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Dopo un'ampia ed interessante presentazione dell'Ospite da parte di Giovanni Millo, prende la parola il Dott. Giuseppe Alessandria. La funzione di gestione del personale è diventata negli ultimi anni, nel Gruppo Fiat, una funzione considerata come strategica. Il periodo che abbiamo di fronte è sicuramente durissimo, ma d'altro canto, offre interessantissime opportunità dal punto di vista professionale, dovendo operare grandi cambiamenti nelle aziende volti ad utilizzare al meglio le risorse umane. Nel mondo di oggi la sovrabbondanza di capitali ha determinato una svolta epocale: operazioni finanziarie come le scalate a grandi gruppi (v. Telecom) a cui oggi si assiste, in altri tempi sarebbero state impensabili. Il mercato finanziario italiano, in particolare, è divenuto un terreno di conquista, in quanto molti gruppi finanziari, vedono la possibilità di poter, acquistando aziende del nostro paese, modificare gli assets di queste aziende, ottenendo così dei notevoli guadagni. Ma se il capitale non manca, i talenti sono scarsi. La grande azienda ha sempre privilegiato, nella gestione del personale, la quantità rispetto alla qualità, ma oggi si assiste ad un cambiamento di tendenza: si è aperta la caccia al talento manageriale. Chiaramente dopo aver individuato il personaggio, o i personaggi, bisogna incentivarlo ad entrare nella azienda, con mezzi che non sono solo ed esclusivamente economici o di carriera, quindi, una volta entrato, bisogna poi costantemente motivarlo e difenderlo da attacchi esterni miranti a fargli cambiare azienda. La globalizzazione, che in primo luogo coinvolge le aziende produttrici di beni di consumo, sta portando alla internazionalizzazione delle competenze manageriali. Altro aspetto importante che caratterizza il mondo attuale è la velocità con cui avvengono i cambiamenti negli scenari, il che presuppone velocità nelle decisioni, il che a sua volta comporta acquisizione di maggiori rischi. I confini aziendali si ampliano, e non solo dal punto di vista geografico, ma anche dal punto di vista delle aree merceologiche di intervento: ciò significa estensione delle competenze professionali. Questo trend non appare essere momentaneo, ma si consoliderà sempre di più con il passare del tempo. Ci si dovrà, quindi, attrezzare con mezzi idonei per adattarsi a continui e sempre più veloci cambiamenti. Una conseguenza di questo nuovo scenario è l'affermarsi come modello manageriale vincente, del modello anglosassone, pragmatico, e che privilegia l'aspetto del profitto dell'impresa. Gli azionisti delle imprese sono i grandi capitalisti e, per ora non in Italia, i Fondi Pensionistici che stanno assumendo un peso fondamentale sui mercati finanziari, in quanto dotati di mezzi ingentissimi. Questi ultimi sono rigorosissimi nelle loro valutazioni. L'affermarsi del modello anglosassone porta, come conseguenza, il venir meno del rapporto fiduciario tra dipendente ed azienda: non esiste più la certezza del posto sicuro; il dipendente non può più sentirsi protetto e difeso dalla struttura di cui è parte. Il nuovo rapporto tra azienda e dipendente è basato sulle aspettative reciproche sia da parte dell'azienda che da quella del dipendente: è necessario investire molto su questo nuovo rapporto. I ritmi con cui oggi si lavora non sono più quelli di un tempo, sia in termini di impegno di tempo che in termini di stress da prestazione e non sono più sostenibili per periodi di tempo molto lunghi; si assiste ad un cambiamento nella distribuzione temporale del lavoro: si lavora per molto più tempo in termini di ore e di giorni, saltando anche il riposo settimanale, ma per periodi sempre più brevi intervallati da pause di rigenerazione. Nella vita lavorativa, poi, c'è un grande e per certi versi, grave paradosso: si vive sempre di più e si lavora sempre di meno. Altra conseguenza dello scenario che si sta delineando, è la spinta sempre più forte verso ruoli di Project Managment, cioè verso figure professionali che abbiano la capacità di integrare competenze molto differenti, in special modo nel settore dei servizi. Il Project Manager deve essere un personaggio che sa integrare e amalgamare competenze differenti finalizzandole verso l'obbiettivo. Internazionalizzazione delle risorse significa anche vivere in pieno nel modello anglosassone: analizzare le situazioni badando più ai numeri che alle impressioni e saper fare scelte e prendere decisioni in modo rapido. Altri aspetti che delineano lo scenario attuale sono:
Rotariani
di frontiera: novità dalla Cina. Ci siamo occupati qualche tempo
addietro (Bollettino 1576 Cren 6) con una certa curiosità di Rotary
Clubs in Cina venendo a conoscere i RC di Hog Kong e di Macau; abbiamo
fatto poi una segnalazione sul bollettino scorso di un articolo aulla rivista
Rotary di Agosto-Settembre riguardante i RC in Cina. Ma il mondo cambia
velocemente! Oggi abbiamo scoperto per caso l'esistenza di un gruppo di
Rotariani a Shanghai e a Pechino. Per accedere a queste pagine si parte
dal URL http://www.polacek.com/Shanghai/
dove ci sono 2 link: uno verso i Rotariani di Pechino, il cui sito peraltro
è in costruzione, e l'altro verso Shanghai http://www.polacek.com/Shanghai/Shanghai.htm
che invece ha una pagina di cui ci vogliamo occupare. Balza subito all'occhio
il fatto che le pagine non parlano di Rotary Club, bensì di gruppi
di Rotariani che si riuniscono. La ragione è semplice e viene anche
chiaramente spiegata: il Governo Cinese non consente per ora la nascita
di RC sul proprio territorio, ed il RI, di conseguenza, non ne può
legittimare l'esistenza. Ma, neppure in Cina è proibito sognare:
a Shanghai c'è un arzillo signore di 102 anni, Mr. Percy Chu, di
cui si può vedere la fotografia, Past President del RC Shanghai
(anno 1934-35) che sogna di vedere la rifondazione del proprio Club. Infatti
nel passato Il RC Shanghai già esisteva, ed anzi era un Club di
vecchia tradizione essendosi riunito la prima volta 80 anni fa, il 2 Ottobre
1919. Questo nostro amico, che per molti anni ha dovuto tenere nascosta
la sua fede rotariana, da qualche anno ha iniziato a contattare rotariani
all'estero invitandoli a partecipare a meeting in Cina. Chi ha avuto la
ventura di visitare la sua umile casa, si è potuto render conto
con quanta dedizione Percy Chu abbia conservato le proprie memorie rotariane:
è l'ultimo Past-President al mondo, ancora vivente che abbia incontrato
Paul Harris. Da qualche anno, sotto la sua guida, i Rotariani di Shanghai,
hanno ripreso ad incontrarsi saltuariamente. Percy chu ha sicuramente vissuto
tempi molto interessanti e poco tempo fa ha avuto l'occasione di rivisitare
la sede del rotary club di Shanghai, nella quale mise piede per l'ultima
volta nel 1935. La prima volta che mise piede al Club, invitato a cena
da uno dei più importanti uomini d'affari della città, creò
scandalo ed imbarazzo tra i presenti: a quell'epoca i soli cinesi ammessi
al Club erano servitori camerieri! "Mi disse: non preoccuparti, verrò
io a riceverti ala porta ed entreremo insieme". Chi si fosse immaginato
che Percy Chu sarebbe stato a disagio ed intimidito da quell'invito, si
sbagliava di grosso! Negli anni venti Percy era ritornato dall'Università
frequentata negli USA (New York University) deciso a non indossare abiti
di foggia occidentale; pertanto, salì le scale di quello che allora
i cnesi chiamavano "il Club Britannico" con il suo più elegante
abito cinese e, a fianco del suo ospite, entrò nella hall e salì
al piano superiore per pranzare in una sala privata. Percy Chu è
parte della travagliata storia di Shanghai. Nato a Hangzhou nel 1897 al
tempo dell'imperatore bambino Pu Chi partì per gli USA nel 1919
per ritornare poi in Cina e diventare il più potente banchiere della
nazione; fondò il primo college universitario e divenne Presidente
della Università di Shanghai. Fu poi perseguitato dal Kuomintang
di Chiang Kai-shek e coll'avvento del comunismo condanato prima a 18 anni
di lavori forzati e poi rinchiuso in un campo di lavoro per altri 10 durante
la Rivoluzione Culturale. Non potè più pronunciare una sola
parola Inglese tranne una: il nome che si era scelto in goventù,
Percy, al posto del suo nome cinese Zhu Bo Quan. Piccolo (1m e 50), dalla
vigorosa stretta di mano ama ricordare i periodi felici della propria vita,
puttosto che quelli bui e difficili. Nella pagina, segue la descrizione
della sua vita, dalla quale appare un uomo deciso, orgoglioso e per il
quale l'appartenenza e gli ideali del Rotary sono stati elementi fondamentali
della sua vita. Purtroppo per ragioni di spazio, non possiamo riportare
di più, ma sicuramente vale la pena una visita al sito e, comunque
non è detto che non si possa ritornare in futuro su questa straordinaria
figura di "Rotariano del Silenzio".
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