Bollettino N° 1602 - Cren N°32
(Chivasso Rotary Electronic News)

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Relatore :
11 Maggio 2000 
Ristorante Villa Sassi - Torino
Gianni Montalenti
"Riduzione del debito pubblico" 
Dott. Luca Jahier
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Assiduità :

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.  HOMEPAGE BOLLETTINI


LA RELAZIONE

Questa settimana vogliamo dedicare uno spazio un poco più ampio alla relazione che ha tenuto il Dott. Luca Jahier che, oltre alla sua professione di giornalista, fa parte del "Comitato Ecclesiale Italiano per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri" in quanto Presidente del FOCSIV, una organizzazione che raggruppa i volontari del mondo. Questa decisione ci è apparsa quanto mai opportuna, in primo luogo per la competenza del relatore che la ha tenuta e poi perché l'argomento trattato é un argomento con il quale nei prossimi anni avremo molto a che vedere sia come semplici cittadini, sia e soprattutto come rotariani. "Crea la consapevolezza", ci suggerisce l'Incoming President del Rotary Internazional, Frank Devlin: sicuramente il primo passo per affrontare un problema è l'esserne informati per poi creare in noi stessi la consapevolezza che il problema esiste, e quindi "Passare all'azione". Gli spunti di riflessione che questa relazione ci propone sono innumerevoli, e ci portano a considerare come il nostro impegno di rotariani debba tenere in grande considerazione l'Azione Internazionale che, oltre a portare un aiuto concreto a popolazioni in grandissima difficoltà, ci consente di sviluppare quei rapporti internazionali di conoscenza e di amicizia che costituiscono un altro degli scopi primari del Rotary. 

Chiarezza espositiva e logica estremamente precisa sono state le caratteristiche della conferenza che il Dott. Jahier ha tenuto nella nostra conviviale di giovedì scorso. Ha esordito ricordando come il problema del debito estero dei paesi del terzo mondo, sia un problema che viene da lontano. Il Santo Padre ne aveva già parlato nel 1985 quando il Messico era stato dichiarato insolvente rispetto agli impegni di restituzione dei prestiti accordati dagli organismi internazionali. Il Pontefice, da allora, ha fatto di questo problema un tema ricorrente nei suoi discorsi. Eminenti vaticanisti hanno stabilito che Egli abbia menzionato, da allora, l'argomento almeno una volta la settimana, cosa mai accaduta nella storia per un singolo tema e per un periodo di tempo così lungo. Sicuramente il Papa ha affrontato un argomento molto difficile anche dal punto di vista etico, infatti il debito, qualunque debito, è un patto ed ogni patto deve essere rispettato. Se così non fosse, la società moderna non avrebbe potuto svilupparsi nei modi e nelle forme in cui si è sviluppata, poichè il rispetto dei patti sta alla base del vivere civile. Il debito estero è, evidentemente, il debito che un paese contrae con altri paesi: l'Italia, ad esempio non ha alcun debito estero, ma ha un debito interno (debito pubblico) che è l'indebitamento che uno Stato ha nei confronti dei proprii cittadini. Anzi l'Italia è il quinto paese creditore al mondo per cui è molto interessata dalle vicende della remissione del debito estero. Invece per molti paesi il debito estero è l'unico tipo di debito che essi hanno. Il debito estero dei paesi del terzo mondo, a fine '99, era giunto alla stratosferica somma di 2045 mld di dollari. Ma qual'è la composizione del debito estero? Sinteticamente lo possiamo ricondurre ai seguenti capitoli:

  • i crediti di aiuto che sono sostanzialmente dovuti ad iniziative legate alla cooperazione internazionale;
  • i crediti commerciali che sono quei crediti che i privati hanno contratto ed assicurato e che quindi, in caso di insolvenza vengono pagati sostanzialmente dagli stati;
  • i crediti concessi negli anni '80 e '90 dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale

  • che comunque non avrebbero dovuto occuparsi di questi interventi;
  • i crediti vantati dalle banche private.
Un pò di cifre ci danno il quadro complessivo della situazione. Nel 1998 l'insieme dei paesi poveri hanno pagato 300 mld di dollari per interessi, mentre i paesi ricchi trasferivano verso i paesi poveri 53 mld di dollari per ulteriori iniziative umanitarie. Dal 1992 al 1998 i paesi del terzo mondo hanno rimborsato una somma equivalente a 10 piani Marshall (ricordiamo che il piano Marshall fu il piano di aiuti umanitari che gli alleati, ed in special modo gli Usa, misero in atto per sostenere i paesi europei ridotti allo stremo dalla guerra). L'Unicef stimava, a fine '99, che nella sola Africa sub-sahariana vi fossero ben 21 milioni di bambini a rischio di vita! Molto più di un vero e proprio genocidio! Per ridare una speranza a questi bambini occorreva una cifra non lontana dai 900 mld di dollari. Nel frattempo questi stessi paesi dovevano restituire una somma di 21 mld di dollari. Solitamente abbiamo una immagine dei paesi africani come paesi senza alcun controllo della propria economia, dove la democrazia é pressoché inesistente, i cui governi rubano soldi all'erario per gli interessi dei proprii leader politici. Ebbene in parte é vero, ma con le dovute eccezioni. Un paese che fa eccezione è sicuramente lo Zambia. Paese di consolidata democrazia, dispone di strumenti economici abbastanza sofisticati come un sondaggio simile al nostro Istat attraverso il quale il governo può rendersi conto di quale sia la situazione sociale e di quali siano le necessità della popolazione. Su questo documento si fondano le scelte economiche e la legge finanziaria. Un governo pulito, quindi e soprattutto attento ai bisogni della popolazione. Nel 1998 ha dovuto rimborsare una somma di 1,3 mld di dollari, cosa che ha costretto il governo a tagliare la spesa sanitaria ad un tal livello che, se la cosa fosse accaduta in Italia nelle medesime proporzioni, sarebbe scoppiata una rivoluzione. La conseguenza è stata di provocare, su una popolazione di 10 milioni di persone, 1 milione di babmbini orfani di genitori sterminati dall'AIDS. Oltre all'evidente problema etico ed umanitario, questa tragedia comporta anche un problema di carattere economico: dove reperire i fondi per assistere questo enorme numero di bambini rimasti soli? 
Il debito, é stato detto, é un patto e tutti i patti devono essere rispettati, ma in taluni casi esistono valori etici non solamente religiosi, ma anche laici che sono preminenti rispetto a questa regola del convivere, in quanto, in casi come quello che stiamo esaminando, è in gioco la sopravvivenza di una grande parte dell'umanità. Pur volendo affrontare la questione da un punto di vista puramente pragmatico, prescindendo totalmente da principi morali, vi è una ragione di macroeconomia che sconsiglia che questi paesi vengano abbandonati al proprio destino. Cinicamente si può affermare che quando un potenziale mercato viene distrutto, viene persa un'ottima occasione di espansione economica. Paradossalmente, la possibilità di indebitarsi è anche un sintomo di democrazia. Prima della nascita di istituti di credito quali i monti di pietà e le banche, solamente coloro che erano già ricchi avevano la possibilità di intraprendere e quindi di creare ulteriore ricchezza. 
Ma quali sono state le tappe del sorgere di questo enorme debito? Possiamo ricondurle, grosso modo a 4 date ed avvenimenti ben precisi.
  • 1971 Il Presidente Nixon decide di porre fine agli accordi di Brenton Woods, accordi che legavano il valore del dollaro al valore dell'oro. La conseguenza fu che il valore della divisa americana e il tasso di interesse a questa legato, non furono più determinati da un valore reale, ma da scelte economiche e politiche, ed ogniqualvolta il valore del dollaro variava, si verificavano dei contraccolpi a livello di economia mondiale. Di questo ci rendiamo molto ben conto in questo periodo nel quale i dollaro ha superato abbondantemente le 2000 lire.
  • 1973 Crisi del petrolio. Il prezzo del greggio quadruplica passando da 2 a 8 dollari il barile. Si percepisce anche, per la prima volta, che i paesi occidentali non hanno più il totale controllo dell'economia mondiale, ma devono fare i conti con il cartello dei paesi dell'OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio). Questi due fattori uniti hanno un effetto devastante sulle economie dei paesi occidentali con un brusco arresto dello sviluppo. Una seconda conseguenza é l'enorme afflusso di petrodollari sui mercati valutari europei. Il costo del denaro precipita al 5% con tempi di rimborso fino a trent'anni e prima rata di restituzione a 12 mesi. Se si aggiunge un'inflazione al 10% ecco le premesse per rendere molto conveniente l'indebitamento. E così i paesi più poveri iniziano ad accendere prestiti con banche europee ed americane, commettendo però un errore grossolano cioè di destinare queste risorse ai consumi piuttosto che agli investimenti. Questo perchè i beni di consumo era molto più conveniente importarli piuttosto che produrli all'interno.
  • 1979 Seconda crisi petrolifera. Il prezzo del barile di petrolio balza a 40$ il che comporta un raffreddamento dell'economia ed un aumento dei tassi di interesse dal 5% al 25-30% nel giro di un anno e mezzo. Di colpo, per i paesi indebitati, inizia a diventare un grosso problema riuscire a far fronte agli impegni presi di restituzione dei prestiti.
  • 1980 Gli Usa decidono di apprezzare il dollaro per attrarre capitali e dare impulso all'economia americana: a metà degli anni '70 il dollaro valeva intorno alle 500 lire; agli inizi degli anni '80 il dollaro vale 1000 lire. L'effetto evidente sull'economia dei paesi del terzo mondo è quello di fare salire ulteriormente il debito in modo esponenziale e di rendere sempre più problematica la sua restituzione. A questo punto, in assoluta buona fede, ma con una scelta che si dimostrerà ancora una volta poco felice, i paesi industrializzati decidono di intervenire sul debito dei paesi del terzo mondo rifinanziandolo per consentire la restituzioni dei capitali alle banche e non mettere in crisi l'intero sistema economico internazionale. Nonostante questo intervento, nel 1982, Brasile e Messico dichiarano di non poter rimborsare nei tempi previsti, ma di dover ritardare di 6 mesi la restituzione di una rata del prestito: questo porta come conseguenza il fallimento di tre grandi banche internazionali. Questa politica di intrervento dei paesi industrializzati fu miope e dissennata, rendendo, a questo punto, praticamente impossibile la restituzione del debito.
Nel corso degli anni, come si è visto, fu commessa una serie di gravissimi sbagli, prima da parte dei paesi del terzo mondo e poi da parte dei paesi ricchi, sbagli questi ultimi, forse ancor più gravi in quanto i paesi industrializzati, padroni dei meccanismi della finanza internazionale, avrebbero dovuto facilmente prevedere a quale situazione senza ritorno avrebbero portato le scelte che a mano a mano venivano fatte. Questa incredibile serie di errori portò alla situazione attuale dalla quale comunque bisogna uscire, facendo un grande sforzo di immaginazione per trovare soluzioni che apparentemente, non sono così facilmente praticabili. Oltretutto, nel diritto internazionale, non esistono strumenti che possano soccorrere in una situazione come l'attuale. Non esiste, infatti, il fallimento: uno stato non può fallire; non esiste l'arbitrato come istituto, né la terzietà: tutti gli attori in campo sono coinvolti e non vi è possibilità di trovare un organismo terzo che possa ergersi a giudice della situazione e trovare strumenti giuridici per regolarla. L'unica soluzione è quella di rifare le regole del gioco a livello mondiale ed iniziare a prendere molto seriamente in considerazione l'idea di rimettere il debito internazionale. Naturalmente, questa decisione non può e non deve essere incondizionata, ma deve essere subordinata alla volontà dei paesi debitori di utilizzare queste risorse, che improvvisamente verrebbero a liberarsi agli investimenti ed allo sviluppo interno. Solo in questo modo il patto di restituzione potrebbe essere cancellato ed i paesi occidentali potrebbero sobbarcarsi il sacrificio di rinunciare ai loro crediti. Si potrebbe intravvedere, per la prima volta nella storia, la possibilità di un reale sviluppo dei paesi poveri. Ma ciascuno deve fare la propria parte. Dal canto suo la Chiesa Cattolica Italiana, attraverso la Conferenza Episcopale Italiana, ha creato una task force che risponde al nome di "Comitato Ecclesiale Italiano per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri" che si pone 3 obbiettivi principali:
  • attraverso una informazione corretta, gestita dalla rete delle 26.000 parrocchie italiane, favorire una presa di coscienza dei termini del problema ed aprire in Italia un dibattito circa il ruolo del nostro paese sulla formazione e sulla consistenza delle nostre quote di "credito" e sulle possibilità di azione nel quadro di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo;
  • premere sul governo italiano affinchè le risorse che si liberano vengano strettamente vincolate a combattere la povertà, puntando a coinvolgere nelle decisioni i beneficiari, cioè la popolazione locale e favorendo una dimensione democratica nella gestione dello sviluppo;
  • appoggiare le iniziative che si propongono l'obiettivo di riformare le istituzioni finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Banche Multilaterali di Sviluppo), le cui politiche hanno aggravato in passato il dramma del debito e che anche oggi, pur in presenza di attenzioni nuove, non vedono adeguatamente rappresentati i paesi poveri.
Ma questo non basta. Bisogna anche iniziare ad agire e agire concretamente, per cui la Chiesa ha promosso una colletta con lo scopo di raccogliere i fondi necessari per abbassare considerevolmente il debito verso l'Italia di due dei paesi verso cui il nostro paese è creditore: Guinea e Zambia. Per realizzare questo gesto concreto di remissione, ci si propone di acquistare in parte o per intero il debito di questi due paesi al suo prezzo reale. L'acquisto, che comporta la cancellazione immediata da parte del creditore, viene vincolato al versamento su un cosidetto fondo di contropartita, da parte del governo debitore, di una somma equivalente a quella pagata al creditore con i fondi raccolti. Il fondo di contropartita, in valuta locale non convertibile, viene amministrato dal Comitato italiano con la collaborazione della Chiesa locale e della società civile del paese per finanziare progetti di sviluppo, specialmente nel campo della formazione professionale, della sanità, dell'agricoltura. L'augurio è di avere veramente imboccato la strada giusta per poter non solo risolvere il problema importante, ma contingente del debito internazionale dei paesi sottosviluppati, ma per fare di questa occasione un'opportunità di sviluppo che possa portare in questi primi anni del nuovo millennio a queste popolazioni una prospettiva di benessere e di condizioni di vita più umane.
 
 






RICORRENZE & COMPLEANNI
Il 18 Maggio è il compleanno di Loris Actis Alesina: tanti cari Auguri!
 
 








PER CHI VUOLE MEDITARE
Lo spunto di riflessione che ci viene offerto questa settimana, riguarda l'atteggiamento che tutti noi abbiamo nei confronti della nostra salute e del nostro corpo. Sono ulteriori suggerimenti per una presa di coscienza dei comportamenti che dobbiamo tenere nei confronti di noi stessi.
 

  • L'amore è importante, ma anche il colesterolo, ha detto Woody Allen.
  • Il lavoro non è tutto, pensa anche alla salute. Tutti debbono conoscere i valori della pressione, del glucosio e del colesterolo del loro sangue.
  • Prima di praticare sport è bene fare un elettrocardiogramma.
  • Ad una certa età questi controlli debbono essere fatti periodicamente.
  • Prendi esculsivamente i farmaci prescritti dal medico.
  • Cerca di rendere gratificante il tuo lavoro.
  • Non ci sono né medicine né cliniche che danno la giovinezza.


UN MEZZO SORRISO........
Chi ne ha dimestichezza, sa come i quattro libretti che trattano delle Leggi di Murphy, siano una summa di tutto ciò che nella vita va storto e di quelle situazioni che normalmente accadono e che portano in sè le contraddizioni dell'umano agire. Ne sono un esempio queste:

LEGGI DI MITCHELL SULLA COMITATOLOGIA

1. Ogni problema semplice può diventare insolubile se si tiene un numero sufficiente di incontri per discuterne.
2. Non appena la maniera di mandare a ramengo il progetto viene presentata, è invariabilmente accettata come la migliore.
3. Non appena la soluzione manda a ramengo il progetto, tutti quelli che l'hanno sostenuta diranno: "Avrei dovuto manifestare le mie perplessità fin da allora".
 
 
PROSSIME RIUNIONI

MAGGIO: Mese della Cultura.

18/05/00
"Progetto Costa d'Avorio" - Assemblea del Club 
      Ristorante Villa Sassi - Torino - Ore 20,00.
Gianni Montalenti
Sabato 
 20/05/00
Assemblea distrettuale 
      Lingotto - Torino Ore 9,00
 
25/05/00
Non ci sarà riunione  
     Sabato 
     27/05/00 
    Domenica 
     28/05/00
Club Contatto con St. Jean de Maurienne.
(Vedere il programma nel numero precedente del bollettino)