ROTARY CLUB 
CHIVASSO

CREN
Chivasso Rotary Electronic News

Presidente Riccardo Barbero
Anno Rotariano 2003 - 2004

 
BOLLETTINO N° 1743 - CREN N° 173
 
 

I CAMBIAMENTI DEL CLIMA:
conoscenze attuali e strategie future

Relatore Dott. Luca Mercalli

PRESIEDE: Riccardo BARBERO

Ristorante Villa Sassi - Torino

1 Aprile 2004

 




HOMEPAGE BOLLETTINI
 


LE PROSSIME RIUNIONI

DATA
ARGOMENTO
ORA e LUOGO
CONFERENZIERE
08/04/04
Riunione Riservata
“Il Centenario“
Ore 20 – Chiesa degli Angeli - Chivasso
Guido Anfosso
martedì
13/04/04
Consiglio Direttivo
Ore 20 – Abitazione Riccardo Barbero
Riccardo Barbero
15/04/04
“Una borsa di studio del Rotary”
“La danza Odissi”
Ore 20 - Ristorante Cacciatori – Rolandini
Dott.sa Dafne Carli
Venerdì
23/04/04
Concerto “Chivasso in Musica”:
“Antiqua: i concerti a cinque di Antonio Vivaldi”
Ore 21.15 – Chiesa degli Angeli - Chivasso
Stefano Bagliano,
flauto e maestro concertatore
Venerdì
30/04/04
InterClub con gli amici di St. Jean De Maurienne
Ore 20 - Bardonecchia
Riccardo Barbero

 





I CAMBIAMENTI DEL CLIMA:
conoscenze attuali e strategie future
 
 

   Il Dott. Luca Mercalli, Presidente della S.M.S., Società Meteorologica Subalpina, inizia la propria relazione con una domanda. La meteorologia è una scienza? Si, è una scienza, anzi è una sintesi fra alcune delle più pure e deterministiche scienze esistenti: la matematica e la fisica, che nell'ambito dell'atmosfera vengono semplicemente applicate all'aria e ai suoi movimenti (fluidodinamica) ed agli scambi di energia (termodinamica) Quindi, sentir dire che la meteo "non sia una scienza" è motivo di grande tristezza! Come sarebbe possibile infatti operare "un calcolo di previsione basato su alcuni fenomeni atmosferici" senza conoscere le leggi che li governano? Di fatto questa sarebbe la pura applicazione della statistica, del tipo, dopo trent'anni di rilevamenti vedo che il 27 giugno si è avuta pioggia nel 70 per cento dei casi, e allora "si azzarda" una previsione dicendo che pioverà (e quindi con una probabilità di sbagliare del 30 per cento). La possibilità che il 27 giugno piova o faccia sole, è quindi del tutto casuale. Invece, la scienza meteorologica compie una vera e propria simulazione fisica dell'atmosfera, eseguendo i calcoli delle trasformazioni termiche e dinamiche con equazioni estremamente complesse che necessitano di alcuni tra i più potenti calcolatori oggi esistenti (tipo il Fujitsu installato al centro MeteoFrance di Toulouse, che esegue 300 miliardi di operazioni matematiche al secondo). Il fatto di ritenere il risultato della previsione numerica del tempo "assolutamente non esatto, ma con un margine di errore ancora molto elevato", è giustificato dalla difficoltà di misurare le caratteristiche dell'atmosfera su tutta l'enorme superficie terrestre (compresi oceani e terre disabitate) e per 30 km di spessore. Inoltre, poiché non è possibile applicare le leggi fisiche (precise e "scientifiche") a tutte le molecole d'aria (sarebbero necessari secoli di calcoli!), i modelli di simulazione sono costretti a semplificare l'atmosfera in cubetti di 5-10 km di lato. Questa limitatezza nell'ottenimento dei dati di base fa sì che le previsioni restino tali (e non siano certezze) e che la loro validità non oltrepassi i 3-5 giorni, ma il processo è tutto estremamente "scientifico". Oggi la qualità della previsione seria (non quella diffusa da certi giornali o TV, ma proveniente dai servizi internazionali e nazionali che la elaborano direttamente), è del 90% su 24 ore e decresce fino al 70% su 48-72 ore, quindi sempre superiore alla casualità del lancio di una moneta, che è del 50%. Insomma, si tratta di risultati ben superiori a quelli ottenuti in altri campi senza dubbio attribuiti alla "scienza", ovvero la medicina (ogni giorno si fanno molte diagnosi e cure sbagliate e la gente continua a morire...), o dell'economia (i modelli matematici di previsione dell'andamento dei mercati finanziari, sbagliano molto di più della meteorologia, in quanto basati più sul mutevole umore dell'umanità che sulle leggi fisiche che governano l'atmosfera...).

 
 Eventi estremi e
 cambiamenti climatici

 

Per eventi estremi si intendono gli eventi meteorologici e naturali rari che divergono fortemente dalla media. Tali eventi possono causare danni ingenti. Si parla di catastrofi naturali quando il ripristino della situazione implica sforzi superiori alle forze della popolazione colpita. Il presente rapporto analizza le categorie di eventi estremi più importanti e la loro relazione con i cambiamenti climatici (temperature estreme, siccità, gelo, incendi di boschi, forti precipitazioni, grandine, inondazioni, movimenti di materiale, frane ) Da un canto, gli eventi estremi e le catastrofi naturali sono una componente naturale del clima alpino. Nel corso dei millenni gli smottamenti e le alluvioni hanno formato il paesaggio, scolpendo il profilo caratteristico delle valli e dei letti dei fiumi. Tuttavia, nemmeno le moderne infrastrutture ci proteggono a sufficienza dagli eventi estremi. La nostra civilizzazione si deve sovente limitare a definire le zone a rischio, ad attutire le ripercussioni negative con provvedimenti adottati tempestivamente e a soccorrere le vittime con aiuti immediati. Dall'altro, le conseguenze degli eventi climatici che si sono abbattuti sull'Europa centrale negli ultimi decenni sono impressionanti. Secondo le stime di Swiss Re, le tempeste Lothar e Martin hanno causato danni per 31 miliardi di franchi, per 9 miliardi le inondazioni e le frane che nell'ottobre 2000 hanno colpito Svizzera, Francia e Italia e per 23 miliardi le alluvioni che nei mesi di luglio e agosto 2002 hanno interessato l'Europa (livello dei prezzi 2002). Tali cifre confermano il ruolo primario che gli eventi estremi assumono in Europa e nella regione alpina. Se i cambiamenti climatici generassero una mutazione del loro carattere e della loro frequenza, le conseguenze sarebbero altrettanto gravi. La relazione tra clima, eventi estremi e portata dei danni è estremamente complessa. La sua analisi concerne un vasto campo di ricerca interdisciplinare. In base alle conoscenze attuali, si possono formulare in via generale le conclusioni seguenti:

 
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la temperatura media globale nel secolo scorso è aumentata di 0,6 ± 0,2°C. Questo riscaldamento è ampiamente ascrivibile alle attività umane. I modelli climatici prevedono per il XXI secolo un aumento accelerato delle temperature medie globali al suolo di 1,4°C - 5,8°C. Tali cambiamenti concernono anche l'intero circolo dell'acqua e ci si attendono sensibili cambiamenti del regime delle precipitazioni;
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con i cambiamenti climatici, la probabilità e la distribuzione geografica degli eventi estremi registrano uno spostamento graduale. La portata e la natura dei cambiamenti variano in funzione del luogo e del genere dell'evento. Non è possibile fornire una stima quantitativa di detta evoluzione;
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attualmente si osserva un'intensificazione delle catastrofi naturali, che potrebbe essere casuale, imputabile a variazioni climatiche naturali a lungo termine oppure una conseguenza dei cambiamenti climatici antropici. Per ragioni di principio è difficile o addirittura impossibile comprovare o escludere con certezza statistica una tendenza nella frequenza degli eventi estremi rari. È ipotizzabile che i cambiamenti a lungo termine degli eventi climatici potranno essere comprovati solo quando avranno raggiunto una portata considerevole e causato danni ingenti;
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si possono per contro formulare considerazioni statisticamente consolidate sulle tendenze relative agli eventi "intensivi". Si evince, per esempio, che le forti precipitazioni (che di solito non causano danni) sono sensibilmente aumentate dall'inizio del secolo. Anche le quantità delle precipitazioni in inverno hanno registrato un aumento dall'inizio del secolo. Benché non possano essere relazionati direttamente con gli eventi estremi, questi dati costituiscono un indizio per i cambiamenti palesi subentrati nel circolo dell'acqua negli ultimi cento anni;
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la conoscenza attuale dei processi induce a credere che la frequenza e la forza di alcuni eventi estremi (ondate di caldo, forti precipitazioni e inondazioni nel periodo invernale, siccità estiva a Sud delle Alpi e nelle valli alpine, scoscendimenti) aumenteranno con il cambiamento del clima. Il timore è avvalorato dai calcoli basati su modelli climatici. D'altro canto, diminuirà la frequenza delle giornate di gelo e delle ondate di freddo;
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le mutazioni future dei pericoli generati dagli eventi estremi saranno determinate, oltre che da fattori puramente climatici, anche da cambiamenti sociali. La crescente concentrazione di edifici e infrastrutture anche nelle regioni esposte ha comprovatamente inciso in passato sui costi dei danni. I futuri cambiamenti dell'utilizzazione del territorio potrebbero indebolire o rafforzare i fattori puramente climatici. I provvedimenti vanno pianificati e applicati sulla base di un quadro dei pericoli in mutazione dinamica e nel senso della sostenibilità (ecologica, economica, sociale). Occorre privilegiare le misure che, oltre ad essere efficaci nella lotta ai cambiamenti climatici e ai fini della protezione dagli eventi estremi, si ripercuotono positivamente anche in altri settori e concedono uno spazio di manovra possibilmente ampio anche dopo la loro realizzazione . La necessità di intervenire a sostegno della protezione dagli eventi estremi è dettata dalla crescente concentrazione dei valori, dalla sensibilità ai danni e dal maggior bisogno di protezione a prescindere dai cambiamenti climatici. Tenuto conto dei mutamenti del clima, i piani dei pericoli, gli obiettivi della protezione e i rischi residui vanno adeguati periodicamente alle condizioni in evoluzione e si dovrebbero cercare soluzioni che offrono la maggiore flessibilità possibile. A medio termine è opportuno mettere a punto nuovi metodi di misurazione e progettazione in grado di quantificare il pericolo insito in un clima mutante. Bisogna intervenire maggiormente sul fronte della protezione dagli eventi per i quali attualmente esistono dati qualitativi sulla futura evoluzione.
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Forti precipitazioni, inondazioni e smottamenti: in base alle conoscenze attuali dei processi e ai modelli si prevede un aumento dell'intensità delle forti precipitazioni e una formazione accelerata del deflusso nel periodo invernale. Di questi fattori si dovrà tenere conto nell'ambito della valutazione dei rischi, della pianificazione delle misure di protezione (rimboschimenti, ripari, superfici di contenimento) e della pianificazione del territorio. Non si dovranno nemmeno trascurare i cambiamenti che potrebbero manifestarsi sull'arco della durata dei provvedimenti previsti. Lo stesso dicasi per la valutazione delle zone minacciate dagli scoscendimenti.
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Ondate di caldo: i cambiamenti climatici potrebbero indurre un innalzamento dei valori estremi di temperatura. Si prevede che il persistere di temperature estremamente elevate comporterà un aumento dei decessi. Provvedimenti edili, quali protezioni solari, isolamenti, zone verdi, possono migliorare il comfort e l'efficienza energetica. Estremi di temperatura più elevati significano ulteriore stress per le acque, la vegetazione e la fauna.
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Permafrost: il riscaldamento comporterà una riduzione del permafrost a scapito della stabilità dei versanti nelle regioni interessate. Si dovranno tenere sotto sorveglianza sia i versanti sia gli edifici.
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Gelo: probabilmente la frequenza delle giornate di gelo diminuirà per effetto dei cambiamenti climatici. Siccome le ripercussioni dipendono sia dalle temperature sia dallo sviluppo della vegetazione, è difficile prevederne l'evoluzione futura. In generale, se i periodi della semina non subiranno modifiche, il rischio di danni causati dal gelo diminuirà. Attualmente non è possibile formulare previsioni certe sull'evoluzione di siccità, incendi di boschi, favonio, tempeste invernali, grandine e valanghe.


Per quanto concerne i nessi, il decorso, l'orientamento e la portata dei cambiamenti climatici e degli eventi estremi regnano molte incertezze. Le decisioni in questi casi si fondano pertanto sulla cosiddetta regola del minimax, secondo cui bisogna scegliere le strategie per le quali il massimo danno possibile è il minore. Le misure contro le cause dei cambiamenti climatici antropici vanno portate avanti con coerenza e coordinate a livello nazionale e internazionale tra ricerca, amministrazione, economia e politica. Dal punto di vista scientifico si impone una riduzione a lungo termine delle emissioni globali di gas a effetto serra al livello del 1950. Il protocollo di Kyoto è un passo importante verso il coordinamento delle misure internazionali. L'impegno alla riduzione assunto dalla Svizzera si concretizza nella legge sul CO2, la legge sull'energia e altri provvedimenti1. Questi strumenti prevedono entro il 2010 una riduzione del 10% rispetto al 1990 delle emissioni di CO2. Oltre alla legge sul CO2 e alla legge sull'energia, in Svizzera sono necessarie ulteriori misure contro i cambiamenti climatici antropici e per il ristabilimento di uno stile di vita e processi economici che producono meno emissioni. I processi e le relazioni nell'economia privata devono per esempio essere impostati con maggiore trasparenza, al fine di incentivare la sostenibilità in via generale e la compatibilità con il clima degli investimenti in particolare. Condizioni quadro legali adeguate possono in questo caso rivelarsi un valido sostegno. Tecnologie "pulite" e soprattutto le energie rinnovabili giocheranno in futuro un ruolo fondamentale.

Le misure contro i cambiamenti climatici antropici e per la protezione dagli eventi estremi devono essere pianificate a lungo termine al momento in cui si dispone di previsioni qualitative del clima futuro. Avvalendosi della preziosa collaborazione degli organi d'informazione e di personalità di spicco, è pertanto fondamentale indurre popolazione, cerchie politiche ed economiche a prenderne atto. Nei rapporti sui cambiamenti climatici e gli eventi estremi va ricordato che questi ultimi non rappresentano indicatori climatici affidabili. I cambiamenti climatici si spiegano meglio con altri indicatori (riscaldamento, scioglimento dei ghiacciai alpini). Il fatto che l'opinione pubblica associ eventi estremi e cambiamenti climatici cela il pericolo che la problematica del clima venga drammatizzata in periodi in cui si registrano molti eventi estremi e banalizzata in quelli in cui se ne verificano pochi. Un aumento della frequenza di determinati eventi estremi, quali forti precipitazioni e inondazioni, è consolidato dalle previsioni elaborate sulla base di modelli climatici e della conoscenza fisica dei processi. Singoli eventi estremi non possono tuttavia essere ascritti casualmente ai cambiamenti climatici. La comunità scientifica internazionale ha provato come nel corso dell'ultimo secolo, la temperatura media dell'aria sia aumentata di oltre mezzo grado in prossimità della superficie terrestre Questo riscaldamento non è stato uniforme, nè spazialmente nè temporalmente, ma ha mostrato forti differenze sia in termini di trend di lungo periodo, sia di modulazione stagionale. Questo fenomeno è divenuto ancora più consistente nel corso degli anni 90, tanto che alcuni di questi anni vanno annoverati fra i più caldi negli ultimi 100/150 anni. Rimane comunque il problema di capire se questo riscaldamento sia causato da una naturale variabilità del clima, oppure sia da attribuire all'azione dell'uomo sull'ambiente, oppure sia il risultato finale di entrambe le azioni che agiscono sul sistema climatico terrestre in maniera concorde o discorde. Nella pratica le aree di studio vengono generalmente definite mediante un compromesso tra le esigenze di raggruppare stazioni con la maggiore omogeneità possibile e la necessità di ottenere medie stabili e poco influenzate dagli errori delle serie delle singole stazioni. Presso la stazione Testa Grigia, il CESI ha installato il laboratorio per la misura dei gas serra, situata sul Plateau Rosa di fronte al Monte Cervino a 3880 sul livello del mare,in una zona sicuramente sopra i bassi strati di rimescolamento atmosferico adatta, quindi, a misurare le concentrazioni dei gas costituenti il fondo naturale della libera troposfera. Presso la stazione già a partire dal 1989 si effettuano in maniera sistematica campionamenti di aria e misure in continuo per la determinazione dei seguenti gas serra: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, freon 11 , freon 12.

Si è inoltre discusso di un fenomeno completamente nuovo ed osservato solo di recente:quello dei "laghi effimeri" sui ghiacciai del Rocciamelone, della Croce Rossa in Val di Lanzo, del Lys, sul Monte Rosa. Le grandi glaciazioni succedute nella storia del pianeta terra sono almeno quattro, in corrispondenza delle quali si osserva un minimo della presenza di anidride carbonica in atmosfera I valori massimi invece si sono sempre aggirati attorno a 300 parti per milione: dunque i cicli con svariate cause , ci sono sempre stati, ma si impongono quattro considerazioni:

 
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solo da duecento anni l'uomo brucia combustibili fossili
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il trend di crescita ha superato di molto il valore registrato in passato per i massimi di a. c. abbiamo raggiunto 370 ppm
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i massimi delle temperature estive del 2003 sono state esageratamente elevate,il trend di crescita ha dei picchi,che differivano dai precedenti di 0,6 gradi. Il picco dell'estate 2003 supera tre gradi i normali valori di apice
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ritiro dei ghiacciai : dal 1800 i ghiacci indietreggiano con una media 30 metri ogni 100 anni; nell'estate del 2003 il ghiacciaio del Monte Rosa è indietreggiato di 6 metri
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l'atmosfera terrestre è un sistema non lineare

 

Molto e seriamente questa relazione ci deve far riflettere e pensare.

Il rischio è che il comportamento del complesso sistema oltrepassi "il bacino di attrazione" che regge da quando l'atmosfera ha l'attuale composizione e si assesti attorno ad un altro punto di equilibrio molto più alto.

 

 

Appunti fotografici della serata di giovedì
1 Aprile 2004:

I CAMBIAMENTI DEL CLIMA:
conoscenze attuali e strategie future
 

 

 

Al tavolo della presidenza si inizia a
discutere con il relatore dott. Luca Mercalli.
 

 

Uno scorcio del salone di Villa Sassi
con i soci accorsi numerosi.
 

 

Il nostro presidente, invita il relatore ad
iniziare la sua conferenza.
 

 

Il dott.Mercalli ci illustra, in modo
mirabile, i cambiamenti del clima.
 

 



 

QUANTI ERAVAMO...
 

Soci presenti + compensate :
37
Soci DP / DT :
 8
Assenze preavvisate :
 6
 
Assiduità : 
60,66 %

 

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