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Bollettino
N° 1590 - Cren N°20
(Chivasso
Rotary Electronic News)
| Riunione
del :
Sede : Presiede : Tema : Relatore : |
27
Gennaio 2000
Ristorante Villa Sassi - Torino Gianni Montalenti "Letteratura e sport." Dott. Angelo Caroli |
| Soci
presenti :
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6 71 61,54% |
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Nella serata di giovedì scorso, abbiamo avuto occasione di conoscere un personaggio veramente fuori dal comune: il dott. Angelo Caroli. Atleta: è stato campione italiano giovanile di tetratlon ed ha giocato in serie A nella Juventus nell'anno dello scudetto '60-'61 segnando, al suo esordio, un gol a Bologna; scrittore di romanzi gialli: l'ultimo suo libro è "Scacco matto sotto la Mole"; giornalista sportivo: inviato speciale per numerosi giornali sportivi a diverse edizioni dei Campionati Mondiali di Calcio, infine, poeta: ha scritto numerose poesie, passione quest'ultima che ereditò da suo nonno, anch'egli poeta, col quale frequentemente ricorda di essere andato a spasso per la campagna ad assaporare la bellezza delle piccole cose. Nonostante tutte queste sue doti ed interessi che ben ci ha illustrato Franco Castelli nella presentazione dell'ospite, il dott. Caroli, sostenendo che chi fa tante cose non ne fa alcuna bene, riconosce a sè stesso due principali caratteristiche: l'insicurezza che genera una grande timidezza, e l'ipocondria che lo ha portato a preparare il suo epitaffio dedicato a quei medici che, conoscendolo, non danno troppo peso ai suoi mille sintomi: "Io ve lo avevo detto che non stavo niente bene," Comunque, ci dice, che la sua esperienza sportiva gli ha insegnato molto: lo spogliatoio è una palestra di vita che insegna a moderare la propria agressività in rapporto a quella degli altri. Lo scrivere, invece, è paragonabile ad una seduta psicanalitica perchè ti mette nudo di fronte a te stesso, mentre il giornalismo ti fornisce gli strumenti tecnici della comunicazione. Il poeta viene considerato come una specie di giullare, una persona che vive in un mondo del tutto fuori dalla realtà. Il giornalista che deve descrivere realtà a volte molto spiacevoli, vorrebbe elevarsi al livello dello scrittore, il quale invece, per dare verosimiglianza a quanto scrive, si avvicina alla realtà del giornalista. La perfezione è nella giusta miscela tra i due. La serata è proseguita poi con domande dei presenti. Alla domanda di Franco Castelli se la sua integrazione a Torino fosse stata difficile, la risposta è stata che, appena giunto da L'Aquila all'età di diciotto anni e frequentando il Liceo Classico D'Azeglio, si sentiva solo ed isolato; poi, imparando a conoscere il carattere dei torinesi, è pian piano riuscito a superare la loro discrezione e riservatezza, ed anzi ha iniziato ad apprezzare queste doti che in un primo tempo gli apparivano come difetti. Torino è bellissima ma i torinesi, anche per la loro riservatezza, non sanno valorizzarla. Gianni Montalenti ha domandato se è ancora possibile, oggi, che i campioni dello sport riescano a "riciclarsi" a fine carriera in altre professioni, come erano capaci di fare in altri tempi. La risposta è stata che non bisogna mai credere nostalgicamente ai "bei tempi andati". Oggi mediamente gli atleti sono più evoluti di un tempo: non esiste più il ciclista che dice di essere contento di essere arrivato "uno". Questo anche per merito della tv che ha costretto gli sportivi ad imparare a parlare in diretta. I calciatori, comunque sia, devono essere difesi perchè, non hanno troppo tempo per elevare il loro livello culturale di partenza. Pietro Maffei ha chiesto se esiste un legame particolare tra calciatori e giornalisti poichè questi ultimi hanno sempre a disposizione argomenti da scoop. Non esiste un vero e proprio legame ma una concordanza di interessi: i calciatori sono interessati che si parli di loro ed i giornalisti sono interessati ad avere argomenti da trattare. Andrea Montalenti ha chiesto l'opinione del nostro ospite sul giornalismo televisivo urlato al che il dott. Caroli ha detto di non approvarlo assolutamente tanto da aver rifiutato il premio "Gianni Brera" perchè assegnatogli dal "Processo del Lunedi'" nota trasmissione televisiva di giornalismo calcistico urlato. Marcello Croce ha posto l'accento sulla carriera sportiva e quella di scrittore: vocazioni legate l'una all'altra? No, assolutamente slegate e parallele, ha tenuto a precisare il nostro ospite. Il rapporto tra l'insicurezza e la prestazione sportiva in stadi gremiti è stata la domanda di Guido Anfosso. "Io non giocavo in prima squadra nella Juve e, solitamente quando dovevo entrare in campo, mi veniva comunicato la mattina stessa altrimenti la notte precedente non avrei dormito". Sergio Marocco sul rapporto tra romanzi gialli e poesia: "A me" dice il dott. Caroli "piacciono scrittori come Georges Simenon che amano scavare nella profondità della psicologia dei personaggi e descrivere i loro stati d'animo: in questo c'è un collegamento tra le due attività." Un mezzo scoop di attualità lo provoca Giuseppe Cernusco chiedendo notizie sulla ventilata cessione del Torino Calcio: il nostro ospite ci dice che il Torino non ha molti soldi ma che dietro Aghemo ci dovrebbe essere l'ing. Cantarella. Si conclude così la serata con la netta impressione che avrebbe potuto continuare ancora per molto tempo per l'affabilità e la disponibilità di questo simpatico giornalista-poeta.
Sul Bollettino 1580, ci eravamo occupati dei Rotariani in Cina. Ebbene c'è stata una evoluzione, siccome di Rotary in Cina non si può parlare, e le notizie di questi giorni sulla sparizione di vescovi cattolici fanno pensare che non se ne potrà parlare ancora per un bel pò, questi nostri amici, Ivan Polacek in testa, con un pò di fantasia, hanno trovato il modo di darsi una veste (quasi) ufficiale. Se vi capitasse, navigando, navigando, di ritornare sul sito http://www.polacek.com/ERAF/index.html , scoprireste un modo diverso di essere Rotariani. In alto a sinistra campeggia una bandiera rossa con le stelle gialle della Repubblica Popolare Cinese; in alto a destra c'è il logo del Presidente Internazionale Carlo Ravizza: è il sito degli "Expatriate Rotarians and Friends" (ERAF), e quello che leggiamo è il racconto di come un Rotariano possa continuare ad essere tale, senza formalmente far parte del Rotary, dimostrazione del fatto che, se ci si sente veramente Rotariani, lo si è per tutta la vita. Leggiamo…. Molti Rotariani si trasferiscono in luoghi dove non esistono Rotary Clubs. Alcuni rimangono soci del loro Club originario, e vengono considerati in "prolungato permesso di assenza". Altri, non conoscendo questa possibilità, si dimettono dal proprio Club. Rimangono comunque Rotariani, anche senza appartenere formalmente ad un Club. Questi Membri "non ufficiali" sono i Rotariani Residenti all'Estero. Non è raro che incomincino a riunirsi con cadenze non regolari per poi ritrovarsi con regolarità nei loro nuovi luoghi di residenza con lo scopo di trovare nuovi membri, di far opera di service e diffondere gli ideali del Rotary nelle loro rispettive comunità. Questi Clubs, sebbene non siano Rotary Clubs, seguono le abitudini e le tradizioni dei Clubs di origine dei loro membri. Gli obiettivi principali restano la ricerca di nuovi soci, la reciproca amicizia, le opportunità di servire, il migliorare la vita della comunità e la comprensione tra le Nazioni e le razze. Come disse il Past President del Rotary International, Glenn Kinross durante una sua visita in Asia: "L'unico patrimonio che noi abbiamo sono i nostri membri; senza di loro non siamo nulla." Continuò dicendo che era un peccato non vi fossero tracce dell'ottimo lavoro compiuto da questi Clubs per le loro comunità, loro naturale campo d'azione. Sono queste le basi su cui poggia la capacità del Rotary International di agire in campo mondiale. I Rotary Clubs dell'Asia sono un esempio della potenzialità di crescita dell'organizzazione, una crescita che è stata il riflesso del generale rapido sviluppo della regione. I "Rotariani Espatriati ed i loro Amici" stanno contribuendo nella loro veste non-ufficiale a questo sviluppo nelle comunità in cui risiedono. Come
dire...: questi Club non si chiamano Rotary Club, ma lo sono in tutto e
per tutto!
BILL
GATES (Microsoft):
Pensiamo veramente, con questa antologia di risposte, tutte ad altissimo livello, di aver fornito un grande se non fondamentale contributo alla conoscenza del problema, consegnando questo tesoro di saggezza alla meditazione di chi ci legge. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del nostro Presidente, Gianni Montalenti, al quale va la nostra sempiterna riconoscenza per aver messo a disposizione gli archivi di famiglia, consentendoci così, l'elaborazione di un tal prezioso lavoro. Nel ringraziarlo, vogliamo solamente ricordare come le conquiste del pensiero umano siano frutto di una continua, profonda ed umile ricerca: non dobbiamo mai credere di avere raggiunto la verità, ma di aver fatto un piccolo passo in più per avvicinarci ad essa. ULTIM'ORA:
A bollettino in via di pubblicazione, ci giunge via fax un contributo che
consideriamo assolutamente fondamentale e che, a nostro modestissimo avviso,
pur senza aver avuto tempo di valutarne tutte le implicazioni, è
forse quello che più ci conduce vicino alla verità se non
addirittura si identifica con essa, per la laconicità, la semplicità,
la certezza e la chiarezza di tutto il ragionamento. Il testo del fax,
peraltro poco leggibile e non firmato (e qui sta la disinteressata grandezza
del vero genio), recita:
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