ROTARY CLUB
CHIVASSO
Distretto 2030 R.I.
 
 

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IL DEFENDENTE FERRARI NEL DUOMO DI CHIVASSO
 
 

 
HOMEPAGE
 

INDICE
  1. IL "COMPIANTO SUL CRISTO MORTO" DI DEFENDENTE FERRARI,
    conservato nella Collegiata di Chivasso.

     
  2. BIOGRAFIA
     
  3. OPERE
     
  4. ALCUNI DIPINTI DEL DEFENDENTE FERRARI 
     
  5. MOSTRA PERMANENTE SU DEFENDENTE FERRARI
     
  6. BIBLIOGRAFIA 
     
     
 
Si ringrazia il Dott. FABRIZIO FERLA per aver gentilmente fornito i testi di queste pagine.
 

 

 
Il Compianto sul Cristo morto della Collegiata di Chivasso
 

Cristo è stato appena deposto: un uomo, sullo sfondo, si adopera giustappunto a portar via la scala appena usata per la rimozione del corpo. È morto anzitempo, mentre gli altri due condannati, ancora vivi, restano crocifissi. Se la morte non verrà loro incontro, gli saranno spezzate le gambe.
Gesù è disteso delicatamente a terra, col capo dolcemente reclinato tra le mani di Giovanni, il cui sguardo rivela tutta l’amorevole attenzione del discepolo prediletto. Il braccio sinistro è sollevato con grazia e Maddalena porge un ultimo garbato bacio di commiato. Il tutto è sotto lo sguardo arrendevole di Maria, dalla quale non trapela una visibile tristezza, ma la consapevolezza di un destino scritto e ineluttabile. Altre due donne con semplice devozione partecipano al compianto.
In basso, accanto alla mano destra di Cristo, un teschio ricorda allo spettatore il luogo della deposizione. Il nome Calvario, infatti, deriverebbe dal cranio di Adamo, seppellito sul colle per essere lavato dal sangue di Cristo; per questo l'iconografia cattolica si è fatta eco di tale interpretazione adamitica, ponendo ai piedi delle immagini del Crocifisso un teschio con due tibie. Ma nella tavola di Defendente siamo già ben lontani dal suddetto colle e vicino alle sepolture, come lascia intuire l’ingresso aperto di una tomba sulla sinistra. Se si aggiunge la presenza di alcuni fiori dipinti accanto al teschio, trovano riscontro le parole del Vangelo di Giovanni («Nel luogo dove avevano crocifisso Gesù c’era un giardino, e nel giardino c’era una tomba nuova dove nessuno era mai stato sepolto», Giov. 19,41) e, di contro, pare meno convincente il richiamo, fatto da taluni, al messaggio evangelico di salvezza, ossia alla vittoria di Cristo sulla morte con la Resurrezione.
Il nome di Roger Van der Weyden, spesso accostato a quello del Ferrari, non sembra inopportuno per sottolineare la cura meticolosa nella descrizione dei panneggi affastellati e delle loro decorazioni, com’è ravvisabile per l’ampia soprammanica della veste di Maddalena. I rossi risplendono in vivido contrasto con i blu scuri, dando più la sensazione di smalti distesi che di tempere lucide. La tradizione in famiglia della lavorazione delle pietre preziose può aver influenzato il gusto estetico del pittore chivassese. Le gocce di sangue, incastonate come rubini sul diafano corpo di Cristo, sembrano avallare quest’ultima ipotesi.
Dietro le tre croci commisse, tipiche dell’iconografia nordica, emerge un paesaggio abitato, suggestionato dalla tradizione pittorica fiamminga del Quattrocento, però tradotto figurativamente in chiave italiana: quello che può essere interpretato come uno scorcio della città di Gerusalemme, descrive in realtà impianti architettonici lombardi di primo Cinquecento. All’orizzonte si intravede una catena montuosa innevata, nordica nel gusto estetico, ma nostrana nella descrizione naturalistica.
Si può rilevare allora, in Defendente Ferrari, una koiné stilistica consapevole dei capolavori stranieri, grazie anche alla cospicua circolazione delle incisioni, ma capace di non allontanarsi dalla propria origine linguistica piemontese. La trascrizione pittorica che ne consegue manifesta una dote tutta peculiare del maestro chivassese: il dramma non è esplicitato, ma interpretato da gesti compassati e sguardi riservati.

 
 

 
IL DUOMO DI CHIVASSO
 
 

 
Il compianto sul Cristo morto
 

 
La Fondazione Rotariana Paul P. Harris di Chivasso, nel 1966, ha deciso con l’assistenza della Soprintendenza di Torino, il restauro del "Compianto sul Cristo morto" di Defendente Ferrari, conservato oggi nella Collegiata di Chivasso.
La tavola, che dopo le operazioni di restauro è stata oggetto di furto, è ora custodita da sistemi di sicurezza donati anch’essi dalla Fondazione.
 


 

 
BIOGRAFIA*

 

La vita di Defendente Ferrari resta tutt’oggi sostanzialmente avvolta nel mistero, data la scarsità di notizie documentarie rinvenute.
L’unica e più attendibile fonte di riferimento è sempre stata la raccolta di documenti antichi operata con grande zelo, all’inizio del Novecento, dallo storico piemontese Alessandro Baudi di Vesme (1854-1923). Egli intraprese l’indagine storica a partire dalla scoperta di padre Luigi Bruzza, nell’Archivio comunale di Moncalieri, del contratto (21 aprile 1530) riguardante l’esecuzione della grande pala d’altare per la chiesa della precettoria di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta, commissionata – dalla stessa Comunità di Moncalieri – a un certo Deffendente de Ferrariis de Clavaxio (Chivasso) pinctore. Questa fu la prima menzione di una personalità artistica fino ad allora assolutamente mai incontrata. Per Baudi di Vesme divennero, quindi, necessarie delle ricerche nell’Archivio comunale di Chivasso, per tentare di dar corpo a questo ignoto pittore.
Apprese così che all’inizio del Cinquecento erano presenti in quella città almeno due famiglie di nome Ferrari. Una era considerata fra le più illustri del luogo e abitava presso l’ormai distrutto borgo di San Pietro; l'altra era in minore stato e, per distinguerla, era chiamata Matrignani.
Tale pseudonimo venne ricavato dal nome di battesimo di Matroniano Ferrari, defunto nel 1503, il quale aveva tre figli: Giovanni Francesco, Giovanni Amedeo e Giovanni Ludovico.
Questi si occupavano della raccolta e della lavorazione dell’oro, potendo usufruire delle pagliuzze che si trovavano, specialmente dopo le grandi piene, tra la sabbia del torrente Orco. Da quando la Comunità di Chivasso mise ai pubblici incanti il diritto di ricerca di tale materiale prezioso, i tre fratelli concorsero abitualmente ai vari lotti di quegli incanti, assicurandosi così, con minor spesa, l’elemento primo per la loro attività.
Giovanni Francesco, spesso chiamato più semplicemente Francesco, possedeva una notevole abilità nel suo lavoro, come dimostra una croce d'argento con figure – realizzata in collaborazione con un certo Damiano Della Corte – oggi conservata nel Duomo di Biella.
Egli ebbe un figlio di nome Defendente, il quale, anche se nei documenti non è mai qualificato come pittore, verosimilmente è da riconoscersi, secondo il Vesme, con il nostro.
L’altro Defendente Ferrari (alias Matrignani) citato dalle fonti – figlio di Giovanni Ludovico, fratello di Francesco – nasce soltanto il 23 agosto del 1512, fatto che lo esclude dalla possibilità di aver dipinto e firmato quadri che riportano date precedenti o coeve.
Il 12 settembre 1509 era già nato un figlio a Giovanni Ludovico, di nome Defendente, ma è ipotizzabile che questo sia scomparso prematuramente, poiché un padre non dà lo stesso nome di battesimo a due figli in vita nello stesso periodo.
Detto tutto ciò, l’indagine storica deve muoversi con cautela, considerando l’esistenza di due personaggi omonimi e cugini, anche se di differente età. Infatti non essendo questa esplicitata, allorquando s’incontri il loro nome nei documenti antichi, niente garantisce un’esatta identificazione. Baudi di Vesme era consapevole di tanta incertezza e per questo il suo profilo biografico è da ritenersi eccepibile di qualche critica, nonostante resti attualmente unico e imprescindibile. In tal senso non tutti concordano con il riconoscimento, che egli fa, del Defendente pittore con il personaggio sposato alla nobile, ma irrequieta, Virtù Verolfi. Alcuni studiosi, infatti, preferiscono individuare nel generico Deffendentem eius maritum, menzionato nel 1533, il figlio di Giovanni Ludovico. La confutazione nasce dal fatto che, laddove non si riporti nei documenti, esplicitamente, l’espressione patronimica «filius quondam Francisci de Ferrariis, alias Matrignano», per identificare il pittore chivassese si deve ricorrere all’informazione antica che lo dà abitante nel quartiere di Santa Maria; al contrario di Virtù Verolfi e consorte, che risiedevano in quello di San Michele. D’altra parte si può anche avallare l’ipotesi di partenza del Vesme, sostenendo romanzescamente che, avvenute le nozze, i coniugi Ferrari abbiano deciso di trasferirsi in una nuova abitazione per vivere da soli. Messe da parte però le illazioni, l'ultima notizia documentaria che riguardi indubbiamente Defendente Ferrari, figlio di Francesco, risale al 12 novembre 1540. Questo è quindi il termine post quem per la data di morte del noto pittore.
Ragionando retroattivamente su queste informazioni, si può collocare – in accordo con il Vesme – la data di nascita dell’artista non oltre il 1490, in base alla supposizione che la sua prima opera datata (1509), da tutti accettata, non possa essere stata eseguita prima della maggiore età.
Se si concorda, per di più, nel riconoscere in essa una pittura già volitiva, circoscrivere la data intorno al 1485 non pare insensato, considerando che solitamente fino ai sedici anni gli artisti neofiti restavano a bottega. Essendo, in modo unanime, ravvisato nello stile di Defendente un qual certo richiamo al modus operandi del pittore Martino Spanzotti – a tal punto che alcune opere sono attribuite all’intervento contemporaneo di entrambi – suole individuarsi, presso la bottega di quest’ultimo, se non un apprendistato del giovane Ferrari, sicuramente una sua intensa collaborazione. Baudi di Vesme – il primo a giungere a tale conclusione – ha verificato nei documenti l’effettiva presenza saltuaria a Chivasso, in quegli anni, dello Spanzotti, il quale residente a Casale aveva sposato una certa Costantina, nata proprio nel paese di Defendente.

I quadri del Defendente Ferrari sono numerosissimi ed il primo porta la data del 1509: essi sono sparsi un po' ovunque in tutto il Piemonte. A Chivasso è rimasta solamente la bellissima pala del "Compianto sul Cristo morto" che ora, restaurata, si trova esposta sopra un altare della navata sinistra del Duomo (destra per chi entra in Chiesa).

 
 


Il "Compianto sul Cristo morto" di Defendente Ferrari
 

 


Particolare

 
 


Particolare

 

Defendente Ferrari è ritratto di schiena mentre dipinge il "Compianto sul Cristo morto", unica sua opera rimasta nel Duomo di Chivasso.
Il dipinto fa parte della mostra "Chivassesi protagonisti", di Alma Fassio Bottero.

 


 

    
OPERE*

 
Un catalogo storicamente preciso delle opere del Ferrari è impensabile con i documenti finora in possesso. Possibile è un elenco delle sole tavole datate che permetta, a un primo approccio con il pittore, di districarsi tra i numerosi dipinti a lui attribuiti:

1500
– Assunzione, Budapest, Museo delle Belle Arti. Questa tavola non è da tutti gli studiosi ritenuta opera certa del Ferrari.

1501 (data oggi scomparsa e dalla critica recente ritenuta falsa)
– La Madonna con Bambino e Santi Maurizio, Cristoforo, Sebastiano e Francesco, Caselle Torinese, Municipio.

1509
– San Gerolamo in orazione, Milano, Pinacoteca Brera.


1510
– Natività notturna, Torino, Museo Civico d’arte antica.


1511
– Adorazione del bambino con i Santi Sebastiano, Rocco, Francesco, santo laico non identificato e Cristo morto con i simboli della passione, prima opera siglata, Avigliana, chiesa di San Giovanni.
– Adorazione del Bambino con canonico committente (?), Berlino, Gemäldegalerie, Bode Museum.


1513
– Circoncisione, Cuneo, Museo Civico.
– Deposizione nel sepolcro, predella, ibidem.
– Storie di Sant'Antonio da Padova, quattro tavole di predella, ibidem.


1516
– Assunzione tra i Santi Martino e Giovanni Battista, Ciriè, Confraternita del Santo Sudario.


1518
– Adorazione del Bambino, Berna, collezione W. Abegg.
– San Lazzaro, tavola siglata della quale sono coeve quelle raffiguranti San Gerolamo, Sant’Ivo, Sant’Agostino e la Disputa di Cristo al tempio, tutte facenti parte verosimilmente di un polittico con al centro la Disputa, Embrun, Museo della Parrocchiale.

1519
– Madonna della Misericordia (o «Madonna del Popolo») tra i Santi Agostino e Nicola da Tolentino, Ciriè, chiesa di San Giovanni.
– Adorazione del Bambino con Santa Chiara, Ivrea, cattedrale, sacrestia.


1520
– San Gerolamo penitente davanti al crocifisso, Torino, Museo Civico d'arte antica.

1521
– Adorazione del Bambino con il beato Warmondo, opera siglata, Ivrea, cattedrale, sacrestia.
– Flagellazione con, sul retro, monocromo raffigurante l’Incoronazione di spine, già Torino, collezione dei marchesi Provana-Romagnano, oggi collezione privata torinese.


1522
– Adorazione del Bambino, trittico con ai lati Santa Lucia e Sant’Agata (nella predella sono raffigurati Cristo sul sepolcro e gli Apostoli a mezza figura; mentre nelle ante di chiusura, sul davanti, vi sono i Santi Giovanni Battista, Stefano, Rocco, Lorenzo e sul retro, a monocromo, Sant’Anna con la Vergine e il Cristo dei dolori), Feletto Canavese, Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.

1523
– Adorazione dei Magi, trittico siglato con ai lati l’Adorazione del Bambino e il Compianto su Cristo morto, Torino, Galleria Sabauda.
– Madonna in trono tra San Giovanni Battista che presenta un donatore con la croce di Malta e San Nazario, Torino, Palazzo Reale.
– Venti dossali di coro dipinti con paesaggi e oggetti liturgici, Biella, ex convento di San Gerolamo.

1524
– Compianto sul Cristo morto con San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino da Siena e Sant'Antonio da Padova, Firenze, Villa Palmieri.

1526
– Disputa di Cristo al tempio, opera siglata, Stoccarda, Staatsgalerie.
– Madonna col Bambino, copia da Raffaello, Amsterdam, Rijksmuseum.

1528
– Sant'Anna con la Vergine e il Bambino in un interno di chiesa, Amsterdam, Rijksmuseum.

1531
– Adorazione del Bambino, polittico siglato con ai lati i Santi Antonio Abate, Sebastiano, Rocco e Bernardino da Siena, Buttigliera Alta, chiesa della precettoria di Sant'Antonio di Ranverso.

1535
– Madonna col Bambino, trittico con ai lati i Santi Crispino e Crispiniano, Avigliana, chiesa di San Giovanni. Solo la Madonna è accettata come opera di Defendente, le restanti parti sono da ricondursi a quel gruppo di opere note sotto il nome di Pseudo-Giovenone.

Tutte le opere sono eseguite a olio sopra legno di pioppo. Per quanto concerne lo stile pittorico, oltre al già citato debito con Spanzotti, è ravvisabile una certa attenzione alle abitudini del mondo nordico: il paesaggio particolareggiato e quasi sempre abitato da architetture; le scelte nell’impostazione iconografica dei soggetti (a questo proposito pare opportuno un riferimento diretto ad Albrecht Dürer, le cui incisioni circolavano anche in Italia); la piena e intensa stesura cromatica (per la quale è giusto sottolineare come abbia giocato un ruolo decisivo anche l’educazione estetica di Defendente in una famiglia di tradizione orafa). A tal proposito i colori vividi che si stagliano nei contorni disegnativi delle vesti, soprattutto nelle opere degli anni centrali della sua attività, appaiono simili a lucidi smalti; e quando, su queste vesti, vengono riprodotte preziose decorazioni, la perizia è ancora più esaltata, particolareggiando nei minimi dettagli i velluti controtagliati o quasi materializzando i sublimi cabochon.
Le opere di Defendente sono sempre inquadrate dentro ricche cornici intagliate che, ad eccezione di pochissime ancora gotiche nello stile, ravvisano un gusto decorativo pienamente rinascimentale. Per queste ultime si può credere che il Ferrari si sia affidato a uno specialista che abbia lavorato continuamente ed esclusivamente per lui. Infatti nel suo paese era accreditato un ebanista di nome Francesco Della Porta.

 


 
 
 
ALCUNE OPERE DEL DEFENDENTE FERRARI

   


Adorazione magi – Fondazione Paul Getty
Los Angeles.

 

 
Madonna e Bambino
Galleria Palatina (Palazzo Pitti),
Firenze.

 
 

 
Disputa di Cristo al tempio,
Stoccarda, "Staatsgalerie".


 

 
 Cristo nella casa di Maria e Marta
Denver Art Museum,
Denver, CO

 


 


 
 
 
MOSTRA PERMANENTE SU DEFENDENTE FERRARI
 
 
 
Nell'atrio della chiesa di S. Giovanni Battista ad Avigliana (TORINO) è allestita una mostra permanente su Defendente Ferrari interamente realizzata dalla Cooperativa Artefacta, e offerta al pubblico dalla Associazione Amici di Avigliana.
La scelta del luogo non Ë casuale: la chiesa di San Giovanni possiede infatti diverse importanti opere di Defendente, insigne pittore piemontese attivo tra la fine del XV e il XVI secolo.
La mostra, costituita di dieci pannelli contenenti testi, schemi architettonici, riproduzioni di opere intere e particolari, illustra a chi si accinge a visitare la chiesa la figura del pittore, le opere che troverà all'interno e quelle conservate in altri luoghi. Altri dipinti di Defendente Ferrari si trovano ad esempio a S. Antonio di Ranverso, alla Galleria Sabauda, nei Musei Civici di Torino, presso il Santuario della Madonna dei Laghi sempre ad Avigliana.
Completano il quadro due pannelli dedicati rispettivamente alla chiesa di San Giovanni e alle tecniche pittoriche utilizzate da Defendente e dagli altri pittori della sua epoca.
 

 

 


*BIBLIOGRAFIA

Sia per la stesura della biografia che per l’elenco delle opere datate di Defendente Ferrari si è attinto a
MALLÉ L., Spanzotti, Defendente, Giovenone, nuovi studi, Torino, 1971, pp. 49-69.
ROMANO G., Orientamenti della pittura casalese da G. M. Spanzotti alla fine del Cinquecento, in Atti del IV Congresso di antichità e d’arte organizzato dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, (1969), Casale Monferrato, 1974, pp. 289-298.
Schede Vesme. L’arte in Piemonte, IV, Torino, 1982, pp. 1266-1293.
CARAMELLINO C., Antiche botteghe di artisti a Chivasso, Chivasso, 1994, pp. 55-80.
ROMANO G., Ferrari Defendente, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 46, Roma, 1996, pp. 537-541.
 



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