
La danza Odissi: evoluzione di uno stile
La danza Odissi è originaria
dell'Orissa, stato situato sulla costa nord-orientale dell'India.
La tradizione della danza in Orissa trova le sue prime rappresentazioni
nelle sculture delle grotte jaina (II sec. a.C.) e, più tardi,
nei templi shaiva di Bhubansewar (XVII-IX sec. d.C.) fino all'imponente
tempio del Sole di Konarka (XIII sec. d.C.), considerato uno dei
templi più belli dell'India. Secondo la studiosa Kapila Vatsyayan,
ciò porterebbe all'affermazione secondo cui "…la maggior parte
del vocabolario della danza Odissi,
pur con lievi variazioni dovute ai cambiamenti tecnici sopravvenuti
durante gli anni, è preservato nella pietra".
Nonostante le testimonianze provenienti dalle sculture e dai reperti
archeologici, dai trattati sulla danza e da resoconti storici,
risulta tuttavia difficile tracciare l'origine, stabilire l'età
e lo sviluppo di questo stile di danza.
La cultura oriya, fin dall'antichità attraversata da diverse correnti
religiose, è oggi profondamente influenzata dal culto di Jagannatha
(una forma di Visnu) il cui tempio principale si trova a Puri,
una delle quattro città sante dell'India.
Nel tempio di Jagannatha circa millecinquecento persone sono incaricate
dei diversi doveri rituali (seva).
Le devadasi (serve di dio) erano
le uniche donne affiliate al servizio del tempio: il loro compito
quotidiano consisteva nel cantare e danzare per Jagannatha.
Nello hinduismo la divinita´ appare per lo piu´ attraverso un´immagine
cui gli uomini si possono relazionare. Gli dei letteralmente discendono
verso i loro devoti, prendono posto nello spazio, in un´immagine
(murti), in particolari luoghi sacri (tirtha).
Teologicamente la divinita´ non coincide totalmente con la sua
immagine: e´ essenzialmente dietro e al di sopra.
Attraverso la sua parziale discesa nell´effige permette all´uomo
di avvicinarsi ad essa. Il dio e´ una presenza concreta che alimenta
la rappresentazione collettiva. La reale presenza della divinita´
nella sua immagine viene ritualmente consacrata dall´offerta di
sedici "servizi" (upacara), comunemente
denominati puja (adorazione).
Le attivita´ cultuali trasfromano continuamente una "cosa" - l´effigie
- in un "essere" - il dio. Il compimento periodico del lavoro
dei servitori concorre a mantenere uno stato di equilibrio, il
solo in grado di dispensare ordine e protezione. La divinita´
e´ un segno da interpretare: mantenerla in una condizione di benessere
impone quindi un lavoro infinito.
Credere significa innanzitutto agire: se non e´ continuamente
onorata e regolarmente celebrata, l´effigie consacrata rischia
di ritornare all´immobilita´, di ridiventare "cosa".
La danza era percio´ considerata un mezzo di adorazione (puja),
uno dei possibili modi di relazionarsi a dio. Vedere il divino
significa pero´ meritarlo, e quindi pagarlo al prezzo di una repressione
sovrumana di se´. L´arte e´ una disciplina (sadhana),
una forma di yoga e un sacrificio
(yajna). La visione della divinita´
presuppone una lunga e intensa sperimentazione su se stessi. Qualsiasi
attivita´ compiuta con devozione e´ dunque un´offerta sacrificale:
l´offerta del meglio di cui si dispone al meglio che si vuole
raggiungere.
Durante il XIX secolo, a causa del nuovo senso della civiltà e
soprattutto del pudore importato dagli inglesi e da essi trasferito
alla neo-borghesia indiana che si ispirava alla società inglese,
le danze dell'India caddero in forte discredito poiché la loro
pratica era considerata un aspetto della prostituzione. La situazione
peggiorò ulteriormente con l'avvento della prudery
dell'epoca vittoriana, quando ogni tipo di danzatrice iniziò ad
essere disprezzata e vilipesa in quanto automaticamente associata
al ruolo di prostitua. Le danze delle devadasi
("serva di dio") subirono allora il definitivo tracollo: il falso
pudore estraneo alla cultura indiana, come testimoniano le sculture
di moltissimi templi in cui l'atto sessuale viene mostrato in
tutto il suo fulgore, si introdusse in tutte quelle aeree in cui
predominava la cultura inglese. Non è difficile comprendere come,
a seguito dell'adozione dei costumi anglicizzati e borghesi, si
mettesse in moto un movimento contro le danzatrici del tempio.
Si sentiva il bisogno di cancellare quella che era ritenuta un
'infamia sociale' e di ristabilire una dignità per reggere il
confronto con una civiltà diversa.
Lo scalpore suscitato dall'istituzione delle danzatrici del tempio
causò infine la loro abolizione legale in molte parti dell'India
ma non in Orissa, dove la tradizione si è perpetrata fino agli
anni '80.
Attorno agli anni '20, sull'onda del movimento riformatore attivatosi
nel secolo precedente, cominciò a sorgere in varie parti dell'India
un movimento per il recupero della danza e della tradizione "classica"
in nome di un'identità hindu nazionale. Come in altre parti dell'India,
anche in Orissa negli anni '40 la danza era per lo più sinonimo
di degenerazione morale. Fu solo grazie al lungo lavoro da parte
del movimento sorto per il revival della tradizione, che lentamente
cominciò ad essere praticata anche da ragazze di buona famiglia.
Lo stile Odissi (uno tra gli stili
classici più diffuso) così come si presenta ai giorni nostri nasce
dalla convergenza di diversi fattori culturali, religiosi e sociali.
Il suo revival si inquadra nel più ampio fenomeno del recupero
della tradizione classica cui, a partire dagli anni '20, diedero
vita intellettuali di spicco e persone colte sull'onda del movimento
riformatore attuatosi in nome di un'identità hindu nazionale.
Negli anni '50 fu infatti istituita nella ex-capitale Cuttack
un'associazione per la codificazione della danza. Il lavoro congiunto
dei principali maestri, di alcune danzatrici e di intellettuali
dell'Orissa, portò infine alla codificazione della tecnica e del
repertorio dello stile Odissi. La
nuova formalizzazione si basò quindi, da una parte sul recupero
di tradizionali forme di danza dell'Orissa (tra cui la tradizione
dei gotipua e delle devadasi)
e dall'altra sullo studio dei bassorilievi scultorei dei templi
e sull'analisi testuale di antichi trattati sulla danza (il Natyashastra
e l'Abhinayachandrika).
I partecipanti, ciascuno contribuendo con la propria esperienza
e la personale opera di ricerca, lavorarono al fine di stabilire
la sequenza del repertorio, definire le particolarità di ognuno
dei brani, stabilire gli elementi del costume e del trucco da
mantenere e quelli da scartare. La nuova forma di danza che andava
componendosi doveva infatti essere presentata innanzitutto sui
palcoscenici dei teatri. I danzatori non erano ormai più dei servitori
del tempio, ma dei professionisti che facevano della danza il
loro mezzo di sostentamento. Il repertorio ne uscì largamente
ampliato e rinnovato e a tutt'oggi continua ad evolversi grazie
alle coreografie create da maestri e danzatori.
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UN BREVE PROFILO DI DAFNE CARLI
Danzatrice,
la sua formazione artistica comincia nel teatro dove ha
lavorato in diverse compagnie presentando spettacoli in
Italia, Austria, Germania e Singapore.
Ha frequentato workshops tenuti dai grandi maestri del
Terzo Teatro, J. Grotowski, L. Flaszen and Z. Molik. Parallelamente
all'attività teatrale, si è sempre dedicata al training
di differenti tecniche corporee (capoeira, ginnastica
acrobatica e danza classica) presso scuole italiane (Baletna
Scola, Accademia Magenta) e francesi (Ecole Nationale
du Cirque Fratellini, Ecole de danse du Marais, Paris).
La sua personale ricerca di un mezzo espressivo che non
distinguesse tra danza e teatro l'ha successivamente portata
in India. Affascinata dalla sensualità e dalla tradizione
tantrica della danza Odissi, si dedica dal 1997 allo studio
esclusivo di questo stile conducendo parallelamente ricerca
universitaria e studi di yoga (Bihar School of Yoga).
Ha ricevuto la maggior parte del suo training nello stile
del maestro Kelucharan Mohapatra da Shrimati Sujata Mohanty,
presso la scuola Srjan, Bhubaneswar.
Il suo interesse nell'adattamento di movimenti tradizionali
in chiave contemporanea, la orienta in seguito allo studio
della danza Chhau in stile Mayurbhanj e alla collaborazione
con Akash Dance Company (Bhubaneswar), compagnia di danzatrici
di diverse nazionalità la cui ricerca verte sull'adattamento
della tecnica classica in chiave contemporanea.
I suoi studi universitari si sono svolti nella stessa
direzione della sua passione per la danza Odissi. Laureatasi
in Filosofia presso l'Università di Torino, ha in seguito
ottenuto il Master in Etnometodologia presso l'Université
Paris VII con una tesi sullo sviluppo della danza Odissi.
Nel 2001 ha ottenuto una borsa di studio biennale della
Rotary Foundation per il perfezionamento della danza Odissi
e attività di ricerca presso l'Utkal University di Bhubaneswar.
Ha presentato spettacoli e dimostrazioni presso Festival
e Università indiane e italiane (Puri Beach Festival,
Puri; Bhubaneswar Utsav, Bhubaneswar; IGNCA, Bhubaneswar;
Festival Teatri di Confine, Chivasso; Identità e Differenza,
Torino; Università di Genova, Università di Torino; Utkal
University, Bhubaneswar; Baripada University, Baripada).
Vive attualmente a Torino dove insegna yoga e danza Odissi
e porta avanti la sua ricerca coreografica.
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Indirizzo
E-mail: dafnecarli@rediffmail.com
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Appunti
fotografici della serata di giovedì 15 Aprile 2004:
La danza Odissi:
evoluzione di uno stile
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Il
tavolo della presidenza; sulla
sinistra la dott.ssa Dafne Carli
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Una
veduta del Ristorante ai Rolandini
con i soci presenti all'evento.
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COLLEGAMENTO ALL'ALBUM FOTOGRAFICO DELLA DANZA ODISSI
GIOVEDI' 15 aprile 2004 -- Ristorante Rolandini di Verolengo
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