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La squisita ospitalità dell'amico Piero Bava ci ha accolti in quel di Cocconato per un simpatico e piacevolissimo aperitivo, prologo di una altrettanto simpatica serata. Dopo una raffinata cena, alla quale abbiamo partecipato in 151 (43 da Chieri, 50 da Asti e 58 da Chivasso) sotto il porticato del Ristorante "Il Castagno", il Dott. Franco Martinetti, ci ha condotti, con la sua piacevole esposizione, attraverso i piatti tipici della cucina regionale piemontese in cui viene usato il pesce come ingrediente principale o secondario, in un viaggio nel tempo e nello spazio della nostra Regione. Dopo essersi soffermato ad elencare un numero sorprendente di specialità gastronomiche piemontesi in cui il pesce, principalmente merluzzo e acciuga, è presente, è sceso nel particolare analizzando i due pesci che sul tradizionale desco della nostra regione la fanno da padrone: il merluzzo e l'acciuga. Del merluzzo ha spiegato il ciclo biologico nonchè la differenza tra lo stoccafisso e il baccalà. Parlando, poi dell'acciuga, ci ha raccontato l'origine della bagna caôda, accompagnadoci in un ormai scomparso mondo contadino nel quale, verso ottobre si verificavano alcuni fatti concomitanti che portarono alla "scoperta" di questo che resta il piatto per eccellenza della cucina regionale piemontese: l'arrivo degli acciugai, quasi tutti provenienti dalla Val Maira che con i loro carretti giravano le campagne a vendere le acciughe sotto sale, barattando l'ospitalità nelle cascine con alcuni servizi come il governo delle bestie; la maturazione di alcune verdure tipiche della stagione, come i cardi e l'aglio da tempo raccolto in trecce; l'olio di noci ormai pronto negli orci; ed infine il desiderio di convivialità all'arrivo dei primi freddi, quando i ritmi dei lavori nei campi rallentano con l'accorciarsi delle giornate. A completare l'atmosfera, il vino novello appena vendemmiato che, con la sua freschezza faceva da contraltare al gusto forte della "bagna": un quadro molto vivido di vita contadina di un tempo. Ma la bagna caôda viene da lontano: già i romani infatti usavano una salsa di olio e pesce. Un suggerimento per accompagnare la bagna caôda, oltre al novello, è la barbera (rigorosamente al femminile), un vino che giustamente sta rivalorizzandosi come ambasciatore del gusto del nostro Piemonte.
riprendo il discorso sull'espansione, affinché nei Club si rifletta serenamente su questo punto centrale della vita rotariana, che necessita di approfondimento e discussione, affinché si possa giungere ad una visione e condivisione unanime circa il metodo di «fare espansione». E’ anzitutto importante riprendere e sottolineare quanto Carlo Ravizza ha detto, scritto, partecipato sull'argomento. Personalmente concordo sulla verità dei concetti da Lui espressi, in quanto un'espansione fittizia non permette una crescita reale del Rotary e finisce troppo spesso per risultare sterile ed inutile. «Quantità della qualità» è l'espressione forte usata da Ravizza al riguardo. Espansione non è solo il reperimento di nuovi soci, ma anche riuscire a rimotivare quei soci, e sono tanti, che oramai si lasciano vivere nel Club e non sentono più dentro, o non hanno mai sentito pienamente, l'urgenza, il desiderio di spendersi in prima persona per fare servizio. «Trasformare i soci in Rotariani impegnati» è uno dei più importanti messaggi di Carlo Ravizza, che deve costituire obiettivo primario per i Presidenti dei Club affinché perseguano con gran senso di responsabilità le reali esigenze del proprio Club in termini di effettivo. Non facile. Non impossibile, tuttavia. Nel Rotary occorre risvegliare quell'ethos di gruppo che muove lo spirito e la coscienza verso una progettualità fattiva. La tensione dell'individuo va alimentata, orientata, motivata, perché l'uomo è oggettivamente strutturato per inserirsi e far parte di una comunità. Nulla è più evidente che si può trovare appagamento nel donarsi con generosità: chi non dà nulla, non ha nulla. E le opportunità di donare e donarsi nel Rotary sono invero moltissime. Se fosse ancora consentito al Governatore un motto personale, da collocare accanto a quello del Presidente Internazionale, mi sarebbe piaciuto dire di me: «io ho quel che ho donato». L'ammissione di nuovi Soci, poi, non può non tener conto della necessità di immettere forze giovani, scommettendo anche sul possibile futuro successo professionale del Socio ed anticipando quindi la soglia di età di solito presa in considerazione. Personalmente, io sono entrato a trentacinque anni. Mi pare una soglia accettabile, tenuto conto del periodo di inserimento e formazione necessari per essere seriamente operativi. La scheda da compilare per l'ammissione dei nuovi Soci diffusa al SIPE non vuole essere un'intromissione nell'autonomia dei Club, ma soltanto un sussidio alla riflessione sulle caratteristiche personali e sociali del Candidato: soprattutto, sulla sua disponibilità ad entrare nella nostra grande Famiglia per mettersi al servizio della causa dell'umanità.Solo la coscienza di appartenere alla comunità rotariana può indirizzare al servizio i talenti, la professionalità, la spiritualità di ciascun Socio. Solo la coscienza! perché «la coscienza di appartenere ad una comunità costituisce ... l'essenza stessa di una persona» (Max Scheler). Con viva e cordiale amicizia rotariana. Sergio Vinciguerra.
"Il R.I. tenendo presente che:
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