ROTARY CLUB
CHIVASSO
Distretto 2030 R.I.

IL CHIVASSESE ATTRAVERSO
I SECOLI
(PARTE II)

                         .
                                   . HOMEPAGE
 
 

2.4 Dal Basso Medioevo al secolo XV.

Tra l'XI e il XII secolo le vicende del Piemonte subiscono un risvolto decisivo.
Il Chivassese non può, ovviamente, esserne escluso.
Già all'inizio del sec. XI (a.1003) il benedettino Guglielmo, abate di S. Benigno di Digione, fonda l'abbazia di Fruttuaria, destinata a dare un'impronta rimarchevole all'assetto del territorio. La nuova abbazia, che sorge su un rilevato sulla riva sinistra del Malone, è contornata dalla "silva Gerulfia", ricoprente le terre tra Malone ed Orco; oltre l'Orco vi è la silva Fullicia e oltre ancora, fino alla Dora Baltea, grandi superfici a pascoli in terreni aridi, incolti. Tra le molte donazioni che arricchiscono l'abbazia nello spazio tra la Vauda canavesana e la Dora Baltea, ha un'importanza particolare quella di Ottone Guglielmo, conte di Borgogna, del 1019: Foglizzo, Verolengo, Lombardore, Volpiano, Montanaro, la metà di Chivasso e di Castagneto sono com-presi nell'atto di donazione. Alcuni di questi territori (Lombardore, Montanaro) costituiranno a lungo il patrimonio terriero di Fruttuaria, gli altri  invece - ver-ranno a più riprese ceduti a feudatari diversi.
Avvalendosi dell'opera dei rustici, che accorrono alle dipendenze dei monaci richia-mati dalla speranza di un trattamento migliore di quel che è loro riservato dai pre-cedenti signori, quegli stessi monaci promuovono vaste opere di colonizzazione sul territorio di loro giurisdizione si scavano le rogge dell'Abbazia, di Montanaro e canali minori d'irrigazione, derivandoli dall'Orco; si riducono le superfici a bosco aumentando quelle a coltura; i pascoli vengono regolamentati; si tracciano nuove strade e si riassettano le vecchie.
Nel corso di due secoli, il popolamento dell'area di pianura prende consistenza e accanto ai rinnovati castelli di Lombardore, Volpiano, Foglizzo, Montanaro, Bran-dizzo, Chivasso, Verolengo, si formano i primi nuclei permanenti, ampliamenti delle preesistenti curtes. questo fervore di opere non può lasciare indifferenti i signori vicini, preoccupati dall'esodo dei servi verso le terre di Fruttuaria. In sinistra e destra Po si notano pertanto fermenti prima sconosciuti: castelli e curtes, divisi tra i vescovi di Vercelli e di Ivrea e in minor misura il Marchese di Monferrato, e le terre di perti-nenza, sono soggetti agli stessi fenomeni. Le maggiori difficoltà che i rustici incontrano, anche a causa della diversa natura e struttura del territorio collinare, riducono però fortemente le possibilità di popolamento e insediative della zona. Altro fatto negativo è l'estensione dei feudi (i possedimenti del Vescovo di Vercelli sono infeudati ai conti di Cocconato, alla cui giurisdizione appartiene la valle del torrente Leona, dominante i passaggi ai porti fluviali sul Po di S. Sebastiano e Lauriano), non grande e spesso contesa da signori confinanti, in lotta per il possesso delle vie commerciali dall'Asti-giano e dal Chierese ai porti sul Po.
Canali, strade, divisioni poderali, colture, castelli, chiese, campanili, nuclei abitati, sono le nuove componenti dcl paesaggio umanizzato del Chivassese sul finir del secolo XII. Nella distesa d'un paesaggio agrario per lo più ancora allo stato naturale compaiono le opere dell'uomo ad addolcirne l'asprezza, a offrire il segno vivo della sua presenza.
Nel secolo XII, col formarsi dei comuni cittadini (Asti, Vercelli, Novara, Torino, Ivrea, Tortona, Chieri) comincia il forte contrasto tra questi e i potenti feudatari (Aleramici, Biandrate, Conti Canavesani, del Vasto, Saluzzo, Savoia) che dominano posizioni considerevoli della regione. Le continue lotte non rallentano i pur lenti progressi economici e sociali in atto ovunque. Nelle campagne sono sempre più fre-quenti i riconoscimenti delle comunità rurali e dei diritti dei rustici ad associarsi, a decidere su questioni che riguardano la vita della comunità, fermi restando i rap-porti di sudditanza nei confronti di feudatari e comuni cittadini. I contadini, responsabili del loro lavoro e compartecipi degli utili che ne derivano, aumentano gli sforzi di trasformazione del territorio. Tuttavia, la popolazione scarsa, insufficien-temente preparata e dotata di mezzi e tecniche men che primordiali, è costretta a contenere gli interventi entro spazi piuttosto limitati: orti e vigneti contornano i nuclei insediativi, talvolta ne sono racchiusi all'interno, e al di là di essi si estendono in campi aperti le colture agrarie tradizionali, intervallate tra un nucleo e l'altro da incolti, pascoli, aree boschive. Nella collina si diffonde il castagno da frutto, che sostituisce poco a poco, senza peraltro soppiantarle, le antichissime querce.
Dei nuclei insediativi che formano l'ossatura urbanistica della nostra subarea uno si distingue in particolare: Chivasso, infeudato nel I 164 da Federico I il Barbarossa al Marchese di Monferrato, cui pure appartengono, intorno al i 170, Gassino, Casta-gneto e Verolengo. questo nucleo, detto di San Pietro, sorge in riva all'Orchetto, diramazione secondaria dell'Orco, non lontano dalla più antica corte e dall'annesso castello: si distingue non tanto per l'ampiezza quanto per il ruolo, che verrà ad assu-mere nei due secoli seguenti, di elemento aggregativo delle prossime espansioni della prima capitale dei marchesi monferrini. Clavasium, dicono i cronisti dell'epoca è "la chiave della regione", data la sua posizione sulla via tra Torino e Vercelli ed esterna ai territori dell'abbazia di Fruttuaria, notoriamente neutrale nelle dispute guerresche tra i vari potentati. Ed a Chivasso giunge nel 1231 un poderoso esercito della Lega Lombarda per dare una solenne lezione al più irriducibile degli impe-rialisti dell'Italia Settentrionale, il marchese di Monferrato Bonifacio 11: dopo tre mesi e mezzo di assedio (27 maggio-15 settembre) al castello, i leghisti riescono a farlo capitolare e milanesi e vercellesi si accordano per la spartizione Ma l'anno successivo Chivasso torna ai Monferrini, che nel 1239 vi trasferiscono la corte marchionale. Chivasso, capitale del marchesato di Monferrato fino al 1435, è amplia-ta, fortificata con mura e rivellini, munita di un più forte castello, arricchita di palazzi; chiese e conventi sono eretti entro e fuori le mura; le si concede il diritto di tener fiere e mercati e la via centrale, che l'attraversa da est ad ovest, è gradatamente costruita con edifici porticati. Un centro urbano che vive della campagna e dell'am-ministrazione del piccolo ma potente stato monferrino; un nodo di traffici che è anche un punto di forza dei marchesi a nord del Po, una specie di scolta avanzata e di centro d'irraggiamento e di contrattazione per coloro, e non son pochi, che dal XIII al XV secolo si contendono il possesso della pianura padana tra il Po e il Ticino. Appunto in questi tre secoli si viene meglio delineando l'assetto del popo-lamento e delle strutture insediative del Chivassese. La fondazione, sia pure su nuclei preesistenti, di Verolengo e di Montanaro, il primo da parte del marchese di Mon-ferrato e il secondo degli abbati di Fruttuaria; l'ampliamento di tutti gli altri nuclei e il loro rinnovamento edilizio ed urbanistico; la costruzione dei ricetti di Lombar-dore e di Volpiano; l'erezione nei centri di nuove chiese che debbono soddisfare le esigenze della popolazione in aumento; la dilatazione delle aree coltivate; l'isti-tuzione di mercati periodici nelle enucleazioni principali e il ravvivarsi degli scambi commerciali all'interno dell'area e soprattutto tra le parti collinare e di pianura: sono altrettanti elementi che incidono sull'ambiente fisico e umano generando modi-ficazioni, a volte molto profonde e di imprevedibile durata.
Sul finir del secolo XV il paesaggio del Chivassese è sostanzialmente differente, quali-tativamente migliore, rispetto alle soglie del millennio. Alla grande dorsale che da Torino a Chivasso conduce a Vercelli solcando la Dora Baltea tra Torrazza e Sa-luggia, appoggiano il reticolo di strade longitudinali della pianura e, attraverso i porti fluviali e i guadi sul Po di Gassino, Brandizzo, Chivasso, S. Sebastiano, Lauriano, Crescentino, le strade che dalla collina adducono a Chieri ed Asti. queste vie sono la linfa dei commerci dei prodotti agricoli che dall'una e dall'altra parte del Po confluiscono ai mercati di Chivasso (località centrale rispetto alla subarea), Volpiano, Montanaro, Verolengo in sinistra Po e di Lauriano, Casalbor-gone, Gassino in destra Po. Sebbene la popolazione permanga scarsa  vaste trasformazioni sono state fatte, come si è detto, nel paesaggio agrario, dominato dai castelli e dalle torri del Mon-ferrato nell'oltre Po, dai campanili svettanti sul profilo dei centri nella pianura, dalle salde mura protettive dei borghi, che accolgono rustici e borghesi, e dalle foreste tuttora folte e selvagge nei colli e per ampie fasce lungo fiumi e torrenti. Savoia, Monferrato, Fruttuaria, governano queste terre, direttamente o per il tra-mite di minori signori da essi infeudati, ma il segno della loro presenza sembra es-sersi perduto nel tempo in cui ebbero a cessare i rigogliosi fermenti dell'età comunale.

2.5 Dal XVI al XVIII secolo.

2.5.1 Due secoli drammatici.

Sedicesimo e diciassettesimo secolo: per il Piemonte, secoli di guerre, invasioni, eserciti in transito, susseguirsi di calamità naturali, pestilenze e carestie, cui non sono estranei gli accadimenti militari, periodiche falcidie tra le popolazioni, ras-segnate a quell'ira di Dio che non sembra cessare mai. Unica parentesi gli anni della restaurazione di Emanuele Filiberto.
Il Chivassese è dentro fino al collo agli avvenimenti che dilaniano la regione. Sulla strada di Torino la macchina bellica dei contendenti si muove da est ad ovest e viceversa attraverso il Chivassese. La linea Casale Monferrato-Torino in sinistra Po diventa una specie di itinerario obbligato di cui si servono spagnoli, francesi, impe-riali austriaci, savoiardi. Nell'oltre Po, Paleologi e Gonzaga difendono a denti stretti i loro domini sorvegliandone gli accessi dall'alto dei colli e puntualmente rintuzzando i tentativi di penetrare nell'interno dalle valli sboccanti verso il fiume da Castagneto a Verrua. La gente monferrina, ferma nella propria indipendenza dai Savoia, osserva con distaccata apprensione quello che avviene ai margini del bastione collinare: il Po sembra un ostacolo invalicabile, le alture un intrico, e una trappola, che eser-citi organizzati dovrebbero preferire di evitare. Tuttavia anche la terra di Monfer-rato è direttamente minacciata. Verrua, che appartiene ai Savoia dal 1386, è una terribile testa di ponte, una catapulta di fuoco sul piano, e anche verso i colli cir-costanti. Inoltre, dopo la sottomissione ormai lontana di Chieri ai Savoia e le prime cessioni del 1631 da parte del Marchese di Monferrato, una grossa fetta di territo-rio collinare - ed è la più alta e accidentata - volge sul fianco occidentale del Mon-ferrato creandovi preoccupanti minacce. L'area in destra Po del Chivassese è perciò più che mai un territorio pieno di irrequietezze, che i Savoia contendono ai Mon-ferrato con politica accorta e caparbia decisione.

2.5.2 Il secolo XVI.

A metà del secolo XVI la popolazione del Chivassese si aggira, forse, intorno a 18 - 20.000 abitanti, dei quali circa 2.300 in Chivasso. Non risulta che si siano formati, nel frattempo, nuovi nuclei insediativi, ma non è affatto improbabile che alcune zone della collina siano state popolate con insediamenti isolati: soprattutto a Brozolo, Casalborgone, S. Sebastiano Po, Castagneto Po, Gassino Torinese, Rivalba, dove il feudalesimo è maggiormente diffuso.

Sempre nel secolo XVI, durante le lotte tra Francia e Spagna, Chivasso è assediata, assaltata, incendiata, e i borghi di S. Pietro e di S. Francesco, che è esterno alle mura, distrutti. I francesi, dopo aver preso la città, rinforzano il nucleo centrale (compren-dente i borghi di S. Maria, S. Giovanni e S. Guglielmo) con nuove mura e bastioni: una cinta che chiude in una morsa Chivasso fino all'inizio del secolo XIX. Circa negli anni dell'assedio di Chivasso vengono abbattute le fortificazioni di Volpiano e Verolengo. Altri centri della pianura e della collina hanno visto decadere le antiche funzioni di capisaldi difensivi; le mura che li contornano, ormai inutili, sono tra-scurate, spesso in rovina: tant'è che si abbattano o che siano utilizzate per appog-giarvi contro le nuove costruzioni all'interno del recinto (S. Benigno Canavese, Foglizzo, Montanaro, Gassino Torinese).

2.5.3  Il secolo XVII.

Il secolo XVII è di grave scompiglio per il Chivassese: ne restano fuori soltanto i centri dipendenti dall'abbazia fruttuariense, che risentono però delle condizioni negative dilaganti in Piemonte.
E’ del 1625 l'assedio della rocca di Verrua, e le scorribande spagnole e francesi non risparmiano certo i territori sulla sinistra e sulla destra del Po. Verrua si erge, impren-dibile, sulla pianura: mura e bastioni eretti nel 1613 rinsaldano la potenza difensiva del castello, che fasciano su tre lati per ampio spazio attorno. Dal formidabile ba-luardo il presidio franco-piemontese resiste e respinge gli assalti spagnoli: ma nei comuni circostanti la desolazione si fa grande. Pochissimi centri sono risparmiati, le campagne saccheggiate e depredate. Monteu da Po, ad esempio, è incendiato e raso al suolo nel 1625; è un caso limite, che dimostra la cruda spietatezza dei con-tendenti. Conclusa la battaglia e tolto l'assedio, gli abitanti di Monteu salvatisi dallo scempio decidono di abbandonare l'antica sede della loro villa e di trasferirsi in basso, sul fondo della valle, dove si trova l'attuale struttura insediativa. Anche nei casi meno rovinosi (ad esempio, Lauriano Po) i danni provocati agli edifici dalle solda-tesche sono di tale rilevanza da richiedere - di solito - rifacimenti integrali.
Quando, cessata la furia della lunga guerra, si tirano le somme, ci si accorge che bisogna ricominciare quasi tutto daccapo, nelle campagne, nei borghi, nei villaggi.
La faticosa ripresa è continuamente interrotta da altre guerre, altre sventure. Il popolamento delle campagne per insediamenti sparsi e piccoli nuclei in molti comuni del Chivassese è anche conseguente alle dolorose esperienze di questo pe-riodo. Molti devono aver tratto la conclusione che la sicurezza delle persone e degli averi non dipendeva più dal fatto di trovarsi riuniti in un centro, soprattutto se piccolo; la guerra aveva semmai dimostrato che le truppe di passaggio preferivano fermarsi proprio nei piccoli centri, per cercarvi alloggiamenti, viveri, ostaggi da taglieggiare. Meglio, quindi, allontanarsi, spostarsi sui fondi agricoli men facilmente raggiungibili. Famiglie singole o in piccoli gruppi mettono in pratica questa forma insediativa già nella seconda metà del secolo XVII: specialmente nei comuni collinari, dove prima sembrava pressoché ignorata (Cavagnolo, Brusasco, Monten da Po, Lauriano, S. Raffaele, Castiglione Torinese). Meno d'un secolo più tardi l'esempio sarà seguito da altre famiglie e gruppi anche nella parte piana. La distribuzione degli insediamenti nel territorio diverrà allora definitiva, almeno fin circa a metà del secolo XX.
 

2.5.4 ll secolo XVIII.

Sul limitar del '700 il marchesato di Monferrato passa ai Savoia. Vittorio Amedeo Il è finalmente riuscito là dove i suoi predecessori avevano invano tentato: sia pure al prezzo di una guerra dura, incerta fino all'ultimo, e delle consuete furibonde distruzioni. Ancora una volta, l'ultima per fortuna, il Chivassese è campo di bat-taglia. Nell'ottobre del 1704 grandi forze francesi al comando del Vendome pongono l'assedio a Verrua, che insieme a Chivasso sbarra il cammino del nemico verso Torino. Verrua, difesa da un triplice ordine di bastioni ed unita a Crescentino con un ponte di barche sul Po protetto da quattro fortini, viene presa per fame nel-l'aprile dell'anno successivo e i bastioni fatti saltare dai superstiti assediati; Chi-vasso, che forma sistema fortificato con Castagneto Po, si arrende poco dopo e il grosso delle fortificazioni è distrutto.
Con la fine della guerra l'economia della zona riprende a rinvigorirsi, la popolazione a crescere; le strutture insediative si arricchiscono di nuovi edifici civili e religiosi; si intensifica il rinnovamento edilizio nei centri esistenti; le campagne paiono tra-sformarsi sotto la spinta delle provvidenze dello stato e del miglioramento delle con-dizioni generali di cui beneficia tutta la regione.
Nel 1734, data del primo censimento che riporta nella effettiva consistenza il numero di abitanti presenti in ogni comune del Piemonte, la popolazione del Chivassese è di circa 38.000 unità, delle quali 3.762 in Chivasso, il comune demograficamente più ampio e con il centro di maggior importanza. Confrontiamo il dato di Chivasso del 1734 con quello del 1612 (ab. 2.580) e prendiamo in esame la planimetria di questo centro nel 1810-' 12, che mostra la struttura insediativa praticamente conclusa dentro il perimetro delle mura cinquecentesche. Anche ammesso che un'aliquota dell'aumento di popolazione registrato nell'intervallo 1612-1734 (ab. 1.182) abbia trovato collocazione nel vecchio centro, in nuove case o sovraffollando abitazioni esistenti la restante parte deve essersi insediata all'esterno, in quei nuclei e centri che ritroviamo poi nelle carte ottocentesche ormai pienamente affermati. In realtà, come già riferito, tra la seconda metà del '600 e tutto il '700 gli accrescimenti demo-grafici vengono assorbiti principalmente dalle campagne. Chivasso, Settimo Tori-nese, Verolengo, Volpiano in sinistra Po, Castiglione Torinese, Gassino Torinese, S. Raffaele Cimena, S. Sebastiano Po, Castagneto Po, Casalborgone, Verrua, Bro-zolo in destra Po, fanno testo al riguardo. A Rondissone, Torrazza Piemonte, Mon-tanaro, Foglizzo, Lombardore, Brandizzo: dove il nucleo capoluogo è circa bari-centrico rispetto al territorio comunale (Torrazza Piemonte, Rondissone, Monta-naro, Foglizzo), o dove le aree a coltura si trovano su una precisa direttrice delimi-tata da elementi geofisici (a Brandizzo il Po e il Malone; a Lombardore il Malone e la Vauda), la nuova popolazione si addensa nei pressi del vecchio nucleo in forma di agglutinazioni successive mono o pluridirezionali.

2.5.5  Condizioni del Chivassese a metà secolo XVIII.

Può essere utile, a questo punto, riassumere le condizioni del Chivassese a metà secolo XVIII e all'inizio dell'800. A metà secolo XVIII sono le seguenti:
? l'economia della subarea conserva le caratteristiche agricole dei secoli precedenti. Il lavoro delle campagne assorbe interamente il "surplus" di popolazione attiva, anche giovanissima. Poche le industrie: a S. Benigno Canavese (4 filature e 223 operai nel 1787), Casalborgone e Verolengo (una piccola impresa di filatura ciascuno); a Volpiano, Rondissone e Verolengo operano piccole aziende che lavorano la tela; a Gassino si scava e cuoce la calce; Chivasso conta cinque molini con annesse peste da canapa e frantoi. A Rondissone e S. Benigno Canavese molti poveri raccol-gono e scelgono i detriti auriferi dell'Orco e della Dora Baltea: fatica, pazienza, scarso guadagno. L'industria del Chivassese è tutta qui: troppo poco perché possa incidere minimamente sull'economia del comprensorio;
? l'agricoltura è l'attività principale, dominante. Ancora a metà settecento, osserva il Prato, da cui abbiamo desunto queste notizie, stenta a darsi una struttura efficiente. Vastissime le aree a campi e prati, spiegabili "colla densità in molti luoghi assai forte della popolazione rurale (è il caso dei comuni in sinistra Po), e col conseguente largo consumo locale dei cereali, che le difettose comunicazioni e le misure proibi-tive avrebbero reso assai difficile procurarsi all'estero... e colla produttività media non molto alta delle terre..” Da un'inchiesta dell'epoca risultano ottimamente coltivati i terreni del comune di Settimo Torinese, ben coltivati quelli dei comuni di Volpiano, Foglizzo, Rondissone, Verolengo in sinistra Po, di Gassino Torinese, Rivalba, Sciolze, Cinzano, S. Raf-faele, Castagneto Po, S. Sebastiano Po, Brusasco, Brozolo in destra Po; negli altri comuni la coltivazione lascia assai a desiderare. Orti e frutteti fanno la comparsa a Gassino Torinese, Sciolze, S. Raffaele, S. Seba-stiano Po, Casalborgone, Lauriano Po. I vigneti, diffusi in pianura come in collina, danno frutti scadenti, che non si riesce a smerciare a prezzi convenientemente remunerativi: a Verolengo le viti sono "mal piantate in suolo ingrato"; a Bussolino, Castiglione, S. Raffaele, Castagneto Po, Casalborgone, S. Sebastiano Po, Marcorengo, la coltivazione della vite è troppo costosa per deficienza di boschi e di braccia, a Sciolze il prodotto spesso non riesce a coprire le spese, come a Lauriano Po, Monteu da Po, Cavagnolo.I boschi occupano vaste estensioni: Settimo Torinese ne ha per 820 ha., Chivasso 400, Volpiano 430, Lombardore 330; nella collina figura in testa Verrua-Savoia con 800 ha., seguito da Casalborgone (510), Castagneto Po (340), Castiglione Torinese (315), Cavagnolo (250). Ai boschi, consistenti sovente in sterili gerbidi con rari cespugli (Verrua-Savoia, Castiglione Torinese) vanno aggiunte le terre a pascoli, gerbidi e infruttifere, utilizzate dai privati per alimentare il bestiame nella buona stagione: ne posseggono Chivasso (1.070 ha.), Verolengo (830 ha.) e, in destra Po, Lauriano Po (360 ha.), Monteu da Po (310 ha.), Cavagnolo (200 ha.), Brusasco (230 ha.), Verrua-Savoia (730 ha.) e, inoltre, Volpiano, Lombardore (Vauda), Monta-naro e Foglizzo. Una coltura che si è imposta e diffusa è il gelso; la bachicoltura è piuttosto comune e florida tra le famiglie contadine; insieme all'allevamento del bestiame da macello, fornito ai mercati di Torino da Chivasso, Verolengo, Rondissone, Volpiano, Monta-naro, Foglizzo, Gassino Torinese, S. Raffaele, Casalborgone, serve ad arrotondare i magri bilanci familiari;
? dal raffronto tra i dati dei censimenti del '734 e del '774 la popolazione risulta in aumento in undici comuni (Brandizzo, Montanaro, Volpiano, Brusasco, Marcorengo, Gassino, Bussolino, Lauriano Po, Brozolo, Casalborgone, Sciolze, Verrua-Savoia); in forte aumento a Settimo Torinese (+60 %), Chivasso (+31 %), Verolengo-Torrazza (+31%), Cavagnolo (+32%) e Cinzano (+ 36,5%); è circa statica a Foglizzo, Lombardore, S. Benigno, Rondissone, Bardassano, Piazzo, Monten da Po, S. Raffaele, S. Sebastiano Po, Rivalba; sono in diminuzione i comuni di Castiglione Torinese e Castagneto Po. Solamente Chivasso ha un aumento di oltre 1.000 abitanti (1184); aumentano tra 500 e 1.000 Settimo Torinese (953) e Verolengo-Torrazza (733); tra 200 e 500 Brandizzo (206), Foglizzo (244), Montanaro (350 circa), S. Be-nigno Canavese (250 circa), Volpiano (458), Brusasco (218), Cavagnolo (343), Gassino Torinese (258), Casalborgone (467), Cinzano (204), Verrua-Savoia (464);
? sono in espansione i centri di Settimo Torinese, Brandizzo, Chivasso, Verolengo, Torrazza, Montanaro, Foglizzo, Volpiano, Casalborgone, Lauriano, Brusasco. L'espan-sione di Chivasso, Verolengo, Cavagnolo, Brusasco, Verrua-Savoia, Brozolo viene effettuata per gemmazione di nuclei separati dal concentrico, rispetto al quale sono a volte abbastanza prossimi (Chivasso, Verolengo, Brusasco) ma più sovente lontani, situati nelle vicinanze dei fondi agricoli (nella stessa Chivasso e a Verolengo; a Ca-vagnolo, Verrua-Savoia e Brozolo, dove nessuno dei vari nuclei è nettamente preva-lente sugli altri). Notevole il numero delle case sparse, cascinali e ville padronali, a Gassino Torinese, Castiglione Torinese, S. Raffaele, Rivalba, Sciolze, Cinzano, Castagneto Po, Casalborgone, Cavagnolo, Brozolo e, nella pianura, specialmente a Chivasso, Settimo Torinese, Volpiano. Le ville padronali, a imitazione delle “vigne" della collina torinese, prendono a diffondersi nella seconda metà del '700, quando si procede alla sistemazione della strada militare in destra Po, limitatamente - però - alla fascia collinare di più comodo accesso a questa via;
? nella rete viaria si lamentano gravi deficienze, soprattutto nella manutenzione. Svantaggi maggiori presentano i centri agricoli minori, i piccoli nuclei, le case sparse, spesso isolati dalle località di attrazione commerciale e sedi di servizi (amministra-zione civile e giudiziaria, opere filantropiche, ecc.). Sostanzialmente invariata la maglia delle strade principali, più estesa quella delle strade minori; i traffici subi-scono lunghe pause nei mesi di brutto tempo, scoraggiando il movimento sia interno sia in transito di persone e cose.
 

2.5.6  ...e nella seconda metà del secolo XVIII.

Dalla metà del secolo XVIII ai primi anni del XIX (i 8o6- 1812) non si verificano nel Chivassese variazioni importanti.
In circa trent'anni (1774-1806) la popolazione è aumentata di soli 2.305 abitanti; parecchi comuni sono anzi in diminuzione, altri in stasi; risultano in aumento Chi-vasso (589), Rondissone (277), Verolengo (335), Castiglione Torinese (351), S. Raf-faele (65), S. Sebastiano Po (527), Castagneto Po (429) e Verrua-Savoia (596).
In sviluppo sono i centri minori e i nuclei di Chivasso e Verolengo, il concentrico di Rondissone, i nuclei dei comuni di Castiglione Torinese, S. Sebastiano e Verrua-Savoia; a S. Raffaele acquista maggior consistenza una piccola enucleazione di cascinali formatasi lungo la strada militare ai piedi del colle su cui sorge il vecchio centro; a Castagneto Po il fabbisogno di abitazioni causato dal forte incremento demografico (+71,5 %), spiegabile come per Verrua-Savoia nella forte disponibilità di terre ancora da sfruttare e nel particolare isolamento del territorio, facile richiamo per quanti non intendono prestar servizio nell'esercito francese occupante, è parzial-mente soddisfatto con la costruzione di casolari sparsi anche sulle pendici collinari più accidentate.
Il miglioramento della rete stradale principale, iniziato da Carlo Emanuele III, trova nel governo napoleonico un risoluto fautore. Nel 1811-13 Si costruisce la "strada imperiale" per la Valle d'Aosta, che comporta - tra l'altro - la rettifica e la integrale sistemazione del tratto da Chivasso a Caluso: un'opera di rilievo per Chivasso, che riacquista, irrobustita, quel ruolo di nodo di traffici che già aveva nel medioevo.
 

2.5.7 Il volto del Chivassese.

Nei tre secoli trascorsi il volto del territorio è cambiato: come, quanto, dove, si è visto sopra. Trecento anni sono però un tempo lunghissimo, di cui - oggi - non è facile rendersi conto. Orbene, se si raffrontano le avvenute trasformazioni (demo-grafiche, economiche, sociali, urbanistiche, paesaggistiche, ecc.) con il numero di anni e i sacrifici impiegati per ottenerle, ci si accorge della enorme sproporzione tra le une e gli altri.
Se la popolazione è cresciuta, è irrisorio l'aumento (circa 20.000 abitanti) rispetto all'estensione del territorio; se la situazione economica è migliorata, non esiste com-penso tra miglioramento (peraltro limitato a poche persone fortunate) e costo del medesimo (esprimibile in guerre, morti violente, distruzioni); sotto il profilo sociale,
il maggior numero di possidenti e di lavoratori indipendenti (piccoli commercianti, professionisti) non ragguaglia le condizioni miserevoli di gran parte della popolazione, costretta nella quasi generalità a lavorare una terra tutt'altro che fertile, con mezzi e sistemi di poco diversi da quelli di trecento anni addietro.
Dal punto di vista urbanistico i cambiamenti sono più sensibili: le modalità insediative hanno avuto in parecchi casi addirittura un rovescio: dall'accentramento all'agglomerazione per nuclei dispersi o alle case sparse; talora i vecchi centri agricoli tendono a diventare il luogo di residenza, perfino di lavoro, della piccola borghesia locale (ad esempio Volpiano, Gassino Torinese, soprattutto Chivasso), mentre i nuovi cascinali sono costruiti nelle aree di frangia od anche lontano, lungo le vie dei campi; la viabilità secondaria si intreccia, per maglie complesse e fitte, con la rete principale, determinando con questa il sistema su cui dovranno fondarsi le future espansioni delle strutture insediative fino ai giorni nostri.
 

CONTINUA......

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