ROTARY CLUB
CHIVASSO


COMUNE DI
VEROLENGO
 
 
 


 

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Il territorio di Verolengo è situato ai margini dell'area canavesana, vicino alle colline del chierese e dell'astigiano e a breve distanza dalla piana vercellese; tale posizione geografica fece del paese un luogo di importanza strategica fin dall'epoca romana. Il suolo, interamente pianeggiante, era solca to da bacini idrografici che garantirono la fertilità della terra e al contempo una prima barriera naturale a difesa degli insediamenti umani. La scoperta delle necropoli, in cui sono state individuate decine di tombe soprattutto del semplice genere "alla cappuccina" ma anche a "cassa", ha permesso di capire l'importanza e la dimensione dell'insediamento romano; scarsi sono infatti, i ritrovamenti di abitazioni, di cui in genere restano qua si unicamente le strutture delle fondazioni. Tra gli oggetti riportati in luce entro il territorio di Verolengo vi sono embrici, tegole, monete, in rame e in bronzo, databili fra il 33 e il 300 d.C., vasi in ter racotta, oggetti in marmo e in bronzo.

Tra questi reperti, in prevalenza custoditi al Museo Civico di Torino, ricordiamo specificatamente un bronzo "di bella fattura rappresentante una figura muliebre con ali", forse uno dei piedi di un recipiente o di un letto; una coppa di argento con decorazioni che riproducono l'Amazzonomachia di Eracle (Ercole) un'urna cineraria maggiore in pietra entro la quale vi era una graziosa urnetta in alabastro color miele, che doveva custodire le ceneri di un illustre personaggio come attesta l'anello d'oro, ivi rinvenuto, con corniola su cui è incisa un'aquila. Fu nel secolo XIII, in piena epoca comunale, che si formo' il nucleo dell'attuale abitato di Verolengo unitamente alle leggi per governarlo. Le guerre tra i conti canavesani determinarono più volte la distruzione del comune; l'acquisizione da parte dei Savoia di Chivasso e di altre terre ad ovest della Dora, determinarono una nuova mappa dei
possedimenti, all'interno della quale Verolengo acquisto' una nuova funzione strategica. Il paese per la posizione di confine all'interno delle terre dei marchesi Monferrato, fu da un lato maggiormente soggetto agli assedi, mentre dall'altro fu favorito dall'accentuarsi delle attività commerciali.

Per questo motivo furono realizzati bastioni fortificati a difesa del ricetto e del castello, architetture in segui to distrutte; quando nel 1559, in seguito al trattato di Cateau-Cambresis, il paese giurò fedeltà a Guglielmo, duca di Mantova e marchese del Monferrato, furono smantellate le fortificazioni mentre die ci anni dopo gli abitanti di Saluggia, per vendicare i danni subiti, saccheggiarono Verolengo distrug gendone le strutture medioevali. Con il definitivo passaggio delle terre monferrate al duca sabaudo, Verolengo ritornò ad una storia meno travagliata sotto la giurisdizione dei conti Scaglia; a tale casata seguì poi quella dei Tana d'Entraques , che ottennero investitura da Vittorio Amedeo II nel 1723 per mantenerla sino alla abolizione dei diritti feudali al termine dello stesso secolo.


Santuario della Madonnina

Da un manoscritto del 1776 stralciamo:

"Sarà bene far riflettere qui sul singolare privilegio e sulla particolare predilezione che Maria Vergine ha
dimostrato ai Verolenghesi facendo loro capire che desiderava avere tra loro una sede particolare per chè
essi potessero ricorrere a Lei con maggiore fiducia..."

Origine del Santuario

Don Gaetano Effisio Viora, che fu Prevosto di Verolengo dal 1844, lasciò scritto che nel 1856 fu redatta a nuova forma la sacrestia nella quale è conservato gelosamente, non tanto per il valore pittorico quanto per il significato religioso, l'ex voto fatto dipingere dal Don Giovanni Bracco nel 1690. L'ex voto ritrae l'avvenimento prodigioso occorso allo stesso sacerdote.Se ne andava a cavallo perf la via antica per Crescentino.Il cavallo si impenno' improvvisamente dandosi ad una corsa pazza. Colto di sorpresa il sacerdote cadde restando impigliato con un piede ad una staffa. Trascinato violentemente dalla bestia imbizzarrita, era in condizioni disperate e urlava e invocava aiuto. Il dipinto ritrae il cavallo che davanti alla Madonna si era improvvisamente fermato come se una mano di ferro l'avesse inchiodato sul posto.

L' immagine della Madonna era affrescata su un pilone (cappelletta) situato in regione Veuchio. Era uno dei tanti piloni che, allora come adesso, si trovavano nelle diverse zone dei paesi per indicare la fede fervida delle varie popolazioni e per risvegliare sementi di devozione. Il Pilone, come si diceva era in regione Veuchio, ed ecco peché tutt'ora si chiama "Santuario della Madonna del Veuchio".
Che poi le popolazioni, nel tempo, abbiano voluto indicare quel luogo santo con il dolce nome di "Madonnina" è una ulteriore dimostrazione dell'affetto che i verolenghesi intendono esternare alla Madonna. Don Bracco, rialzatosi, nonostante fosse lacero e malconcio, s'accorse di non essere contuso e di non provare alcun dolore. Promise alla Madonna di perpetuare il fatto straordinario erigendo una piccola cappella, nella quale fosse accluso il Pilone. Ancora oggi, nonostante siano trascorsi secoli e che si siano succedute ripetute costruzioni, il Pilone si conserva come incluso al Santuario.
Il sacerdote adempì a quanto promesso, facendo ì che la popolazione di Verolengo e moltissimi altri pellegrini provenienti da diversi paesi si recassero al Santuario ricolmi di fede e di speranza. Fu in questo periodo che accaddero fatti miracolo si: le apparizioni della Madonna a fanciulle recatesi per pregare al Santuario.

Tutto ciò portò ad un notevole incremento di pellegrini ed anche ad un aumento delle offerte alla chiesa tantochè si penso' ad un nuovo ingrandimento della cappella. Ma, si racconta che, il diavolo invidioso del bene che si faceva, ci mise il suo zampino vocando liti tra i proprietari dei terreni circostanti il Santuario, i quali reclamavano la proprietà dello stesso. Dopo liti e discussioni, l'allor Vescovo Michele Vittorio de Villa, sistemò il contenzioso formando una congregazione di 5 membri con il compito di provvedere all' amministrazione del Santuario. Anche oggi esiste un'amministrazione, più ristretta rispetto a quella di un tempo, ma sempre validissima. La compongono il Prevosto e i Priori che annualmente si succedono, i quali danno puntalmente rela zione, al termine dei festeggiamenti in onore della Madonna, di quanto nell'anno amministrativamente avviene.
Nel 1698, per provvedere ai numerosi pellegrini si inizia la costruzione di una Cappella più ampia nella quale fu celebrata la prima Santa Messa nel 1699. Il Vescovo Mons. De Villa annota un grande progresso rispetto alla precedente. La Santa Messa viene celebrata quasi tutti i giorni. Nel 1776 si opera un ulteriore ingrandimento, quasi subito interrotto a causa della morte dei principali benefattori e a causa della Rivoluzione Francese. Nel 1834 si riprendono i lavori che si prolungheranno sino al 1851, quando,
precisamente in data 13 settembre, il Santua rio viene consacrato al nome di Maria. La sua festa si celebra costantemente, e ormai da secoli, alla seconda domenica di settembre.

IL PALIO DEL VERRO

In occasione della Festa Patronale di Verolengo, fin dal 1990 viene organizzata la " Corsa del Verro", il cui unico fine è il divertimento degli abitanti del comune e dei "forestieri di passaggio."
Tale corsa è basata sulla corsa di maiali rappresentanti i borghi e le frazioni del Comune di Verolengo.
Nei giorni che precedono il Palio, ogni rione viene addobbato con striscioni, bandiere aventi i colori che lo caratterizzano.
Il territorio comunale è stato suddiviso in modo da ottenere 12 squadre partecipanti e precisamente:

Ogni squadra partecipante è composta da un "porcaro", cioè colui che fa correre il maiale lungo il percorso prestabilito, da sei "portatori" , cioè coloro che entrano nel circuito portando la gabbia contente il maiale e dai "sostenitori" ovvero gli incitatori della squadra. Tutti indossano una divisa ufficiale con colori ben definiti, che viene mantenuta come identificativo nel corso delle varie manifestazioni. I borghi partecipanti il palio devono presentare il loro maiale al peso ; questo non deve superare i 45 kg e non deve
essere inferiore a 30. Dopo la pesatura, parte la sfilata dalla Piazza del Municipio. I maiali, preceduti ognuno dal proprio stendardo e seguiti dal porcaro, dai restanti portatori e dai sostenitori, verranno portati in gabbia al luogo destinato per la corsa. In fase di gara, i porcari potranno guidare i maiali con il solo aiuto delle mani; sono vietati attrezzi, bacchette, esche etc.E' altresì vietato il sollevamento ed il maltrattamento del maiale, pena l'immediata squalifica dalla corsa. I sostenitori potranno incitare il proprio maiale o disturbare, ma solo verbalmente, quelli avversari. Vince la corsa il borgo rappresentato dal maiale che per primo taglia il traguardo nel senso di corsa preventivamente stabilito dall'organizzazione.
Nelle settimane successive il Palio, i rioni e le frazioni che hanno partecipato alla manifestazione, si ritrovano per
festeggiare, con un ospite d'onore che non poteva assolutamente mancare.......
                                   MAIALE ARROSTO!!!!!!!!


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