, nascita della classe operaia
e dei partiti di massa, allargamento del divario Nord-Sud). Dai
moti di Milano, repressi da Bava-Beccaris al regicidio di Monza,
nel 1900, il passo è breve e si arriva a Vittorio Emanuele III.
Regno, com'è noto, lunghissimo e tragicamente risoltosi, con la
guerra, la sconfitta e la fine della monarchia. Il regno di Vittorio
Emanuele III va distinto in due periodi, quello che va fino alla
fine della Prima Guerra Mondiale e quello successivo.
Positivo, detto a grandi linee, il primo periodo di regno e cioè
fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (il re soldato), più
complesso e con le conseguenze a tutti note, il secondo. Nel ventennio
lo scambio avvenne tra il mantenimento della monarchia e la funzione
di garanzia da essa esercitata nei confronti del regime. La caduta
di questo, nel marasma della guerra, non poteva che significare
anche la fine dell'altra. Fine, purtroppo per l'Italia, quanto
mai ingloriosa.
Il faticoso ritorno alla normalità, il referendum, la nascita
della Repubblica, i compromessi - a destra come a sinistra - pur
di non fare i conti con il nostro passato, sono cose a tutti note.
Rimane sempre, però, la sensazione che l'unità d'Italia non sia
ancora compiuta e che né la Resistenza, né la democrazia, né la
Repubblica siano ancora valori unificanti.
Tra i tanti, un altro pericolo è incombente: il revisionismo.
Se è giusto rileggere la storia, anche con minori condizionamenti
ideologici, proprio per fare i conti con il passato, occorre farlo
fino in fondo. E per cominciare dovremmo scrollarci di dosso quell'immane
ipocrisia che tanto ci caratterizza. Basta, insomma, con gli
italiani brava gente, l'armata sagapò, i vari mandolini
dei vari capitani Corelli. Noi, nei Balcani, fummo degli invasori
e neanche tanto teneri. Se questo portò ad una reazione contro
la minoranza italiana (v. Istria e Slovenia), la colpa fu soltanto
dei bolscevichi titini e dei loro sostenitori "nemici della Patria"
(v. comunisti italiani)? Ben vengano, per concludere, gli incontri
di questo tipo e anche le perplessità della mia buona amica, perché
con i tempi che stiamo vivendo, la scuola non sembra volerci più
garantire la conoscenza della storia, tranne, forse, l'aneddotica
legata alla pizza Margherita.
Nemmeno di quella mitica di Balilla o di Pietro Micca. I regimi
tendono a riscriverla la storia, a loro uso e consumo (V. Orwell
"1984"); oggi risulta faticosa anche questa operazione e allora
tanto vale darci un taglio, come si suol dire. Così, senza radici,
non soltanto non avremo un comune passato unificante, ma potremo
azzardare tutti i revisionismi che vor-remo, da Pontida alle foibe,
dalla Resistenza ai "ragazzi" di Salò.
Appunti
fotografici della serata di martedì
23 Marzo 2004:
"I
SAVOIA, IL REGIME, LA REPUBBLICA"
|

Uno
scorcio del ristorante Antica Zecca
con soci ed ospiti accorsi numerosi.
|

Il
tavolo con i presidenti dei tre clubs
ed il relatore: Prof. Gianni Oliva.
|
AUGURI E FELICITAZIONI
BUON
COMPLEANNO A: Ugo Rostagno (4/04), Domenico Orlandi (5/04).
BUON ONOMASTICO A: Ezio Botta, (7/02), Pasquale Cena (11/04).


ROTARY
CLUB CHIVASSO
|