Il Compianto
sul Cristo morto della Collegiata di Chivasso
Cristo
è stato appena deposto: un uomo, sullo sfondo, si adopera giustappunto
a portar via la scala appena usata per la rimozione del corpo. È
morto anzitempo, mentre gli altri due condannati, ancora vivi, restano
crocifissi. Se la morte non verrà loro incontro, gli saranno spezzate
le gambe.
Gesù è disteso delicatamente a terra, col capo dolcemente
reclinato tra le mani di Giovanni, il cui sguardo rivela tutta l’amorevole
attenzione del discepolo prediletto. Il braccio sinistro è sollevato
con grazia e Maddalena porge un ultimo garbato bacio di commiato. Il tutto
è sotto lo sguardo arrendevole di Maria, dalla quale non trapela
una visibile tristezza, ma la consapevolezza di un destino scritto e ineluttabile.
Altre due donne con semplice devozione partecipano al compianto.
In basso, accanto alla mano destra di Cristo, un teschio ricorda allo
spettatore il luogo della deposizione. Il nome Calvario, infatti, deriverebbe
dal cranio di Adamo, seppellito sul colle per essere lavato dal sangue
di Cristo; per questo l'iconografia cattolica si è fatta eco di
tale interpretazione adamitica, ponendo ai piedi delle immagini del Crocifisso
un teschio con due tibie. Ma nella tavola di Defendente siamo già
ben lontani dal suddetto colle e vicino alle sepolture, come lascia intuire
l’ingresso aperto di una tomba sulla sinistra. Se si aggiunge la
presenza di alcuni fiori dipinti accanto al teschio, trovano riscontro
le parole del Vangelo di Giovanni («Nel luogo dove avevano
crocifisso Gesù c’era un giardino, e nel giardino c’era
una tomba nuova dove nessuno era mai stato sepolto», Giov. 19,41)
e, di contro, pare meno convincente il richiamo, fatto da taluni, al messaggio
evangelico di salvezza, ossia alla vittoria di Cristo sulla morte con
la Resurrezione.
Il nome di Roger Van der Weyden, spesso accostato a quello del Ferrari,
non sembra inopportuno per sottolineare la cura meticolosa nella descrizione
dei panneggi affastellati e delle loro decorazioni, com’è
ravvisabile per l’ampia soprammanica della veste di Maddalena. I
rossi risplendono in vivido contrasto con i blu scuri, dando più
la sensazione di smalti distesi che di tempere lucide. La tradizione in
famiglia della lavorazione delle pietre preziose può aver influenzato
il gusto estetico del pittore chivassese. Le gocce di sangue, incastonate
come rubini sul diafano corpo di Cristo, sembrano avallare quest’ultima
ipotesi.
Dietro le tre croci commisse, tipiche dell’iconografia nordica,
emerge un paesaggio abitato, suggestionato dalla tradizione pittorica
fiamminga del Quattrocento, però tradotto figurativamente in chiave
italiana: quello che può essere interpretato come uno scorcio della
città di Gerusalemme, descrive in realtà impianti architettonici
lombardi di primo Cinquecento. All’orizzonte si intravede una catena
montuosa innevata, nordica nel gusto estetico, ma nostrana nella descrizione
naturalistica.
Si può rilevare allora, in Defendente Ferrari, una koiné
stilistica consapevole dei capolavori stranieri, grazie anche alla cospicua
circolazione delle incisioni, ma capace di non allontanarsi dalla propria
origine linguistica piemontese. La trascrizione pittorica che ne consegue
manifesta una dote tutta peculiare del maestro chivassese: il dramma non
è esplicitato, ma interpretato da gesti compassati e sguardi riservati.
IL DUOMO DI CHIVASSO
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Il compianto sul Cristo morto
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La Fondazione Rotariana
Paul P. Harris di Chivasso, nel 1966, ha deciso con l’assistenza
della Soprintendenza di Torino, il restauro del "Compianto sul Cristo
morto" di Defendente Ferrari, conservato
oggi nella Collegiata di Chivasso.
La tavola, che dopo le operazioni di restauro è stata oggetto di
furto, è ora custodita da sistemi di sicurezza donati anch’essi
dalla Fondazione.
BIOGRAFIA*
La
vita di Defendente Ferrari resta tutt’oggi sostanzialmente avvolta
nel mistero, data la scarsità di notizie documentarie rinvenute.
L’unica e più attendibile fonte di riferimento è sempre
stata la raccolta di documenti antichi operata con grande zelo, all’inizio
del Novecento, dallo storico piemontese Alessandro Baudi di Vesme (1854-1923).
Egli intraprese l’indagine storica a partire dalla scoperta di padre
Luigi Bruzza, nell’Archivio comunale di Moncalieri, del contratto
(21 aprile 1530) riguardante l’esecuzione della grande pala d’altare
per la chiesa della precettoria di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera
Alta, commissionata – dalla stessa Comunità di Moncalieri
– a un certo Deffendente de Ferrariis de Clavaxio (Chivasso)
pinctore. Questa fu la prima menzione di una
personalità artistica fino ad allora assolutamente mai incontrata.
Per Baudi di Vesme divennero, quindi, necessarie delle ricerche nell’Archivio
comunale di Chivasso, per tentare di dar corpo a questo ignoto pittore.
Apprese così che all’inizio del Cinquecento erano presenti
in quella città almeno due famiglie di nome Ferrari. Una era considerata
fra le più illustri del luogo e abitava presso l’ormai distrutto
borgo di San Pietro; l'altra era in minore stato e, per distinguerla,
era chiamata Matrignani.
Tale pseudonimo venne ricavato dal nome di battesimo di Matroniano Ferrari,
defunto nel 1503, il quale aveva tre figli: Giovanni Francesco, Giovanni
Amedeo e Giovanni Ludovico.
Questi si occupavano della raccolta e della lavorazione dell’oro,
potendo usufruire delle pagliuzze che si trovavano, specialmente dopo
le grandi piene, tra la sabbia del torrente Orco. Da quando la Comunità
di Chivasso mise ai pubblici incanti il diritto di ricerca di tale materiale
prezioso, i tre fratelli concorsero abitualmente ai vari lotti di quegli
incanti, assicurandosi così, con minor spesa, l’elemento
primo per la loro attività.
Giovanni Francesco, spesso chiamato più semplicemente Francesco,
possedeva una notevole abilità nel suo lavoro, come dimostra una
croce d'argento con figure – realizzata in collaborazione con un
certo Damiano Della Corte – oggi conservata nel Duomo di Biella.
Egli ebbe un figlio di nome Defendente, il quale, anche se nei documenti
non è mai qualificato come pittore, verosimilmente è da
riconoscersi, secondo il Vesme, con il nostro.
L’altro Defendente Ferrari (alias Matrignani)
citato dalle fonti – figlio di Giovanni Ludovico, fratello di Francesco
– nasce soltanto il 23 agosto del 1512, fatto che lo esclude dalla
possibilità di aver dipinto e firmato quadri che riportano date
precedenti o coeve.
Il 12 settembre 1509 era già nato un figlio a Giovanni Ludovico,
di nome Defendente, ma è ipotizzabile che questo sia scomparso
prematuramente, poiché un padre non dà lo stesso nome di
battesimo a due figli in vita nello stesso periodo.
Detto tutto ciò, l’indagine storica deve muoversi con cautela,
considerando l’esistenza di due personaggi omonimi e cugini, anche
se di differente età. Infatti non essendo questa esplicitata, allorquando
s’incontri il loro nome nei documenti antichi, niente garantisce
un’esatta identificazione. Baudi di Vesme era consapevole di tanta
incertezza e per questo il suo profilo biografico è da ritenersi
eccepibile di qualche critica, nonostante resti attualmente unico e imprescindibile.
In tal senso non tutti concordano con il riconoscimento, che egli fa,
del Defendente pittore con il personaggio sposato alla nobile, ma irrequieta,
Virtù Verolfi. Alcuni studiosi, infatti, preferiscono individuare
nel generico Deffendentem eius maritum, menzionato
nel 1533, il figlio di Giovanni Ludovico. La confutazione nasce dal fatto
che, laddove non si riporti nei documenti, esplicitamente, l’espressione
patronimica «filius quondam Francisci de Ferrariis,
alias Matrignano», per identificare il pittore chivassese
si deve ricorrere all’informazione antica che lo dà abitante
nel quartiere di Santa Maria; al contrario di Virtù Verolfi e consorte,
che risiedevano in quello di San Michele. D’altra parte si può
anche avallare l’ipotesi di partenza del Vesme, sostenendo romanzescamente
che, avvenute le nozze, i coniugi Ferrari abbiano deciso di trasferirsi
in una nuova abitazione per vivere da soli. Messe da parte però
le illazioni, l'ultima notizia documentaria che riguardi indubbiamente
Defendente Ferrari, figlio di Francesco, risale al 12 novembre 1540. Questo
è quindi il termine post quem per la
data di morte del noto pittore.
Ragionando retroattivamente su queste informazioni, si può collocare
– in accordo con il Vesme – la data di nascita dell’artista
non oltre il 1490, in base alla supposizione che la sua prima opera datata
(1509), da tutti accettata, non possa essere stata eseguita prima della
maggiore età.
Se si concorda, per di più, nel riconoscere in essa una pittura
già volitiva, circoscrivere la data intorno al 1485 non pare insensato,
considerando che solitamente fino ai sedici anni gli artisti neofiti restavano
a bottega. Essendo, in modo unanime, ravvisato nello stile di Defendente
un qual certo richiamo al modus operandi del pittore Martino Spanzotti
– a tal punto che alcune opere sono attribuite all’intervento
contemporaneo di entrambi – suole individuarsi, presso la bottega
di quest’ultimo, se non un apprendistato del giovane Ferrari, sicuramente
una sua intensa collaborazione. Baudi di Vesme – il primo a giungere
a tale conclusione – ha verificato nei documenti l’effettiva
presenza saltuaria a Chivasso, in quegli anni, dello Spanzotti, il quale
residente a Casale aveva sposato una certa Costantina, nata proprio nel
paese di Defendente.
I quadri del Defendente Ferrari sono numerosissimi ed il primo porta la
data del 1509: essi sono sparsi un po' ovunque in tutto il Piemonte. A
Chivasso è rimasta solamente la bellissima pala del "Compianto
sul Cristo morto" che ora, restaurata, si trova esposta sopra un
altare della navata sinistra del Duomo (destra per chi entra in Chiesa).
Il "Compianto
sul Cristo morto" di Defendente Ferrari
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Particolare
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Particolare
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Defendente
Ferrari è ritratto di schiena
mentre dipinge il "Compianto sul Cristo morto",
unica sua opera rimasta nel Duomo di Chivasso.
Il dipinto fa parte della mostra "Chivassesi protagonisti",
di Alma Fassio Bottero. |
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OPERE*
Un
catalogo storicamente preciso delle opere del Ferrari è impensabile
con i documenti finora in possesso. Possibile è un elenco delle
sole tavole datate che permetta, a un primo approccio con il pittore,
di districarsi tra i numerosi dipinti a lui attribuiti:
1500
– Assunzione, Budapest, Museo delle Belle Arti. Questa tavola
non è da tutti gli studiosi ritenuta opera certa del Ferrari.
1501 (data oggi scomparsa e dalla critica recente ritenuta falsa)
– La Madonna con Bambino e Santi Maurizio, Cristoforo, Sebastiano
e Francesco, Caselle Torinese, Municipio.
1509
– San Gerolamo in orazione, Milano, Pinacoteca Brera.
1510
– Natività notturna, Torino, Museo Civico d’arte
antica.
1511
– Adorazione del bambino con i Santi Sebastiano, Rocco, Francesco,
santo laico non identificato e Cristo morto con i simboli della passione,
prima opera siglata, Avigliana, chiesa di San Giovanni.
– Adorazione del Bambino con canonico committente (?), Berlino,
Gemäldegalerie, Bode Museum.
1513
– Circoncisione, Cuneo, Museo Civico.
– Deposizione nel sepolcro, predella, ibidem.
– Storie di Sant'Antonio da Padova, quattro tavole di predella,
ibidem.
1516
– Assunzione tra i Santi Martino e Giovanni Battista, Ciriè,
Confraternita del Santo Sudario.
1518
– Adorazione del Bambino, Berna, collezione W. Abegg.
– San Lazzaro, tavola siglata della quale sono coeve quelle raffiguranti
San Gerolamo, Sant’Ivo, Sant’Agostino e la Disputa di Cristo
al tempio, tutte facenti parte verosimilmente di un polittico con al
centro la Disputa, Embrun, Museo della Parrocchiale.
1519
– Madonna della Misericordia (o «Madonna del Popolo»)
tra i Santi Agostino e Nicola da Tolentino, Ciriè, chiesa di
San Giovanni.
– Adorazione del Bambino con Santa Chiara, Ivrea, cattedrale,
sacrestia.
1520
– San Gerolamo penitente davanti al crocifisso, Torino, Museo
Civico d'arte antica.
1521
– Adorazione del Bambino con il beato Warmondo, opera siglata,
Ivrea, cattedrale, sacrestia.
– Flagellazione con, sul retro, monocromo raffigurante l’Incoronazione
di spine, già Torino, collezione dei marchesi Provana-Romagnano,
oggi collezione privata torinese.
1522
– Adorazione del Bambino, trittico con ai lati Santa Lucia e Sant’Agata
(nella predella sono raffigurati Cristo sul sepolcro e gli Apostoli
a mezza figura; mentre nelle ante di chiusura, sul davanti, vi sono
i Santi Giovanni Battista, Stefano, Rocco, Lorenzo e sul retro, a monocromo,
Sant’Anna con la Vergine e il Cristo dei dolori), Feletto Canavese,
Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.
1523
– Adorazione dei Magi, trittico siglato con ai lati l’Adorazione
del Bambino e il Compianto su Cristo morto, Torino, Galleria Sabauda.
– Madonna in trono tra San Giovanni Battista che presenta un donatore
con la croce di Malta e San Nazario, Torino, Palazzo Reale.
– Venti dossali di coro dipinti con paesaggi e oggetti liturgici,
Biella, ex convento di San Gerolamo.
1524
– Compianto sul Cristo morto con San Francesco, Santa Chiara,
San Bernardino da Siena e Sant'Antonio da Padova, Firenze, Villa Palmieri.
1526
– Disputa di Cristo al tempio, opera siglata, Stoccarda, Staatsgalerie.
– Madonna col Bambino, copia da Raffaello, Amsterdam, Rijksmuseum.
1528
– Sant'Anna con la Vergine e il Bambino in un interno di chiesa,
Amsterdam, Rijksmuseum.
1531
– Adorazione del Bambino, polittico siglato con ai lati i Santi
Antonio Abate, Sebastiano, Rocco e Bernardino da Siena, Buttigliera
Alta, chiesa della precettoria di Sant'Antonio di Ranverso.
1535
– Madonna col Bambino, trittico con ai lati i Santi Crispino e
Crispiniano, Avigliana, chiesa di San Giovanni. Solo la Madonna è
accettata come opera di Defendente, le restanti parti sono da ricondursi
a quel gruppo di opere note sotto il nome di Pseudo-Giovenone.
Tutte
le opere sono eseguite a olio sopra legno di pioppo. Per quanto concerne
lo stile pittorico, oltre al già citato debito con Spanzotti,
è ravvisabile una certa attenzione alle abitudini del mondo nordico:
il paesaggio particolareggiato e quasi sempre abitato da architetture;
le scelte nell’impostazione iconografica dei soggetti (a questo
proposito pare opportuno un riferimento diretto ad Albrecht Dürer,
le cui incisioni circolavano anche in Italia); la piena e intensa stesura
cromatica (per la quale è giusto sottolineare come abbia giocato
un ruolo decisivo anche l’educazione estetica di Defendente in
una famiglia di tradizione orafa). A tal proposito i colori vividi che
si stagliano nei contorni disegnativi delle vesti, soprattutto nelle
opere degli anni centrali della sua attività, appaiono simili
a lucidi smalti; e quando, su queste vesti, vengono riprodotte preziose
decorazioni, la perizia è ancora più esaltata, particolareggiando
nei minimi dettagli i velluti controtagliati o quasi materializzando
i sublimi cabochon.
Le opere di Defendente sono sempre inquadrate dentro ricche cornici
intagliate che, ad eccezione di pochissime ancora gotiche nello stile,
ravvisano un gusto decorativo pienamente rinascimentale. Per queste
ultime si può credere che il Ferrari si sia affidato a uno specialista
che abbia lavorato continuamente ed esclusivamente per lui. Infatti
nel suo paese era accreditato un ebanista di nome Francesco Della Porta.
ALCUNE OPERE
DEL DEFENDENTE FERRARI
Adorazione
magi – Fondazione Paul Getty
Los Angeles.
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Madonna
e Bambino
Galleria Palatina (Palazzo Pitti),
Firenze.
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Disputa
di Cristo al tempio,
Stoccarda, "Staatsgalerie".
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Cristo
nella casa di Maria e Marta
Denver
Art Museum,
Denver, CO
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MOSTRA PERMANENTE
SU DEFENDENTE FERRARI
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Nell'atrio della chiesa di S. Giovanni Battista ad Avigliana
(TORINO) è allestita una mostra permanente su Defendente
Ferrari interamente realizzata dalla Cooperativa Artefacta,
e offerta al pubblico dalla Associazione Amici di Avigliana.
La scelta del luogo non Ë casuale: la chiesa di San Giovanni
possiede infatti diverse importanti opere di Defendente, insigne
pittore piemontese attivo tra la fine del XV e il XVI secolo.
La mostra, costituita di dieci pannelli contenenti testi,
schemi architettonici, riproduzioni di opere intere e particolari,
illustra a chi si accinge a visitare la chiesa la figura del
pittore, le opere che troverà all'interno e quelle
conservate in altri luoghi. Altri dipinti di Defendente Ferrari
si trovano ad esempio a S. Antonio di Ranverso, alla Galleria
Sabauda, nei Musei Civici di Torino, presso il Santuario della
Madonna dei Laghi sempre ad Avigliana.
Completano il quadro due pannelli dedicati rispettivamente
alla chiesa di San Giovanni e alle tecniche pittoriche utilizzate
da Defendente e dagli altri pittori della sua epoca.
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*BIBLIOGRAFIA
Sia per la stesura della biografia che per l’elenco delle opere
datate di Defendente Ferrari si è attinto a
MALLÉ L., Spanzotti, Defendente, Giovenone, nuovi studi, Torino,
1971, pp. 49-69.
ROMANO G., Orientamenti della pittura casalese da G. M. Spanzotti alla
fine del Cinquecento, in Atti del IV Congresso di antichità e d’arte
organizzato dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti,
(1969), Casale Monferrato, 1974, pp. 289-298.
Schede Vesme. L’arte in Piemonte, IV, Torino, 1982, pp. 1266-1293.
CARAMELLINO C., Antiche botteghe di artisti a Chivasso, Chivasso, 1994,
pp. 55-80.
ROMANO G., Ferrari Defendente, in Dizionario Biografico degli Italiani,
vol. 46, Roma, 1996, pp. 537-541.
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