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CHIVASSO CREN
Presidente
Riccardo Barbero
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| I CAMBIAMENTI
DEL CLIMA: Relatore Dott. Luca Mercalli PRESIEDE: Riccardo BARBERO Ristorante Villa Sassi - Torino 1 Aprile 2004 |
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![]() I CAMBIAMENTI DEL CLIMA: conoscenze attuali e strategie future Il Dott. Luca Mercalli, Presidente della S.M.S., Società Meteorologica Subalpina, inizia la propria relazione con una domanda. La meteorologia è una scienza? Si, è una scienza, anzi è una sintesi fra alcune delle più pure e deterministiche scienze esistenti: la matematica e la fisica, che nell'ambito dell'atmosfera vengono semplicemente applicate all'aria e ai suoi movimenti (fluidodinamica) ed agli scambi di energia (termodinamica) Quindi, sentir dire che la meteo "non sia una scienza" è motivo di grande tristezza! Come sarebbe possibile infatti operare "un calcolo di previsione basato su alcuni fenomeni atmosferici" senza conoscere le leggi che li governano? Di fatto questa sarebbe la pura applicazione della statistica, del tipo, dopo trent'anni di rilevamenti vedo che il 27 giugno si è avuta pioggia nel 70 per cento dei casi, e allora "si azzarda" una previsione dicendo che pioverà (e quindi con una probabilità di sbagliare del 30 per cento). La possibilità che il 27 giugno piova o faccia sole, è quindi del tutto casuale. Invece, la scienza meteorologica compie una vera e propria simulazione fisica dell'atmosfera, eseguendo i calcoli delle trasformazioni termiche e dinamiche con equazioni estremamente complesse che necessitano di alcuni tra i più potenti calcolatori oggi esistenti (tipo il Fujitsu installato al centro MeteoFrance di Toulouse, che esegue 300 miliardi di operazioni matematiche al secondo). Il fatto di ritenere il risultato della previsione numerica del tempo "assolutamente non esatto, ma con un margine di errore ancora molto elevato", è giustificato dalla difficoltà di misurare le caratteristiche dell'atmosfera su tutta l'enorme superficie terrestre (compresi oceani e terre disabitate) e per 30 km di spessore. Inoltre, poiché non è possibile applicare le leggi fisiche (precise e "scientifiche") a tutte le molecole d'aria (sarebbero necessari secoli di calcoli!), i modelli di simulazione sono costretti a semplificare l'atmosfera in cubetti di 5-10 km di lato. Questa limitatezza nell'ottenimento dei dati di base fa sì che le previsioni restino tali (e non siano certezze) e che la loro validità non oltrepassi i 3-5 giorni, ma il processo è tutto estremamente "scientifico". Oggi la qualità della previsione seria (non quella diffusa da certi giornali o TV, ma proveniente dai servizi internazionali e nazionali che la elaborano direttamente), è del 90% su 24 ore e decresce fino al 70% su 48-72 ore, quindi sempre superiore alla casualità del lancio di una moneta, che è del 50%. Insomma, si tratta di risultati ben superiori a quelli ottenuti in altri campi senza dubbio attribuiti alla "scienza", ovvero la medicina (ogni giorno si fanno molte diagnosi e cure sbagliate e la gente continua a morire...), o dell'economia (i modelli matematici di previsione dell'andamento dei mercati finanziari, sbagliano molto di più della meteorologia, in quanto basati più sul mutevole umore dell'umanità che sulle leggi fisiche che governano l'atmosfera...).
Per eventi estremi si intendono gli eventi meteorologici e naturali rari che divergono fortemente dalla media. Tali eventi possono causare danni ingenti. Si parla di catastrofi naturali quando il ripristino della situazione implica sforzi superiori alle forze della popolazione colpita. Il presente rapporto analizza le categorie di eventi estremi più importanti e la loro relazione con i cambiamenti climatici (temperature estreme, siccità, gelo, incendi di boschi, forti precipitazioni, grandine, inondazioni, movimenti di materiale, frane ) Da un canto, gli eventi estremi e le catastrofi naturali sono una componente naturale del clima alpino. Nel corso dei millenni gli smottamenti e le alluvioni hanno formato il paesaggio, scolpendo il profilo caratteristico delle valli e dei letti dei fiumi. Tuttavia, nemmeno le moderne infrastrutture ci proteggono a sufficienza dagli eventi estremi. La nostra civilizzazione si deve sovente limitare a definire le zone a rischio, ad attutire le ripercussioni negative con provvedimenti adottati tempestivamente e a soccorrere le vittime con aiuti immediati. Dall'altro, le conseguenze degli eventi climatici che si sono abbattuti sull'Europa centrale negli ultimi decenni sono impressionanti. Secondo le stime di Swiss Re, le tempeste Lothar e Martin hanno causato danni per 31 miliardi di franchi, per 9 miliardi le inondazioni e le frane che nell'ottobre 2000 hanno colpito Svizzera, Francia e Italia e per 23 miliardi le alluvioni che nei mesi di luglio e agosto 2002 hanno interessato l'Europa (livello dei prezzi 2002). Tali cifre confermano il ruolo primario che gli eventi estremi assumono in Europa e nella regione alpina. Se i cambiamenti climatici generassero una mutazione del loro carattere e della loro frequenza, le conseguenze sarebbero altrettanto gravi. La relazione tra clima, eventi estremi e portata dei danni è estremamente complessa. La sua analisi concerne un vasto campo di ricerca interdisciplinare. In base alle conoscenze attuali, si possono formulare in via generale le conclusioni seguenti:
Le misure contro i cambiamenti climatici antropici e per la protezione dagli eventi estremi devono essere pianificate a lungo termine al momento in cui si dispone di previsioni qualitative del clima futuro. Avvalendosi della preziosa collaborazione degli organi d'informazione e di personalità di spicco, è pertanto fondamentale indurre popolazione, cerchie politiche ed economiche a prenderne atto. Nei rapporti sui cambiamenti climatici e gli eventi estremi va ricordato che questi ultimi non rappresentano indicatori climatici affidabili. I cambiamenti climatici si spiegano meglio con altri indicatori (riscaldamento, scioglimento dei ghiacciai alpini). Il fatto che l'opinione pubblica associ eventi estremi e cambiamenti climatici cela il pericolo che la problematica del clima venga drammatizzata in periodi in cui si registrano molti eventi estremi e banalizzata in quelli in cui se ne verificano pochi. Un aumento della frequenza di determinati eventi estremi, quali forti precipitazioni e inondazioni, è consolidato dalle previsioni elaborate sulla base di modelli climatici e della conoscenza fisica dei processi. Singoli eventi estremi non possono tuttavia essere ascritti casualmente ai cambiamenti climatici. La comunità scientifica internazionale ha provato come nel corso dell'ultimo secolo, la temperatura media dell'aria sia aumentata di oltre mezzo grado in prossimità della superficie terrestre Questo riscaldamento non è stato uniforme, nè spazialmente nè temporalmente, ma ha mostrato forti differenze sia in termini di trend di lungo periodo, sia di modulazione stagionale. Questo fenomeno è divenuto ancora più consistente nel corso degli anni 90, tanto che alcuni di questi anni vanno annoverati fra i più caldi negli ultimi 100/150 anni. Rimane comunque il problema di capire se questo riscaldamento sia causato da una naturale variabilità del clima, oppure sia da attribuire all'azione dell'uomo sull'ambiente, oppure sia il risultato finale di entrambe le azioni che agiscono sul sistema climatico terrestre in maniera concorde o discorde. Nella pratica le aree di studio vengono generalmente definite mediante un compromesso tra le esigenze di raggruppare stazioni con la maggiore omogeneità possibile e la necessità di ottenere medie stabili e poco influenzate dagli errori delle serie delle singole stazioni. Presso la stazione Testa Grigia, il CESI ha installato il laboratorio per la misura dei gas serra, situata sul Plateau Rosa di fronte al Monte Cervino a 3880 sul livello del mare,in una zona sicuramente sopra i bassi strati di rimescolamento atmosferico adatta, quindi, a misurare le concentrazioni dei gas costituenti il fondo naturale della libera troposfera. Presso la stazione già a partire dal 1989 si effettuano in maniera sistematica campionamenti di aria e misure in continuo per la determinazione dei seguenti gas serra: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, freon 11 , freon 12. Si è inoltre discusso di un fenomeno completamente nuovo ed osservato solo di recente:quello dei "laghi effimeri" sui ghiacciai del Rocciamelone, della Croce Rossa in Val di Lanzo, del Lys, sul Monte Rosa. Le grandi glaciazioni succedute nella storia del pianeta terra sono almeno quattro, in corrispondenza delle quali si osserva un minimo della presenza di anidride carbonica in atmosfera I valori massimi invece si sono sempre aggirati attorno a 300 parti per milione: dunque i cicli con svariate cause , ci sono sempre stati, ma si impongono quattro considerazioni:
Molto e seriamente questa relazione ci deve far riflettere e pensare.
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QUANTI
ERAVAMO...
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