LA
RELAZIONE
Questa
settimana vogliamo dedicare uno spazio un poco più ampio alla relazione
che ha tenuto il Dott. Luca Jahier che, oltre alla sua professione di giornalista,
fa parte del "Comitato Ecclesiale Italiano per la riduzione del debito
estero dei paesi più poveri" in quanto Presidente del FOCSIV, una
organizzazione che raggruppa i volontari del mondo. Questa decisione ci
è apparsa quanto mai opportuna, in primo luogo per la competenza
del relatore che la ha tenuta e poi perché l'argomento trattato
é un argomento con il quale nei prossimi anni avremo molto a che
vedere sia come semplici cittadini, sia e soprattutto come rotariani. "Crea
la consapevolezza", ci suggerisce l'Incoming President del Rotary Internazional,
Frank Devlin: sicuramente il primo passo per affrontare un problema è
l'esserne informati per poi creare in noi stessi la consapevolezza che
il problema esiste, e quindi "Passare all'azione". Gli spunti di riflessione
che questa relazione ci propone sono innumerevoli, e ci portano a considerare
come il nostro impegno di rotariani debba tenere in grande considerazione
l'Azione Internazionale che, oltre a portare un aiuto concreto a popolazioni
in grandissima difficoltà, ci consente di sviluppare quei rapporti
internazionali di conoscenza e di amicizia che costituiscono un altro degli
scopi primari del Rotary.
Chiarezza
espositiva e logica estremamente precisa sono state le caratteristiche
della conferenza che il Dott. Jahier ha tenuto nella nostra conviviale
di giovedì scorso. Ha esordito ricordando come il problema del debito
estero dei paesi del terzo mondo, sia un problema che viene da lontano.
Il Santo Padre ne aveva già parlato nel 1985 quando il Messico era
stato dichiarato insolvente rispetto agli impegni di restituzione dei prestiti
accordati dagli organismi internazionali. Il Pontefice, da allora, ha fatto
di questo problema un tema ricorrente nei suoi discorsi. Eminenti vaticanisti
hanno stabilito che Egli abbia menzionato, da allora, l'argomento almeno
una volta la settimana, cosa mai accaduta nella storia per un singolo tema
e per un periodo di tempo così lungo. Sicuramente il Papa ha affrontato
un argomento molto difficile anche dal punto di vista etico, infatti il
debito, qualunque debito, è un patto ed ogni patto deve essere rispettato.
Se così non fosse, la società moderna non avrebbe potuto
svilupparsi nei modi e nelle forme in cui si è sviluppata, poichè
il rispetto dei patti sta alla base del vivere civile. Il debito estero
è, evidentemente, il debito che un paese contrae con altri paesi:
l'Italia, ad esempio non ha alcun debito estero, ma ha un debito interno
(debito pubblico) che è l'indebitamento che uno Stato ha nei confronti
dei proprii cittadini. Anzi l'Italia è il quinto paese creditore
al mondo per cui è molto interessata dalle vicende della remissione
del debito estero. Invece per molti paesi il debito estero è l'unico
tipo di debito che essi hanno. Il debito estero dei paesi del terzo mondo,
a fine '99, era giunto alla stratosferica somma di 2045 mld di dollari.
Ma qual'è la composizione del debito estero? Sinteticamente lo possiamo
ricondurre ai seguenti capitoli:
-
i
crediti di aiuto che sono sostanzialmente dovuti ad iniziative legate alla
cooperazione internazionale;
-
i
crediti commerciali che sono quei crediti che i privati hanno contratto
ed assicurato e che quindi, in caso di insolvenza vengono pagati sostanzialmente
dagli stati;
-
i
crediti concessi negli anni '80 e '90 dalla Banca Mondiale e dal Fondo
Monetario Internazionale
che
comunque non avrebbero dovuto occuparsi di questi interventi;
-
i
crediti vantati dalle banche private.
Un
pò di cifre ci danno il quadro complessivo della situazione. Nel
1998 l'insieme dei paesi poveri hanno pagato 300 mld di dollari per interessi,
mentre i paesi ricchi trasferivano verso i paesi poveri 53 mld di dollari
per ulteriori iniziative umanitarie. Dal 1992 al 1998 i paesi del terzo
mondo hanno rimborsato una somma equivalente a 10 piani Marshall (ricordiamo
che il piano Marshall fu il piano di aiuti umanitari che gli alleati, ed
in special modo gli Usa, misero in atto per sostenere i paesi europei ridotti
allo stremo dalla guerra). L'Unicef stimava, a fine '99, che nella sola
Africa sub-sahariana vi fossero ben 21 milioni di bambini a rischio di
vita! Molto più di un vero e proprio genocidio! Per ridare una speranza
a questi bambini occorreva una cifra non lontana dai 900 mld di dollari.
Nel frattempo questi stessi paesi dovevano restituire una somma di 21 mld
di dollari. Solitamente abbiamo una immagine dei paesi africani come paesi
senza alcun controllo della propria economia, dove la democrazia é
pressoché inesistente, i cui governi rubano soldi all'erario per
gli interessi dei proprii leader politici. Ebbene in parte é vero,
ma con le dovute eccezioni. Un paese che fa eccezione è sicuramente
lo Zambia. Paese di consolidata democrazia, dispone di strumenti economici
abbastanza sofisticati come un sondaggio simile al nostro Istat attraverso
il quale il governo può rendersi conto di quale sia la situazione
sociale e di quali siano le necessità della popolazione. Su questo
documento si fondano le scelte economiche e la legge finanziaria. Un governo
pulito, quindi e soprattutto attento ai bisogni della popolazione. Nel
1998 ha dovuto rimborsare una somma di 1,3 mld di dollari, cosa che ha
costretto il governo a tagliare la spesa sanitaria ad un tal livello che,
se la cosa fosse accaduta in Italia nelle medesime proporzioni, sarebbe
scoppiata una rivoluzione. La conseguenza è stata di provocare,
su una popolazione di 10 milioni di persone, 1 milione di babmbini orfani
di genitori sterminati dall'AIDS. Oltre all'evidente problema etico ed
umanitario, questa tragedia comporta anche un problema di carattere economico:
dove reperire i fondi per assistere questo enorme numero di bambini rimasti
soli?
Il
debito, é stato detto, é un patto e tutti i patti devono
essere rispettati, ma in taluni casi esistono valori etici non solamente
religiosi, ma anche laici che sono preminenti rispetto a questa regola
del convivere, in quanto, in casi come quello che stiamo esaminando, è
in gioco la sopravvivenza di una grande parte dell'umanità. Pur
volendo affrontare la questione da un punto di vista puramente pragmatico,
prescindendo totalmente da principi morali, vi è una ragione di
macroeconomia che sconsiglia che questi paesi vengano abbandonati al proprio
destino. Cinicamente si può affermare che quando un potenziale mercato
viene distrutto, viene persa un'ottima occasione di espansione economica.
Paradossalmente, la possibilità di indebitarsi è anche un
sintomo di democrazia. Prima della nascita di istituti di credito quali
i monti di pietà e le banche, solamente coloro che erano già
ricchi avevano la possibilità di intraprendere e quindi di creare
ulteriore ricchezza.
Ma
quali sono state le tappe del sorgere di questo enorme debito? Possiamo
ricondurle, grosso modo a 4 date ed avvenimenti ben precisi.
-
1971
Il Presidente Nixon decide di porre fine agli accordi di Brenton Woods,
accordi che legavano il valore del dollaro al valore dell'oro. La conseguenza
fu che il valore della divisa americana e il tasso di interesse a questa
legato, non furono più determinati da un valore reale, ma da scelte
economiche e politiche, ed ogniqualvolta il valore del dollaro variava,
si verificavano dei contraccolpi a livello di economia mondiale. Di questo
ci rendiamo molto ben conto in questo periodo nel quale i dollaro ha superato
abbondantemente le 2000 lire.
-
1973
Crisi del petrolio. Il prezzo del greggio quadruplica passando da 2 a 8
dollari il barile. Si percepisce anche, per la prima volta, che i paesi
occidentali non hanno più il totale controllo dell'economia mondiale,
ma devono fare i conti con il cartello dei paesi dell'OPEC (Organizzazione
dei paesi esportatori di petrolio). Questi due fattori uniti hanno un effetto
devastante sulle economie dei paesi occidentali con un brusco arresto dello
sviluppo. Una seconda conseguenza é l'enorme afflusso di petrodollari
sui mercati valutari europei. Il costo del denaro precipita al 5% con tempi
di rimborso fino a trent'anni e prima rata di restituzione a 12 mesi. Se
si aggiunge un'inflazione al 10% ecco le premesse per rendere molto conveniente
l'indebitamento. E così i paesi più poveri iniziano ad accendere
prestiti con banche europee ed americane, commettendo però un errore
grossolano cioè di destinare queste risorse ai consumi piuttosto
che agli investimenti. Questo perchè i beni di consumo era molto
più conveniente importarli piuttosto che produrli all'interno.
-
1979
Seconda crisi petrolifera. Il prezzo del barile di petrolio balza a 40$
il che comporta un raffreddamento dell'economia ed un aumento dei tassi
di interesse dal 5% al 25-30% nel giro di un anno e mezzo. Di colpo, per
i paesi indebitati, inizia a diventare un grosso problema riuscire a far
fronte agli impegni presi di restituzione dei prestiti.
-
1980
Gli Usa decidono di apprezzare il dollaro per attrarre capitali e dare
impulso all'economia americana: a metà degli anni '70 il dollaro
valeva intorno alle 500 lire; agli inizi degli anni '80 il dollaro vale
1000 lire. L'effetto evidente sull'economia dei paesi del terzo mondo è
quello di fare salire ulteriormente il debito in modo esponenziale e di
rendere sempre più problematica la sua restituzione. A questo punto,
in assoluta buona fede, ma con una scelta che si dimostrerà ancora
una volta poco felice, i paesi industrializzati decidono di intervenire
sul debito dei paesi del terzo mondo rifinanziandolo per consentire la
restituzioni dei capitali alle banche e non mettere in crisi l'intero sistema
economico internazionale. Nonostante questo intervento, nel 1982, Brasile
e Messico dichiarano di non poter rimborsare nei tempi previsti, ma di
dover ritardare di 6 mesi la restituzione di una rata del prestito: questo
porta come conseguenza il fallimento di tre grandi banche internazionali.
Questa politica di intrervento dei paesi industrializzati fu miope e dissennata,
rendendo, a questo punto, praticamente impossibile la restituzione del
debito.
Nel
corso degli anni, come si è visto, fu commessa una serie di gravissimi
sbagli, prima da parte dei paesi del terzo mondo e poi da parte dei paesi
ricchi, sbagli questi ultimi, forse ancor più gravi in quanto i
paesi industrializzati, padroni dei meccanismi della finanza internazionale,
avrebbero dovuto facilmente prevedere a quale situazione senza ritorno
avrebbero portato le scelte che a mano a mano venivano fatte. Questa incredibile
serie di errori portò alla situazione attuale dalla quale comunque
bisogna uscire, facendo un grande sforzo di immaginazione per trovare soluzioni
che apparentemente, non sono così facilmente praticabili. Oltretutto,
nel diritto internazionale, non esistono strumenti che possano soccorrere
in una situazione come l'attuale. Non esiste, infatti, il fallimento: uno
stato non può fallire; non esiste l'arbitrato come istituto, né
la terzietà: tutti gli attori in campo sono coinvolti e non vi è
possibilità di trovare un organismo terzo che possa ergersi a giudice
della situazione e trovare strumenti giuridici per regolarla. L'unica soluzione
è quella di rifare le regole del gioco a livello mondiale ed iniziare
a prendere molto seriamente in considerazione l'idea di rimettere il debito
internazionale. Naturalmente, questa decisione non può e non deve
essere incondizionata, ma deve essere subordinata alla volontà dei
paesi debitori di utilizzare queste risorse, che improvvisamente verrebbero
a liberarsi agli investimenti ed allo sviluppo interno. Solo in questo
modo il patto di restituzione potrebbe essere cancellato ed i paesi occidentali
potrebbero sobbarcarsi il sacrificio di rinunciare ai loro crediti. Si
potrebbe intravvedere, per la prima volta nella storia, la possibilità
di un reale sviluppo dei paesi poveri. Ma ciascuno deve fare la propria
parte. Dal canto suo la Chiesa Cattolica Italiana, attraverso la Conferenza
Episcopale Italiana, ha creato una task force che risponde al nome di "Comitato
Ecclesiale Italiano per la riduzione del debito estero dei paesi più
poveri" che si pone 3 obbiettivi principali:
-
attraverso
una informazione corretta, gestita dalla rete delle 26.000 parrocchie italiane,
favorire una presa di coscienza dei termini del problema ed aprire in Italia
un dibattito circa il ruolo del nostro paese sulla formazione e sulla consistenza
delle nostre quote di "credito" e sulle possibilità di azione nel
quadro di una nuova politica di cooperazione allo sviluppo;
-
premere
sul governo italiano affinchè le risorse che si liberano vengano
strettamente vincolate a combattere la povertà, puntando a coinvolgere
nelle decisioni i beneficiari, cioè la popolazione locale e favorendo
una dimensione democratica nella gestione dello sviluppo;
-
appoggiare
le iniziative che si propongono l'obiettivo di riformare le istituzioni
finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale,
Banche Multilaterali di Sviluppo), le cui politiche hanno aggravato in
passato il dramma del debito e che anche oggi, pur in presenza di attenzioni
nuove, non vedono adeguatamente rappresentati i paesi poveri.
Ma
questo non basta. Bisogna anche iniziare ad agire e agire concretamente,
per cui la Chiesa ha promosso una colletta con lo scopo di raccogliere
i fondi necessari per abbassare considerevolmente il debito verso l'Italia
di due dei paesi verso cui il nostro paese è creditore: Guinea e
Zambia. Per realizzare questo gesto concreto di remissione, ci si propone
di acquistare in parte o per intero il debito di questi due paesi al suo
prezzo reale. L'acquisto, che comporta la cancellazione immediata da parte
del creditore, viene vincolato al versamento su un cosidetto fondo di contropartita,
da parte del governo debitore, di una somma equivalente a quella pagata
al creditore con i fondi raccolti. Il fondo di contropartita, in valuta
locale non convertibile, viene amministrato dal Comitato italiano con la
collaborazione della Chiesa locale e della società civile del paese
per finanziare progetti di sviluppo, specialmente nel campo della formazione
professionale, della sanità, dell'agricoltura. L'augurio è
di avere veramente imboccato la strada giusta per poter non solo risolvere
il problema importante, ma contingente del debito internazionale dei paesi
sottosviluppati, ma per fare di questa occasione un'opportunità
di sviluppo che possa portare in questi primi anni del nuovo millennio
a queste popolazioni una prospettiva di benessere e di condizioni di vita
più umane.

RICORRENZE
& COMPLEANNI
Il
18 Maggio è il compleanno di Loris Actis Alesina: tanti cari Auguri!

PER
CHI VUOLE MEDITARE
Lo
spunto di riflessione che ci viene offerto questa settimana, riguarda l'atteggiamento
che tutti noi abbiamo nei confronti della nostra salute e del nostro corpo.
Sono ulteriori suggerimenti per una presa di coscienza dei comportamenti
che dobbiamo tenere nei confronti di noi stessi.
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L'amore
è importante, ma anche il colesterolo, ha detto Woody Allen.
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Il
lavoro non è tutto, pensa anche alla salute. Tutti debbono conoscere
i valori della pressione, del glucosio e del colesterolo del loro sangue.
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Prima
di praticare sport è bene fare un elettrocardiogramma.
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Ad
una certa età questi controlli debbono essere fatti periodicamente.
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Prendi
esculsivamente i farmaci prescritti dal medico.
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Cerca
di rendere gratificante il tuo lavoro.
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Non
ci sono né medicine né cliniche che danno la giovinezza.

UN
MEZZO SORRISO........
Chi
ne ha dimestichezza, sa come i quattro libretti che trattano delle Leggi
di Murphy, siano una summa di tutto ciò che nella vita va storto
e di quelle situazioni che normalmente accadono e che portano in sè
le contraddizioni dell'umano agire. Ne sono un esempio queste:
LEGGI
DI MITCHELL SULLA COMITATOLOGIA
1.
Ogni problema semplice può diventare insolubile se si tiene un numero
sufficiente di incontri per discuterne.
2.
Non appena la maniera di mandare a ramengo il progetto viene presentata,
è invariabilmente accettata come la migliore.
3.
Non appena la soluzione manda a ramengo il progetto, tutti quelli che l'hanno
sostenuta diranno: "Avrei dovuto manifestare le mie perplessità
fin da allora".
PROSSIME
RIUNIONI
MAGGIO:
Mese della Cultura.
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18/05/00
|
"Progetto
Costa d'Avorio" - Assemblea del Club
Ristorante Villa Sassi - Torino - Ore 20,00. |
Gianni
Montalenti
|
Sabato
20/05/00
|
Assemblea
distrettuale
Lingotto - Torino Ore 9,00 |
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25/05/00
|
Non
ci sarà riunione |
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Sabato
27/05/00
Domenica
28/05/00 |
Club
Contatto con St. Jean de Maurienne.
(Vedere
il programma nel numero precedente del bollettino) |
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